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Articolo 591

Codice Penale

Abbandono di persone minori o incapaci

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Dispositivo dell'art. 591 Codice Penale

Chiunque abbandona (1) una persona minore degli anni quattordici, ovvero una persona incapace, per malattia di mente o di corpo, per vecchiaia, o per altra causa, di provvedere a se stessa (2), e della quale abbia la custodia o debba avere cura (3), Ŕ punito con la reclusione da sei mesi a cinque anni.
Alla stessa pena soggiace chi abbandona all'estero un cittadino italiano [4] minore degli anni diciotto, a lui affidato nel territorio dello Stato [4 2] per ragioni di lavoro.
La pena Ŕ della reclusione da uno a sei anni se dal fatto deriva una lesione personale [582], ed Ŕ da tre a otto anni se ne deriva la morte (4).
Le pene sono aumentate se il fatto Ŕ commesso dal genitore [540], dal figlio, dal tutore [346] o dal coniuge, ovvero dall'adottanteo dall'adottato [291].

Note

(1) La condotta perseguita non si esaurisce nel venir meno degli obblighi assistenziali, ma deve derivarne uno stato di pericolo per il soggetto abbandonato.

(2) Per i minori di quattordici anni è prevista una presunzione assoluta di incapacità, mentre per gli altri soggetti la capacità deve essere accertata e provata.

(3) La custodia è un dovere di sorveglianza ch esi riferisce ad un complesso di cautele e prestazioni di cui necessita una persona che non riesce a provvedere a se stessa.

(4) Si tratta di un delitto aggravato dall'evento, in quanto il risultato più grave non deve essere voluto dall'agente cui è addebitato sulla base della pura causalità.


Ratio Legis

La dottrina tradizionale ritiene che , data la collocazione della norma, questa sia stata inserita al fine di tutelare il bene della vita e dell'incolumitÓ pubblica dei cosiddetti soggetti deboli. Tuttavia altri autori propendono che invece la tutela apprestata abbia per oggetto l'osservanza di obblighi umani e assistenziali.

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Quesiti degli utenti
relativi all'articolo 591 del c.p.che hanno ricevuto risposta dalla redazione di Brocardi.it

Seguono tutti i quesiti posti dagli utenti del sito che hanno ricevuto una risposta da parte della redazione giuridica di Brocardi.it. Trattasi di quesiti per cui è stato richiesto il servizio di risposta a pagamento o che presentano particolare interesse giuridico in ragione del quale la redazione ha ritenuto di rispondere gratuitamente.

Quesito n. 8493/2013 giovedý 25 luglio 2013

Mario R. chiede

Dato il completo rifiuto e disinteresse di mia sorella nel trovare un accordo per assicurare a mia madre, assistita notte e giorno da una badante e invalida civile al 100% affetta dal Morbo di Parkinson, un punto di riferimento a cui rivolgersi in caso di necessità e urgenza durante la mia assenza, così da impedirmi di avere una vita familiare. Le chiedo cortesemente di conoscere come posso fare per non essere accusata di abbandono di persona non autosufficiente durante una mia assenza fuori città per un periodo di circa un mese.
Distinti saluti

Parere legale online a cura della

redazione giuridica Brocardi.it

Risposta della redazione di Brocardi.it al quesito n. 8493/2013 [risposta a pagamento]

