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Articolo 1043 Codice civile

(R.D. 16 marzo 1942, n. 262)

Scarico coattivo

Dispositivo dell'art. 1043 Codice civile

Le disposizioni contenute negli articoli precedenti per il passaggio delle acque si applicano anche se il passaggio è domandato al fine di scaricare acque sovrabbondanti che il vicino non consente di ricevere nel suo fondo.

Lo scarico può essere anche domandato per acque impure, purché siano adottate le precauzioni atte a evitare qualsiasi pregiudizio o molestia.

Ratio Legis

E' una servitù diversa da quella di acquedotto: si tratta di eliminare acque sovrabbondanti che, dopo essere state utilizzate su un fondo contiguo, necessitano di essere condotte fuori dal fondo per essere scaricate in un luogo che esse possono raggiungere solo attraversando un fondo contiguo.

Spiegazione dell'art. 1043 Codice civile

Presupposto dello scarico

Nell'acquedotto coattivo l'esigenza, cui si soddisfa, è quella di portare acqua nel fondo dominante. Nello scarico coattivo è l'opposta: liberare il fondo dominante dall'acqua sovrabbondante.

Per comprendere la ragion d'essere della norma che consacra lo scarico coattivo, bisogna tener presente la disposizione contenuta nell' art. 913 del c.c.: secondo questa norma « il fondo inferiore è soggetto a ricevere le acque che dal fondo più elevato scolano naturalmente, senza che sia intervenuta l'opera dell'uomo ». Il presupposto di applicabilità della norma sullo scarico coattivo è che i1 vicino non consente di ricevere nel suo fondo le acque sovrabbondanti. Le due norme si conciliano facilmente considerando che intanto il vicino può rifiutarsi di ricevere le acque in quanto queste non scolano naturalmente.

Ciò accade quando acque sotterranee si fanno sorgere artificialmente, ovvero a mezzo di un acquedotto si conducono nel proprio fondo acque che poi, una volta utilizzate, bisogna scaricare.


Fondo vicino

Il vicino deve, dunque, potersi rifiutare di ricevere le acque: non è necessario che egli si rifiuti di ricevere le acque a mezzo di un'indennità, basta che egli si rifiuti di riceverle gratuitamente.

Chi sia « il vicino » è dubbio. In particolare si pub discutere se, come per l' art. 913 del c.c., il fondo il cui proprietario si rifiuta debba essere inferiore all'altro per cui sorge la necessità dello scarico. La questione si è sollevata per l'art. 606 del vecchio codice, corrispondente all'attuale art. 1043 del c.c., con riguardo all'art. 536 corrispondente all'attuale art. 913 del c.c.. I più, a ragione, hanno pensato che la pendenza dei fondi non fosse necessaria per lo scarico coattivo, presupponendo, questo, il deflusso artificiale.


Acque impure
Nel secondo comma dell'art. 913, con disposizione non contenuta nel codice del 1865, si risolve la questione se lo scarico coattivo possa essere domandato per le acque impure. La soluzione data è positiva, però alla condizione che si pongano in essere le precauzioni atte ad evitare qualsiasi pregiudizio o molestia per il fondo servente.


Disciplina dello scarico coattivo

Lo scarico coattivo è regolato dalle stesse norme poste per l'acquedotto coattivo. In primo luogo, è dovuta un'indennità al proprietario del fondo che deve ricevere l'acqua. La servitù, anche qui, sorge solo per contratto, o, in mancanza, per sentenza. Pure lo scarico coattivo dev'essere, fra l'altro, stabilito in modo da riuscire il più conveniente e il meno pregiudizievole possibile per il fondo servente.

Oltre che il proprietario lo scarico può essere chiesto anche dall'enfiteuta, dall'usufruttuario e dal conduttore (art. 1033 del c.c.).

Relazione al Codice Civile

(Relazione del Ministro Guardasigilli Dino Grandi al Codice Civile del 4 aprile 1942)

494 L'art. 1043 del c.c. riproduce nel primo comma il disposto dell'art. 606 del codice del 1865 e risolve, nel secondo comma di nuova formulazione, la questione se lo scarico coattivo possa essere domandato per le acque impure. Si ammette lo scarico anche per tali acque; ma, com'è ovvio, a condizione che siano adottate le precauzioni atte a evitare qualsiasi pregiudizio o molestia. Si precisa, infine, nell'art. 1034 del c.c. (art. 599 del codice del 1865), con una nuova disposizione, che la facoltà del proprietario del fondo soggetto alla servitù di presa d'acqua d'impedire la costruzione dell'acquedotto, consentendo il passaggio nei propri acquedotti già esistenti, non può farsi valere nei confronti della pubblica amministrazione.

