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Articolo 2891 Codice civile

(R.D. 16 marzo 1942, n. 262)

[Aggiornato al 10/06/2019]

Diritto dei creditori di far vendere i beni

Dispositivo dell'art. 2891 Codice civile

Entro il termine di quaranta giorni [2892] dalla notificazione indicata dall'articolo precedente, qualunque dei creditori iscritti o dei relativi fideiussori ha diritto di richiedere l'espropriazione dei beni [795 c.p.c.] con ricorso al presidente del tribunale competente a norma del codice di procedura civile [16, 26, 795 c.p.c.], purché adempia le condizioni che seguono (1):

  1. 1) che la richiesta sia notificata al terzo acquirente nel domicilio da lui eletto a norma dell'articolo precedente e al proprietario anteriore;
  2. 2) che contenga la dichiarazione del richiedente di aumentare di un decimo il prezzo stipulato o il valore dichiarato;
  3. 3) che contenga l'offerta di una cauzione per una somma eguale al quinto del prezzo aumentato come sopra (2);
  4. 4) che l'originale e le copie della richiesta siano sottoscritti dal richiedente o da un suo procuratore munito di mandato speciale.

L'omissione di alcuna di queste condizioni produce nullità della richiesta [2893] (3).

Note

(1) Legittimati attivi all'opposizione alla procedura di purgazione d'ipoteca sono i creditori garantiti e i relativi fideiussori, i quali, nell'arco di quaranta giorni dalla notificazione dell'offerta del terzo acquirente, hanno diritto di tentare una alienazione dei beni ipotecati, al chiaro fine di sperare di tutelare meglio le proprie ragioni.
(2) Sarà il giudice dell'esecuzione a dover fissare e quantificare tale cauzione, essendo possibili diversi rincari del decimo anche da parte dello stesso creditore.
(3) Ai creditori viene perciò assegnata la possibilità di opposizione alla liberazione delle ipoteche, mediante la richiesta ad hoc di alienazione dei beni in questione, ma presupponendo tuttavia l'offerta ad un prezzo di almeno un decimo superiore rispetto a quello dichiarato dal terzo acquirente, e determinando gli ulteriori obblighi di prestare adeguata cauzione e rendersi eventualmente acquirente per l'identico prezzo ove l'asta vada deserta.

Ratio Legis

La disposizione in esame è finalizzata all'evidente obiettivo di tutelare il diritto di alienazione dei beni ipotecati, e sancisce così particolari condizioni per proporre opposizione alla purgazione delle ipoteche.

Spiegazione dell'art. 2891 Codice civile

Rifiuto dell'offerta e richiesta degli incanti da parte dei creditori. Condizioni richieste e divieto di proroga dei termini

A parte il giudizio di purgazione, i creditori iscritti hanno la facoltà di non accettare l'offerta fatta ad essi dal terzo acquirente e promuovere invece, la vendita agli incanti, che costituisce l'oggetto e il contenuto della loro garanzia diretta a trarre dall'immobile ipotecato il maggior possibile valore pecuniario, col quale soddisfarsi delle proprie ragioni. Ma, d'altra parte, la legge non poteva lasciare ai creditori una libertà incondizionata di promuovere la vendita dell'immobile ad essi ipote­cato contro il terzo acquirente, quando costui ha fatta un'offerta che non vi è ragione di ritenere a priori ingiusta ed insidiosa, tanto più che come abbiamo visto, la legge impone al terzo acquirente di offrire un minimo il prezzo o di valore dichiarato che corrisponde normalmente al valore reale dell'immobile (art. 2890, 5 comma). Inoltre la legge, se deve proteggere i diritti dei creditori, non può trascurare quelli del terzo acquirente e li avrebbe trascurati se avesse lasciato ai creditori piena ed incondizionale libertà di promuovere la vendita dell'immobile contro di lui, poiché essi, pur di tentare un possibile qualunque maggior profitto, senza alcuna responsabilità; avrebbero sempre insistito per la valutazione, provocando spese e contrastando interessi degni di riguardo, per raccogliere, in ultimo, niente di più di ciò che spontaneamente e con economia di tempo e di spese aveva loro offerto.

Di qui la principale condizione imposta ai creditori, che chiedono la vendita agli incanti, di obbligarsi ad aumentare per un decimo il prezzo stipulato o il valore dichiarato e di fornire una cauzione per una somma eguale al quinto dell'intero prezzo o valore, aumentato del suddetto decimo Il legislatore ha, cosi, voluto assicurarsi che chi rifiuta l'offerta, domandando la vendita all'incanto, non agisce per capriccio o per interesse, ma a tutela di un legittimo interesse.


Dall’ampia espressione «qualunque dei cre­ditori iscritti» si ricava che la facoltà di promuovere l'espropriazione spetti al creditore sub conditione. Come per un credito condizionale può essere costituita ed iscritta un'ipoteca puramente e semplicemente, così questa ipoteca deve poter produrre tutti gli effetti che produrrebbe se costituita per un credito puro e semplice. Il creditore condizionale ha anch'egli interesse a che il prezzo dell'immobile ipotecato sia por­tato a quella maggiore somma che renda possibile la sua collocazione. Né importa che egli non possa essere soddisfatto in questo maggior prezzo prima dell'avveramento della condizione perchè, frattanto, egli vi si avrà assicurata un'utile collocazione che altrimenti gli sarebbe mancata sul solo prezzo offerto dall'acquirente, collocazione che gliene garantisce l'effettivo pagamento per il caso che, avverandosi la condi­zione, il suo credito diventi certo ed esigibile.

