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Articolo 813 Codice di procedura civile

(R.D. 28 ottobre 1940, n. 1443)

Accettazione degli arbitri

Dispositivo dell'art. 813 Codice di procedura civile

L'accettazione degli arbitri deve essere data per iscritto e può risultare dalla sottoscrizione del compromesso[820] o del verbale della prima riunione (1).

Agli arbitri non compete la qualifica di pubblico ufficiale o di incaricato di un pubblico servizio(2).

Note

(1) Il giudizio arbitrale ha inizio con l'accettazione da parte degli arbitri, che deve avvenire per iscritto a pena di nullità. E' da tale momento che decorrono i 180 giorni per la pronuncia del lodo da parte del collegio. Tuttavia, secondo l'opinione dottrinale prevalente, la mancanza di accettazione per iscritto consiste in un vizio sanabile della procedura arbitrale che produrrebbe non tanto l'invalidità o inesistenza del lodo, bensì la mancata decorrenza del termine per l'emanazione del lodo, la possibilità per la parte che non ha avuto conoscenza dell'accettazione di revocare la nomina e la possibilità per gli stessi arbitri di decidere quando vogliono.
(2) Tale comma precisa che gli arbitri, una volta nominati, non rivestono la qualifica di pubblici ufficiali o incaricati di pubblici servizi, pertanto la falsa attestazione contenuta nel dispositivo del lodo arbitrale non può essere fatta valere con la querela di falso ma solamente con l'impugnazione del lodo ex art. 829 del c.p.c., I comma. n.5.

Massime relative all'art. 813 Codice di procedura civile

Cass. civ. n. 8177/1997

Il verbale di costituzione del collegio arbitrale è atto pienamente idoneo a soddisfare il requisito richiesto dall'art. 813 c.p.c. con riferimento a quanto stabilito dall'art. 820 dello stesso codice, atteso che la manifestazione della volontà di accettare la nomina non deve rivestire formule sacramentali né risultare necessariamente da apposito documento essendo sufficiente che essa emerga, sia pure per implicito, da un atto — quale il verbale di prima riunione — che, formalizzando la costituzione del collegio giudicante ai fini della decisione della controversia, postula chiaramente che la designazione ad arbitro viene accettata da quel momento, ove tale accettazione non sia già avvenuta con apposita dichiarazione scritta. Quanto poi al profilo per cui, anche se nulla dice in proposito l'art. 813 cit., si renda comunque necessario che le parti abbiano comunicazione di tale avvenuta accettazione atteso che è da tale momento che inizia a decorrere il termine per il deposito del lodo e che si instaura un rapporto di natura negoziale con i singoli arbitri, una tale comunicazione non richiede necessariamente formalità particolari, essendo sufficiente che le parti, anche per il tramite dei rispettivi difensori ne vengano a conoscenza.

Cass. civ. n. 3005/1987

Poiché nell'arbitrato irrituale deve ravvisarsi un'ipotesi di mandato con il quale le parti conferiscono agli arbitri il potere di comporre una lite, in via conciliativa o transattiva, mediante la creazione di un nuovo assetto d'interessi che esse si impegnano a riconoscere e rispettare, gli arbitri devono eseguire l'incarico con la diligenza richiesta dal primo comma dell'art. 1710 c.c. Se, pertanto, essi ritengono di valersi dell'opera di un consulente tecnico, il quale assume la veste di loro ausiliare, devono usare, nella scelta dello stesso e nel controllo della sua attività, la ordinaria diligenza, potendo essere chiamati a rispondere dell'inadempimento o del ritardo nell'adempimento determinati da colpa o dolo del loro ausiliare.

Cass. civ. n. 1519/1982

L'accettazione dell'arbitro, che è requisito necessario per l'instaurazione del giudizio arbitrale, costituisce, invece, elemento estraneo alla perfezione della clausola compromissoria, la quale trae la sua efficacia dall'incontro delle volontà delle parti (risultante da atto scritto) sul punto che la controversia debba essere decisa da arbitri, sicché chi eccepisce l'incompetenza del giudice ordinario, in presenza di una clausola compromissoria, nessuna prova deve dare in ordine all'accettazione dell'arbitro.

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