Massime relative all'art. 1043 Codice civile

Cass. civ. n. 6562/2015

Nella controversia per la costituzione di una servitù di scarico coattivo, qualora l'interclusione del fondo sia tale da consentire più soluzioni per il collegamento alla pubblica fognatura e il proprietario del fondo intercluso convenga in giudizio il proprietario di uno solo dei fondi circostanti, non è necessaria l'integrazione del contraddittorio nei confronti degli altri proprietari, dovendo il giudice limitarsi a verificare le condizioni di asservimento del terreno indicato dall'attore, tra le quali che la servitù sia costituita nel modo più conveniente (anche economicamente) per il fondo dominante e meno pregiudizievole per quello servente, riferendosi il criterio del minor pregiudizio esclusivamente al fondo servente e quello della maggior convenienza anche al fondo dominante, il quale non deve essere assoggettato ad eccessivo disagio o dispendio.

Cass. civ. n. 9891/1996

La servitù di fognatura — che va equiparata al generico scarico coattivo di cui all'art. 1043 c.c. — attribuisce al proprietario del fondo dominante il diritto di provvedere all'installazione delle opere idonee allo scarico e di accedere al fondo servente per la periodica manutenzione di dette opere, salvo che il titolo preveda più ampi poteri. (Nella specie, la Suprema Corte ha confermato la decisione di merito che ha escluso dalla servitù in questione la facoltà di ottenere in consegna permanente una copia delle chiavi del cancello di accesso al fondo servente, stante il carattere saltuario e non quotidiano dell'accesso al fondo servente rientrante fra gli adminicula della predetta servitù).

Cass. civ. n. 2948/1994

I presupposti della costituzione di una servitù di scarico coattivo ex art. 1043 c.c. non differiscono, compatibilmente con il diverso contenuto della servitù, da quelli contemplati dall'art. 1037 c.c. per la costituzione della servitù di acquedotto coattivo, applicabili in virtù del richiamo operato dalla prima di dette norme alle disposizioni degli articoli precedenti per il passaggio delle acque, occorrendo, pertanto, come per l'acquedotto coattivo, che il passaggio richiesto — sempre che il proprietario del fondo non abbia altre alternative per liberarsi dalle acque di scarico, anche con la creazione di una servitù volontaria — sia il più conveniente ed il meno pregiudizievole per il fondo servente, avuto riguardo alle condizioni dei tondi vicini, al pendio ed alle altre condizioni per la condotta, per il corso e lo sbocco delle acque (art. 1037 c.c.) e riferendosi il criterio del minor pregiudizio esclusivamente al fondo servente e quello della maggior convenienza anche al fondo dominante, il quale non deve essere assoggettato ad eccessivo disagio o dispendio.

Cass. civ. n. 4015/1978

Non è configurabile, per illiceità dell'oggetto, un diritto di servitù di scarico di acque impure, con deflusso in solchi aperti che provochino ristagni maleodoranti ed infetti nel fondo del vicino, in violazione delle norme imperative dettate a salvaguardia dell'igiene e della sanità pubblica. Ne consegue che l'esercizio di fatto di quello scarico non può costituire possesso utile all'acquisto per usucapione di un corrispondente diritto di servitù.

Cass. civ. n. 1398/1976

La servitù coattiva di scarico, di cui all'art. 1043 c.c., può essere domandata per liberare il proprio immobile sia dalle acque sovrabbondanti potabili o non potabili, provenienti da acquedotto o da sorgente esistente nel fondo o dallo scarico di acque piovane, sia dalle acque impure, risultanti dal funzionamento degli impianti agricoli o industriali o degli impianti e servizi igienico-sanitari di edifici; il testo legislativo, infatti, non impone una distinzione tra acque impure e acque luride, intese queste ultime come le acque di scarico delle latrine, poiché anche queste sono impure, né è dato alcun criterio di distinzione tra le une e le altre, trattandosi pur sempre di acque; il riferimento alle acque impure contenuto nel secondo comma dell'art. 1043 c.c. è fatto perciò unicamente per stabilire che, in questo caso, la servitù coattiva va subordinata all'adozione di idonee cautele per impedire pregiudizi e molestie al fondo servente; e ne consegue che, ai fini della costituzione della servitù, non è il grado o il tipo di impurità delle acque ad assumere rilevanza, sebbene, piuttosto, la possibilità o meno di adottare le precauzioni anzidette, e pertanto non è giustificata, nemmeno sotto questo profilo, un'interpretazione restrittiva della norma in questione, dal momento che il livello della moderna tecnologia consente sicuramente di realizzare ogni opportuna cautela, nel senso voluto dalla legge, anche per gli scarichi di acque luride.

