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Articolo 25

Costituzione

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Dispositivo dell'art. 25 Costituzione

Nessuno può essere distolto dal giudice naturale precostituito per legge (1) (2) [101 2, 102, 103, 105, 107; c.p.c. 1-36; c.p.p. 1-16].
Nessuno può essere punito se non in forza di una legge che sia entrata in vigore prima del fatto commesso (3) [c.p. 1, 2] (4).
Nessuno può essere sottoposto a misure di sicurezza se non nei casi previsti dalla legge (5).

Note

(1) La garanzia dell'individuazione del giudice in base a criteri predeterminati che ne assicurano l'imparzialità rispetto alla questione portata in giudizio, è stata realizzata compiutamente solo quando non si è più riconosciuta, ai capi degli uffici giudiziari, la discrezionalità nell'assegnare gli incarichi ai singoli magistrati appartenenti all'ufficio giudiziario (individuato dalla legge). Tale discrezionalità, infatti, lasciava spazio al rischio di orientare, nel senso voluto dal capo dell'ufficio giudiziario, l'esito di un determinato processo. Si è perciò istituito un sistema di tabelle, col quale si procede all'assegnazione degli incarichi ai magistrati dell'ufficio giudiziario in base a criteri obiettivi e predeterminati; tuttavia la violazione di tali criteri non può essere fatta valere dalla parte, ma è rilevabile solo dal giudice con ricorso al Consiglio Superiore della Magistratura [v. 104].

(2) Il principio del giudice naturale può subire delle deroghe, se dettate dalla superiore esigenza dell'imparzialità del giudice. Per questo il codice di procedura penale ha previsto gli istituti dell'incompatibilità (come nel caso in cui il giudice abbia già giudicato la stessa causa in un precedente grado di giudizio), dell'astensione (come nel caso in cui il giudice ha un interesse proprio nella causa), della ricusazione (proposta dalle parti contro il giudice che non si astiene) e dello spostamento del procedimento ad altro giudice, dello stesso o di altro ufficio giudiziario.

(3) Questo comma enuncia il principio di legalità penale nelle sue tre articolazioni: riserva di legge, principio di tassatività e determinatezza, principio di irretroattività.
La riserva di legge esclude che possa essere punito un determinato comportamento se non in presenza di una legge che lo configuri come reato: la garanzia per l'individuo è rappresentata dal fatto che è l'organo rappresentativo della volontà popolare, il Parlamento (v. 55), a stabilire quali siano i comportamenti penalmente rilevanti. Il potere esecutivo può intervenire esercitando la funzione legislativa, nei casi e nelle modalità consentite (v. 76, 77); o, più modestamente, integrando la fattispecie penale individuata dalla legge mediante accertamenti di natura tecnica o specificazioni di dati (si pensi alle tabelle di aggiornamento degli stupefacenti, redatte a cura del Ministro della Salute per integrare le ipotesi di reato concernenti l'uso di tali sostanze).
Il principio di legalità verrebbe, però, in pratica eluso se la fattispecie penale fosse definita dalla legge in modo generico o ambiguo, tale da richiedere un'attività interpretativa troppo marcata dei giudici. Del resto solo se il cittadino è in grado di distinguere ciò che è penalmente lecito da quello che non lo è, potrà obbedire con facilità ai comandi dello Stato. Queste sono le ragioni per cui le norme che prevedono reati devono essere sufficientemente determinate (principio di tassatività e determinatezza).
Il principio di irretroattività fa, infine, divieto di applicare la legge penale a fatti commessi prima della sua entrata in vigore. In questo caso la Costituzione intende limitare il legislatore stesso, che evidentemente non potrà punire un cittadino per un comportamento che egli ragionevolmente poteva ritenere lecito in quanto non previsto da norme penali.

(4) Il principio di legalità in materia penale è sancito anche dall'art. 49 della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea. La Carta infatti afferma che nessuno può essere condannato per azioni o omissioni che non costituivano reato, secondo le disposizioni di legge, al momento in cui esse sono state commesse. A differenza della Costituzione italiana, però, nell'articolo viene espressamente previsto anche il principio della proporzionalità dei reati e delle pene, che ha comunque trovato applicazione nel nostro ordinamento ad opera dell'attività della Corte Costituzionale.

(5) Il costituente ha preso atto del carattere sanzionatorio delle misure di sicurezza ed ha cercato di limitare, attraverso la riserva di legge, la discrezionalità del giudice. Ciò perché tali «misure» vengono comminate soltanto in ragione della pericolosità sociale di un soggetto, indipendentemente da una sua eventuale responsabilità penale (v. 27). Non possono, quindi, trasformarsi in pene arbitrarie, come in concreto si è verificato in epoca fascista, durante la quale si è fatto abuso di tali mezzi di correzione nei confronti degli oppositori del regime.
Ancora diverse dalle misure di sicurezza sono le misure di prevenzione, applicabili a soggetti pericolosi sulla base di un giudizio di probabilità circa il compimento in futuro di atti delittuosi. Sono quindi misure applicabili a fattispecie di sospetto, la cui legittimità costituzionale è stata confermata dalla Corte costituzionale sulla base del principio di prevenzione e di sicurezza sociale, che impone un adeguato sistema di misure preventive contro il pericolo del verificarsi in avvenire di fatti illeciti.


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