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Articolo 745 Codice civile

(R.D. 16 marzo 1942, n.262)

Frutti e interessi

Dispositivo dell'art. 745 Codice civile

I frutti [820 c.c.] delle cose (1) e gli interessi sulle somme soggette a collazione non sono dovuti che dal giorno in cui si è aperta la successione [456 c.c.].

Note

(1) L'articolo in esame si riferisce ai frutti naturali, ossia a quelli che provengono direttamente dalla cosa e che si acquistano al momento della separazione, e ai soli interessi, non anche ai restanti frutti civili, cioè a quelli che costituiscono il corrispettivo del godimento che altri abbia della cosa e si acquistano di giorno in giorno.

Ratio Legis

I frutti, presumendosi consumati, non sono oggetto di collazione. Essendo, poi, la donazione oggetto di collazione valida, non vi è la necessità di imporre all'erede la restituzione dei frutti.

Relazione al Codice Civile

(Relazione del Ministro Guardasigilli Dino Grandi al Codice Civile del 4 aprile 1942)

Massime relative all'art. 745 Codice civile

Cass. n. 2453/1976

Nella collazione ? per imputazione ? di un bene immobile devono essere imputati, insieme col valore di stima del bene al momento dell'apertura della successione, gli interessi legali rapportati a tale valore e decorrenti dall'accennato momento (anziché le rendite dell'immobile nel corrispondente periodo).

Il coerede tenuto a restituire alla massa i frutti di immobili ereditari da esso goduti non deve anche corrispondere gli interessi sulle somme relative, in quanto i frutti percetti non sono normalmente idonei, salvo che in caso di tesaurizzazione, a fungere da beni capitali suscettibili, a loro volta, di produrre altri frutti naturali o civili.

Cass. n. 1987/1969

La collazione non annulla ex tunc la donazione, sicché il donatario non deve restituire quanto medio tempore abbia goduto del bene donato; ma soltanto conferire il bene o il suo valore alla massa dividenda nello stato in cui si trova al tempo dell'aperta successione. Pertanto, la donazione della sola perceptio fructum — indipendentemente dalla donazione della cosa principale — non è soggetta a collazione limitatamente ai frutti del bene, fino all'apertura della successione.

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Quesiti degli utenti
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DANIELA chiede
lunedì 28/02/2011 - Sicilia

“Dall'esame dell'art.745 c.c. ho appreso che i frutti delle cose sono dovuti dal giorno in cui è aperta la successione. Mi chiedo: nel caso in cui si sia tentato più volte di dividere bonariamente l'asse ereditario, ma senza successo, è possibile richiedere tali frutti decorsi quasi vent'anni dall'apertura della successione, in sede di divisione giudiziale? Preciso che i beni facenti parte dell'asse ereditario sono stati detenuti in via esclusiva solo da uno dei condividenti, con esclusione degli altri.
Grazie mille.”

Consulenza legale i 28/02/2011

Va premesso che il diritto dei coeredi di chiedere in ogni tempo la divisione ed il connesso diritto alla collazione, postulano l'assunzione della qualità di erede e pertanto che sia intervenuta l'accettazione (espressa o tacita) dell'eredità da parte del chiamato entro il termine di prescrizione di cui all'art. 480 del c.c..

Segnatamente, secondo la disposizione sopra epigrafata, si ricava che in un giudizio di divisione ereditaria, qualora si sia optato per la collazione, chi imputa alla massa ereditaria quanto già ricevuto, dovrà versare i frutti e gli interessi prodotti dai beni e dalle somme di denaro che fanno parte della detta massa, calcolati sul valore (dei beni), accertato con riferimento alla data di apertura della successione. Sui frutti/interessi, così calcolati, spetterà a ciascuno dei coeredi una misura proporzionale alle rispettive quote di partecipazione. Inoltre, il condividente che non è stato in possesso dei beni, potrà domandare con riferimento alla quota di sua pertinenza, l’indennità di occupazione che verrà accertata nel corso del giudizio, con rivalutazione monetaria e interessi legali dal dì del dovuto al saldo.


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  • Della collazione. Del pagamento dei debiti

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