Il reato ipotizzabile nel caso in cui un figlio lasci abbandonato a se stesso il genitore anziano e non autosufficiente è quello disciplinato dall'art. 591 del c.p., "Abbandono di persone minori o incapaci".
Ai fini della sussistenza dell'elemento psicologico del delitto di abbandono di persone incapaci, è richiesta la consapevolezza di abbandonare a se stesso il soggetto passivo che non abbia la capacità di provvedere alle proprie esigenze, in una situazione di pericolo per la sua integrità fisica.
Trattandosi di reato di natura dolosa, esso può essere escluso quando l'agente dimostri di avere fondatamente confidato sull'affidamento dell'incapace ad un soggetto terzo: nel caso di specie, se il soggetto incapace è affidato ad un'infermiera o una badante che possa efficacemente provvedere ad ogni necessità dell'anziano, il figlio non può essere accusato di abbandono del genitore.
Se per un mese il figlio, che risulta destinatario di un obbligo specifico di cura e custodia verso il genitore, dovesse risultare irreperibile, ma avesse preavvertito sia la bandante che si occupa della madre, sia la sorella (che pure rifiuta di collaborare), non si ravvisano responsabilità penali nel comportamento dello stesso, dal momento che, in caso di urgenza, vi sono dei soggetti tenuti ad intervenire immediatamente in sua sostituzione e, in ogni caso, è possibile per la badante rivolgersi a pubbliche autorità per chiedere assistenza sanitaria immediata.
Al fine di precostituire una prova della propria buona fede, è consigliabile inviare una lettera alla sorella, precisando per quanto tempo si starà lontani da casa, indicando tutti i contatti necessari (ad esempio, numero di telefono della badante, del medico curante, etc.) in caso di emergenza.

Per quanto concerne il comportamento della sorella che non intende accudire la madre né rendersi disponibile in alcun modo, è bene sottolineare che nei confronti del proprio genitore, incapace di provvedere a se stesso, qualsiasi figlio ha un generico dovere di rispetto (art. 315 c.c.). Per la dottrina maggioritaria, tuttavia, si tratta di un dovere che non ha rilevanza giuridica, bensì solo morale e sociale.

Dal punto di vista penale, il nostro ordinamento prevede il reato di "Violazione degli obblighi di assistenza familiare" (art. 570 del c.p., secondo comma), in base al quale, tra le altre condotte previste, è punito chiunque faccia mancare al genitore i mezzi di sussistenza, nel caso in cui questi si trovi in stato di bisogno (non è necessaria la totale indigenza, essendo sufficiente che sia privo di mezzi economici sufficienti a provvedere alle esigenze della vita). L'ordinamento, quindi, non può obbligare una figlia ad accudire la madre, ma può obbligarla a contribuire economicamente al suo sostentamento, in presenza dei presupposti richiesti dalla legge. Si tratta di delitto punibile, nel caso di specie, a querela della persona offesa.

Quesito n. 7834/2013 domenica 7 aprile 2013

Gianni chiede

Rispetto a custodia e obbligo di cura (v. nota 3), la legge impone dei doveri ai figli di genitori anziani con invalidità civile per deficit cognitivo riconosciuta al 100% da commissione medica? Esiste un dovere di sorveglianza 24/7 nei confronti di un genitore in condizioni di invalidità civile? Quali doveri impone la legge rispetto ai genitori?

Parere legale online a cura della

redazione giuridica Brocardi.it

Risposta della redazione di Brocardi.it al quesito n. 7834/2013 [risposta a pagamento]