Cass. civ. n. 860/1976

La possibilità di domandare lo scarico coattivo per acque impure, prevista dall'art. 1043 secondo comma c.c., a condizione che vengano adottate le precauzioni idonee ad evitare qualsiasi pregiudizio o molestia, prescinde dal grado di impurità delle acque, e riguarda anche quelle luride per la presenza di rifiuti (ad esempio, provenienti da scarichi di latrine), purché questi ultimi non siano di entità tale da far escludere che si tratti di scarico di acqua.

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Consulenze legali
relative all'articolo 1043 Codice civile

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Anonimo chiede
martedì 18/04/2017 - Lazio
“Buongiorno spett.le redazione giuridica Brocardi.it,
per formulare il mio quesito legale ho bisogno di fare un breve riassunto dei fatti dall'anno 2011.
Nell' anno 2011, la mia ex moglie in qualità' di titolare di ditta individuale per il commercio di autoveicoli, era la proprietaria di numero 6 particelle di terreno raggruppate e site nel comune di (omissis). Di queste 6 particelle 2 sono confinanti con un'altra particella più grande dove dagli anni ottanta circa sorge una stazione di servizio carburanti.
Questa particella ha una proprietà' fondiaria di un privato del posto e ha una proprietà' superficiaria(quindi la stazione di servizio e le opere di urbanizzazione che furono fatte negli anno ottanta circa) di proprietà' della società' fornitrice di carburanti. Quindi nell' anno 2011 in seguito a dei lavori che la mia ex moglie stava facendo progettare come la recinzione e l'urbanizzazione di questi terreni, si rese conto che l'unico tratto fognario a cui ci si poteva collegare in quanto presente sul posto, era un tratto privato di proprietà della stazione di servizio. Preciso anche che per un piccolo tratto la fognatura di cui sopra taglia una particella all'epoca di proprieta' della mia ex moglie e da quanto ne so' ne da lei ne dai proprietari precedenti dei terreni non si sia mai percepito nessun beneficio ne economico ne di eventuali allacci. Quindi la mia ex moglie sempre nell'anno 2011 ha fatto richiesta allo societa' all'epoca proprietaria della stazione di servizio di un contratto di servitu' permanente di allaccio a tale fognatura privata che poi si va ad immettere nel collettore comunale. LA SOCIETA' DI ALLORA HA CONCESSO TALE SERVITU' TRAMITE CONTRATTO SCRITTO CHE AUTORIZZA L'ALLACCIO A DETTA FOGNATURA IN MANIERA PERMANENTE ANCHE QUALORA I TERRENI DELLA MIA EX MOGLIE VENGANO VENDUTI O VENGA INTRAPRESA ALTRO TIPO DI ATTIVITA' MA LIMITANDO SOLO LO SCARICO AI SERVIZI IGIENICI PAGANDO LA SOMMA DI EURO 2500 PIU' IVA AI SENSI DELL'ART 1038 C.C.
Poiche' in base ad una separazione legale i terreni allora della mia ex moglie sono divenuti di mia esclusiva proprietà',e poiché alla data odierna la società' proprietaria del distributore e' cambiata, avrei un' eventuale intenzione di aprire su questi terreni non ancora edificati un attivita' che per funzionare oltre ai sevizi igienici ha bisogno di scaricare in fogna anche reflui industriali. Ho fatto richiesta via mail alla nuova società' per integrare il contratto anche per scaricare reflui industriali ma non ho ricevuto risposta.
Il mio questo e' legato all'art 1045 C.C. chiedendo per non incorrere in qualche problema legale se ho diritto a effettuare scarichi diversi da quello dei servizi igienici come da contratto di servitu' e qualora sia possibile chiedo come vada gestita a livello legale la procedura verso la nuova gestione del distributore.”
Consulenza legale i 26/04/2017
Anzitutto si sottolinea che non tutti i reflui industriali possono confluire negli scarichi fognari.
L'art. 23 del regolamento per l’immissione delle acque reflue nelle reti fognarie del Consorzio prevede dei requisiti specifici per l'accettabilità degli effluenti industriali:
- gli scarichi non devono costituire pericolo per la sicurezza e la salute del personale addetto all'esercizio ed alla manutenzione della fognatura e dell'impianto di depurazione (incendi, scoppi, esalazioni tossiche, ecc.);
- non devono compromettere la buona conservazione dei manufatti e delle opere (rovina degli intonaci, aggressività per i materiali lapidei, corrosione di parti metalliche ecc.);
- non devono compromettere il buon funzionamento della rete e dell'impianto (depositi, intasamenti, fenomeni di settizzazione, interferenze nei processi depurativi, ecc.);
- infine non devono comportare una gestione onerosa dell'impianto terminale (eccessivo consumo di reattivi, di aria, di energia elettrica, quei materiali che possano causare ostruzioni o comunque danni al funzionamento idraulico della fogna o ai manufatti e all'impianto di depurazione finale).
Ammesso che vi siano tutte le condizioni, imposte dai regolamenti locali in materia, per far defluire nella fognatura gli scarichi industriali, il contratto con il quale la società E. aveva concesso il diritto di allacciare la tubazione di scarico alla propria tubazione fognaria, prevedeva espressamente alla premessa n. 4 il diritto di allaccio "purché detti reflui derivino dai soli servizi igienici provenienti dall'attività esercitata".
Posto dunque che il contratto espressamente limitava la possibilità di far defluire gli scarichi ai soli reflui dei servizi igienici, deve escludersi che dal titolo ne possa discendere anche un diritto di scarico di reflui industriali, ed all’uopo occorrerà munirsi di un nuovo titolo: una costituzione volontaria o coattiva di servitù di scarico di acque industriali.
La servitù è un peso imposto ad un fondo (servente) per l’utilità di un altro fondo (dominante).
Caratteristica peculiare dell’istituto è l’inerenza- la predialità, trattandosi di un rapporto che lega i due beni e non i soggetti che ne sono proprietari. Ragion per cui la sua ex moglie nel trasferirle il bene le ha trasferito altresì il diritto di servitù per lo scarico dei reflui derivanti da servizi igienici.