Il diritto di promuovere il giudizio di espropriazione spetta, per espressa disposizione di legge, anche ai fideiussori, sebbene non siano iscritti.

Difatti, essi hanno interesse a che il creditore trovi nel prezzo dell’immobile del debitore la più ampia collocazione possibile, poiché, come garanti, sono responsabili della minore somma che il creditore consegue dai beni del debitore. Ma la legge ha dovuto dirlo espressamente, perché il fideiussore, sino a quando non ha pagato in luogo del debitore, non ha la qualità per esercitare i diritti del creditore, nei quali egli è sur­rogato soltanto in seguito al suo pagamento. Invece, discende dai prin­cipii generali che i cessionari, i creditori surrogati ed i creditori pignora­tizi dei creditori iscritti, di cui all'art 2843, possono promuovere la ven­dita all'incanto contro l'offerta del terzo acquirente, essendo essi stessi investiti di quelle ipoteche, dalle quali questi vuol liberare l’immobile, ed essendosi loro dovuta fare la notificazione di cui all'art. 2890, e norma dell'art. 2843, primo comma.

Non vi può essere dubbio, poi, che abbia la facoltà di maggiore offerta anche il creditore chirografario del creditore iscritto, come esercente i diritti di costui (art. 2900).Tutte le indicazioni di cui parla l'articolo 2891 sono richieste a pena di nullità e il termine di quaranta giorni per produrre il ricorso al presidente del tribunale, col quale, non accettandosi l'offerta del terzo acquirente, si chiede l'espropriazione dei beni, è perentorio e improrogabile (art. 2892).

Relazione al Codice Civile

(Relazione del Ministro Guardasigilli Dino Grandi al Codice Civile del 4 aprile 1942)

Massime relative all'art. 2891 Codice civile

Cass. civ. n. 19305/2013

In tema di purgazione dalle ipoteche, qualora uno dei creditori eserciti il diritto, previsto dall'art. 2891 c.c., di far vendere il bene ipotecato richiedendone l'espropriazione, il procedimento di volontaria giurisdizione attivato dall'acquirente evolve in processo esecutivo, tanto è vero che, ai sensi dell'art. 795 c.p.c., il giudice al quale l'istanza è proposta, verificate le condizioni stabilite dalla legge per l'ammissibilità della richiesta, deve disporre con decreto che si proceda a norma degli artt. 567 e segg. c.p.c. Ne deriva che il provvedimento del tribunale, positivo o negativo che sia, è già un provvedimento del giudice dell'esecuzione, soggetto al rimedio dell'opposizione agli atti esecutivi e quindi privo dell'attitudine alla definitività, derivandone l'inammissibilità del ricorso straordinario per cassazione.

Cass. civ. n. 18514/2007

In tema di assicurazione per conto di chi spetta nella vendita di cose mobili da trasportare da un luogo all'altro, il diritto all'indennizzo nell'ipotesi di perimento delle cose consegnate va riconosciuto non al mittente-venditore, bensì all'acquirente destinatario della merce in quanto titolare dell'interesse tutelato dalla garanzia assicurativa, dovendosi fare applicazione dell'art. 1510, secondo comma, c.c., per cui il venditore, rimettendo al vettore o allo spedizioniere le cose oggetto della vendita, non solo si libera dell'obbligazione della loro consegna e dei rischi connessi al loro perimento, ma trasferisce all'acquirente, salvo patto contrario, anche la loro proprietà, con la conseguenza che, a seguito di detta consegna, la qualità di assicurato si trasferisce dal venditore all'acquirente.

Cass. civ. n. 9237/1997

Il contratto d'opera ha in comune con l'appalto l'obbligo verso il committente di compiere dietro corrispettivo un'opera o un servizio senza vincolo di subordinazione e con assunzione del rischio da parte di chi esegue, differenziandosene invece per il fatto che l'opera o il servizio vengono compiuti con lavoro prevalentemente proprio dell'obbligato, con l'eventuale aiuto dei propri familiari o di pochi collaboratori, e pertanto sotto un aspetto quantitativo piuttosto che qualitativo, restando cioè le due fattispecie diversificate in relazione non alla natura, all'oggetto o al contenuto della prestazione ma al profilo organizzatorio del soggetto che deve compierla. Ne deriva che ai fini della qualificazione giuridica di un contratto come appalto anziché come contratto d'opera non può essere valorizzata l'autonomia dell'imprenditore che ha assunto l'impegno o la previsione pattizia di uno specifico risultato che questi si sia obbligato a raggiungere o ancora la specificazione dettagliata del materiale da adoperare, del tipo di intervento o della mano d'opera, restando inoltre escluso che abbia di per sè carattere indicativo di un appalto l'esistenza di un impresa organizzata che si avvalga per la sua peculiarità di taluni dipendenti specializzati ben potendo anche nel contratto d'opera esservi un'impresa, sia pur di piccole dimensioni, che utilizza specialisti.

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