L'articolo 591 c.p. in commento intende sanzionare i casi di violazione degli obblighi assistenziali, punendo il disvalore morale di chi faccia mancare l'indispensabile alla sopravvivenza di un familiare in stato di bisogno.
Costituisce “abbandono” qualsiasi azione od omissione che contrasti con l'obbligo della custodia o della cura.
Per quanto riguarda le persone anziane, con deficit cognitivo medicalmente riconosciuto, esse sono considerate persone incapaci ai sensi dell'articolo in esame: perché possa aversi il reato di abbandono di persona incapace, l'agente deve avere la custodia o la cura della persona. Coloro che nei confronti dell'incapace hanno doveri di sorveglianza, rispondono per l'omessa custodia: coloro, invece, che hanno la "cura" degli incapaci, sono le persone che, oltre che a custodire, sono tenute a vari e complessi obblighi che trovano fondamento in norme o in negozi giuridici.
Per esempio, dalla legge derivano gli obblighi di cura nei riguardi dei malati di mente, assoggettati a trattamento terapeutico obbligatorio ex art. 35, quinto comma, l. 23.12.1978, n. 833. Gli obblighi nei confronti di una persona anziana, affidata a un istituto o a una persona singola, per ragioni di assistenza e di cura derivano, invece, da un negozio di diritto privato.
È discusso se l'obbligo di custodia e cura possa derivare da una sua assunzione spontanea, ma prevale la tesi negativa.
L'incapacità della persona di provvedere a se stessa non può essere presunta, ma va accertata in concreto: lo stato personale, infatti, determina il pericolo che costituisce il presupposto del reato (Cass. civ., Sez. V, 9.4.1999, di annullamento della sentenza che aveva ravvisato il reato di abbandono, sul presupposto che la madre anziana dovesse ritenersi incapace di provvedere a se stessa "per l'età", senza alcun accertamento in concreto sull'effettiva sussistenza di tale condizione).
Nel caso di specie, l'incapacità è stata accertata da una commissione medica, pertanto, il presupposto sussiste.
Come detto, l'ordinamento richiede l'esistenza di un preesistente obbligo specifico di cura o custodia. Ad esempio, con sentenza dell'8.6.1992, il Trib. di Rovigo ha ritenuto l'insussistenza del fatto di reato, per mancanza di un obbligo di cura o custodia, in capo alla figlia e al genero nei riguardi della madre e suocera anziana, anche perché era vivo il marito della donna, destinatario dell'obbligo.
Affinché il reato sussista, è necessario che, in dipendenza dell'abbandono, si crei uno stato, anche solo potenziale, di pericolo per la incolumità della persona abbandonata.
La condotta dell'abbandono della persona incapace consiste nel lasciarla in balìa di se stessa oppure di lasciarla a chi non sia in grado di provvedere adeguatamente all'assistenza inerente al dovere di custodia o di cura: si deve così determinare una potenziale situazione di pericolo per l'incolumità dell'incapace.
Quanto alle modalità dell'abbandono, si deve verificare una separazione materiale tra il custode e il "custodito", non essendo sufficiente una trascuratezza di tipo esclusivamente morale, ad esempio un disinteresse affettivo. La ratio della norma è, infatti, solo quella di evitare che le persone più deboli si trovino in situazioni di pericolo dovute alla loro incapacità di provvedere ai propri bisogni primari.
In questo senso, non si deve confondere il reato di abbandono di incapace con la violazione degli obblighi di assistenza familiare ex art. 570 del c.p..
L'esposizione al pericolo può essere meramente virtuale: essa non è esclusa dal fatto che la condotta determinante l'abbandono sia temporanea, né dalla possibilità che terzi possano soccorrere l'incapace, quando essi siano inidonei a supplire alle attività di custodia o di cura facenti capo al soggetto attivo del reato.
Pertanto, esistendo un obbligo - per legge o per negozio giuridico - di cura o custodia dei figli nei confronti dei genitori anziani, invalidi, la legge non precisa nel dettaglio come essi debbano adempiere ai propri doveri. Il dovere di sorveglianza dell'incapace va commisurato al singolo soggetto, e la custodia può essere temporaneamente demandata ad altri soggetti che abbiano però le competenze per questo tipo di assistenza.
E' bene ricordare che il delitto di cui all'art. 591 c.p. è aggravato se dal fatto deriva una lesione personale o la morte e anche, ai sensi del quarto comma, se il fatto è commesso dal genitore, dal figlio, dal tutore o dal coniuge, ovvero dall'adottante o dall'adottato.

Tag: abbandono incapace

Quesito n. 709/2010 mercoledý 14 luglio 2010

angelo catania chiede

Vorrei sapere se un adulto è da ritenersi incapace se è sotto l'effetto dell'alcool e dunque ebbro.

Parere legale online a cura della

redazione giuridica Brocardi.it

Risposta della redazione di Brocardi.it al quesito n. 709/2010 [risposta gratuita]

L'abuso abituale di alcool è considerato dalla legge un rovinoso sistema di vita che può pregiudicare i beni economici e della propria famiglia, indipendentemente dalla esistenza di una infermità mentale. In realtà in capo a colui che abusa abitualmente di alcool sussiste sicuramente un indebolimento della volontà. Per questo il nostro ordinamento ha previsto che anche nei confronti di questi soggetti possa essere pronunciata l'inabilitazione, ossia quel procedimento giudiziale che priva il soggetto della capacità di compiere gli atti patrimoniali eccedenti l'ordinaria amministrazione (art. 415 del c.c.. Si dovrà quindi nominare un curatore che integrerà, con il suo assenso, la volontà dell'inabilitato.