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Articolo 2

Codice Penale

Successione di leggi penali

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Dispositivo dell'art. 2 Codice Penale

Nessuno può essere punito per un fatto che, secondo la legge del tempo in cui fu commesso, non costituiva reato [25 Cost.] (1). Nessuno può essere punito per un fatto che, secondo una legge posteriore, non costituisce reato; e, se vi è stata condanna, ne cessano l'esecuzione e gli effetti penali (2) (3).
Se vi è stata condanna a pena detentiva e la legge posteriore prevede esclusivamente la pena pecuniaria, la pena detentiva inflitta si converte immediatamente nella corrispondente pena pecuniaria, ai sensi dell'articolo 135 (4).
Se la legge del tempo in cui fu commesso il reato e le posteriori sono diverse, si applica quella le cui disposizioni sono più favorevoli al reo (5), salvo che sia stata pronunciata sentenza irrevocabile [648 c.p.p.] (6).
Se si tratta di leggi eccezionali o temporanee, non si applicano le disposizioni dei capoversi precedenti (7).
Le disposizioni di questo articolo si applicano altresì nei casi di decadenza e di mancata ratifica di un decreto-legge (8) e nel caso di un decreto-legge convertito in legge con emendamenti.

Note

(1) La norma tratta la prima delle tre ipotesi relative al rapporto legge penale-decorso del tempo, la c.d. «nuova incriminazione». Qui viene ribadito il principio della irretroattività della legge penale, espressamente previsto anche dall'art. art. 25 Cost., comma 2, che esclude la possibilità di punire un fatto commesso dopo l'abrogazione o la perdita d'efficacia della norma che lo incriminava (cd. divieto di ultrattività della legge penale)

(2) Si tratta qui dell'ipotesi di abolizione di incriminazioni preesistenti, la c.d. abolitio criminis. In tali ipotesi si applica il principio della retroattività piena della legge penale. La disciplina trova fondamento da un lato nel principio del favor rei, che comporta l'applicazione della legge favorevole al reo, e dall'altra nel principio d'uguaglianza. L' abolitio criminis travolge anche il giudicato e gli effetti penali della condanna. La dottrina dominante ritiene che si debba considerare rilevante in tale sede anche l'abolizione della norma (non penale) integratrice di una norma penale in bianco.

(3) Per quanto attiene al processo di depenalizzazione, si rimanda al l. 24 novembre 1981 n. 689 e il d.lgs. 30 dicembre 1999, n. 507.

(4) Tale comma è stato inserito con l. 24 febbraio2006, n.85 (art.1) e disciplina una specifica ipotesi di modifica nel tempo del trattamento sanzionatorio ovvero qualora la legge successiva favorevole abbia introdotto la sola sanzione pecuniaria in luogo della previgente sanzione detentiva. In tali casi, data la particolare intensità del sopravvento trattamento di favore per il condannato, viene travolto anche il giudicato, diversamente da quanto previsto in via generale dall'art. art. 2 del c.p., comma 3.

(5) In merito alla terza ipotesi ovvero alla successione di leggi modificative, viene ribadito il principio di irretroattività di ogni legge successiva sfavorevole al reo e contestualmente viene imposta l'applicazione retroattiva della legge più favorevole, in ossequio al principio di parità sostanziale di trattamento (3 Cost.). Si ricordi che in caso di successione normativa, la disposizione più favorevole va individuata in concreto, quindi avendo riguardo della concreta applicazione al caso di specie. Il tema più dibattuto in tema di successione di leggi penali riguarda la necessità di distinguere tra ipotesi abrogative e modificative delle fattispecie incriminatrici. La dottrina tedesca ritiene che la soluzione al problema si ravvisi nell'esistenza di una «continuità del tipo di illecito» tra la norma anteriore e quella successiva, intesa come identità del bene protetto e delle modalità di aggressione dello stesso. Si parlerà di modificazione, piuttosto che di abrogazione ove sia presente tale continuità. La dottrina italiana, dal canto suo, ha invece optato per l'individuazione di un rapporto di continenza. Perciò si ha modificazione quando la nuova legge penale contempla una fattispecie di portata più specifica rispetto a quella precedente.

(6) L'applicazione retroattiva della legge favorevole al reo trova un limite invalicabile nel caso in cui la vicenda giudiziaria sia stata definita con sentenza di condanna passata in giudicato. L'inidonià della modifica favorevole a incidere sul giudicato penale subisce tuttavia un'eccezione con la previsione di cu all'art. art. 2 del c.p., comma 3.

(7) Nel caso di leggi temporanee ed eccezionali si deroga alla disciplina generale in materia di successione delle leggi penali. Onde evitare che le disposizioni di carattere temporaneo od eccezionale vengano eluse, si applica quindi esclusivamente la disposizione in vigore al tempo in cui è stato commesso il fatto (tempus regit actum). Si ricordi poi che l'art. 20 della legge 7 gennaio1929, n. 4, in tema di leggi penali finanziarie, prevedeva una deroga al principio di retroattività della legge più favorevole , giustificata dall'interesse statale alla riscossione dei tributi.
Ma l. 205 giugno 1999 (art. 6, c. 1, lett. d)), nell'ambito della riforma della disciplina sanzionatoria per le violazioni di leggi finanziarie e tributarie, ha optato per l'abrogazione del cd principio di ultrattività delle norme penali tributarie. L'art. 24 del d.lgs. 507/1999 ha provveduto ad abrogare formalmente l'art. 20 della l. 4/1929, in esecuzione della delega avvenuta con il d.lgs. 10 marzo 2000, n. 74.

(8) La Corte Costituzionale, con sentenza 19 febbraio1985, n. 51 ha dichiarato l'illegittimità costituzionale di tale comma «nella parte in cui rende applicabili alle ipotesi da esso previste le disposizioni contenute nel secondo e terzo comma dello stesso art. 2 c.p.», nel rispetto del principio della caducazione retroattiva del decreto-legge non convertito (77 Cost.). L'impossibilità di applicare retroattivamente il decreto-legge non convertito (che contenga disposizioni più favorevoli al reo),secondo la pronuncia della Corte, riguarda esclusivamente i fatti pregressi, cioè realizzati prima dell'entrata in vigore dello stesso decreto. Per quanto attiene ai fatti concomitanti, ovvero commessi durante il periodo di vigenza del decreto che introduca una disciplina più favorevole al reo o abroghi una incriminazione preesistente,la dottrina maggioritaria propoende per la piena operatività del decreto-legge, se no si paleserebbe una deroga al principio di irretroattività della legge penale incriminatrice più sfavorevole in violazione dell'art. 25, comma 2, Cost. Una soluzione analoga è accolta, parimenti, in relazione ai casi di declaratoria di illegittimità costituzionale della legge, dal momento che si riconosce effetto ex tunc alla dichiarazione di incostituzionalità .


Ratio Legis

La norma si occupa di disciplinare il diritto penale in seguito all'avvicendarsi delle leggi penali nel tempo. Si riconosce valore fondamentale al principio di irretroattività della legge penale, corollario della legalità formale, già espresso nel testo costituzionale, il cui art. 25, comma 2, dispone che «nessuno può essere punito se non in forza di una legge che sia entrata in vigore prima del fatto commesso. Il quadro normativo, a tutela del cittadino contro gli abusi del potere legislativo considera compiutamente tutte e tre le ipotesi fondamentali in cui si può realizzare la successione di leggi penali nel tempo: nuove incriminazioni, abolizione di incriminazioni preesistenti,modificazione di incriminazione.

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