Si parla di servitù volontaria - anche - nei casi in cui i proprietari dei fondi vicini trovano un accordo per l'esercizio del diritto stesso.
Tuttavia la mancata risposta del nuovo proprietario dell'impianto di rifornimento alla sua esplicita richiesta di scarico, lascia intendere una mancanza di volontà in tal senso.
La servitù coattiva invece è quella che può essere costituita a prescindere dal consenso del proprietario del fondo servente, tramite un provvedimento del Tribunale.
L'art. 1043 c.c disciplina lo scolo artificiale delle acque, che il vicino rifiuta di ricevere.
La norma attribuisce al proprietario del fondo dominante il diritto di provvedere alla installazione delle opere idonee allo scarico coattivamente .
I presupposti per la costituzione di una servitù di scarico coattivo sono i medesimi contemplati dall'art. 1037 c.c. (sul punto si veda tra le altre Cass. Civ. sez. II, n. 7410/2003) per la costituzione della servitù di acquedotto coattivo, applicabili in virtù del richiamo espresso dall'art. 1043 c.c., ovverosia :
  1. la non configurabilità di vie alternative per il passaggio degli scarichi; nel senso che il proprietario del fondo dominante non deve avere altre possibilità più comode di allaccio (ad esempio attraverso il passaggio nel proprio o in altri fondi attigui);
  2. l’adozione di precauzioni e cautele tali da causare il minor pregiudizio e/o molestie possibili al fondo servente.
Nel suo caso sussistono entrambe le due condizioni di applicabilità della norma, sicuramente lo scarico nella tubazione esistente è la via più comoda per far defluire gli scarichi della sua attività, ma è anche la soluzione che reca il minor disagio possibile ai proprietari del fondo servente, in quanto non dovranno tollerare altri lavori od interventi.
Al proprietario del fondo servente spetta comunque la corresponsione di un’indennità ex art. 1038 c.c., pari al "valore, secondo la stima, dei terreni da occupare".

Atteso, dunque, che sussistono le condizioni per ottenere una sentenza costitutiva della servitù di scarico industriale, sarebbe opportuno inviare una lettera raccomandata a/r in cui si chiede formalmente di poter fruire della tubazione esistente per far defluire anche gli scarichi industriali della nuova attività, assegnando alla parte un termine per rispondere e facendo presente che in assenza di riscontro sarà costretto a rivolgersi all’autorità giudiziaria.
Ed effettivamente, se non sarà possibile definire in via bonaria la questione, non le resterà che rivolgersi al Tribunale competente.

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