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Articolo 81

Codice Penale

Concorso formale . Reato continuato

Dispositivo dell'art. 81 Codice Penale

È punito con la pena che dovrebbe infliggersi per la violazione più grave (1) aumentata sino al triplo (2) chi con una sola azione od omissione viola diverse disposizioni di legge ovvero commette più violazioni della medesima disposizione di legge (3).
Alla stessa pena soggiace chi con più azioni od omissioni (4), esecutive di un medesimo disegno criminoso (5), commette anche in tempi diversi (6) più violazioni della stessa o di diverse disposizioni di legge (7).
Nei casi preveduti da quest'articolo, la pena non può essere superiore a quella che sarebbe applicabile a norma degli articoli precedenti (8).
Fermi restando i limiti indicati al terzo comma, se i reati in concorso formale o in continuazione con quello più grave sono commessi da soggetti ai quali sia stata applicata la recidiva prevista dall'articolo 99, quarto comma, l'aumento della quantità di pena non può essere comunque inferiore ad un terzo della pena stabilita per il reato più grave.

Note

(1) L'espressione "reato più grave" è stata a lungo dibattuta. In precedenza, la dottrina riteneva che si dovesse aver riguardo delle pene che in concreto il giudice riteneva di dover irrogare per ciascuno dei reati concorrenti, tenendo conto sia della pena edittale, che delle circostanze aggravanti od attenuanti. Ora, invece, è prevalente l'orientamento, sostenuto anche dalla giurisprudenza della Corte di Cassazione, occorre considerare il titolo dei reati concorrenti ed la previsione astratta delle pene edittali previste, se poi tali pene sono identiche nel minimo e nel massimo, allora rilevano anche altri criteri come quelli di cui all'art. art. 133 del c.p..
(2) La dottrina si è poi interessata anche al tema dell'aumento della pena. Un orientamento risalente non riteneva applicabile l'articolo in esame nel caso di concorso tra delitti e contravvenzioni, dal momento che le pene, essendo diverse tra loro, non permettevano l'aumento di pena fino al triplo, oltre a violare il principio di legalità. Si pensi all'ipotesi in cui concorrevano un delitto per cui era prevista la reclusione ed una contravvenzione per la quale era irrogabile l'ammenda. Ora, successivamente all'intervento delle Sezioni Unite della Corte di Cassazione, è possibile applicare la norma in esame anche qualora concorrono reati sanzionati con pene di genere e specie diverse, in quanto si applica la pena prevista per la violazione più grave, aumentata fino al triplo, restando in tale aumento assorbite e sostituite le pene, anche di specie diverse, originariamente previste per i reati meno gravi. Se si riprende il caso di cui sopra, quindi, si aumenterà la reclusione ed in tale aumento verrà assorbita la pena dell'ammenda prevista per la contravvenzione). Non si viene così a violare il principio di legalità, il quale, infatti, si riferisce non solo alla pena comminata dalle singole fattispecie legali,ma anche a quella che risulta dalle disposizioni incidenti sul trattamento sanzionatorio, tra cui rientra l'articolo in esame.
(3) Il primo comma quindi si riferisce al cd concorso formale, ovvero al caso in cui la pluralità di reati è conseguenza di un'unica azione od omissione, posta in essere dal reo in unico contesto spazio-temporale o con un unico episodio comportamentale. Affinchè, quindi, tale concorso si realizzi sono necessari tre requisiti essenziali. In primo luogo, deve trattarsi di reati commessi dalla stessa persona, i quali poi devono essere commessi con una sola azione od omissione ed infine con tale condotta unica devono essere violate diverse disposizioni di legge o più violazioni della stessa disposizione. Il concetto di condotta unica rimane uno dei più dibattuti in dottrina. Secondo alcuni bisogna avere riguardo al profilo naturalistico, ovvero alla contiguità spazio temporale degli atti, facendo così rilevare anche processi esecutivi distinti ed autonomi. Tuttavia la dottrina dominante predilige un'interpretazione più restrittiva basata sulla considerazione dello schema astratto della fattispecie, quindi solo sul piano oggettivo, senza rifarsi ad elementi soggettivi di collegamento.
(4) Il secondo comma configura l'istituto della continuazione di reati o reato continuato. Si tratta di un'ipotesi speciale di concorso che si verifica quando con più azioni od omissioni esecutive di un medesimo disegno criminoso, si commettono, anche in tempi diversi, più violazioni della stessa o diversa disposizione di legge. E' stato però dal legislatore inserito nell'articolo dedicato al concorso formle dal quale di differenzia sotto l'aspetto dell'elemento unificante che nel concorso formale è l'unicità della azione od omissione, mentre nel reato continuato è l'unicità del disegno criminoso all'interno del quale si pongono le varie azioni. Quindi il reato continuato è configurabile, ad esempio, nel caso in cui un soggetto ruba un'auto al fine di commettere un omicidio che effettivamente compie, per poi concludere il disegno criminoso occultando il cadavere.
(5) Il disegno criminoso, quale elemento caratteristico del reato continuato, deve essere unico e tale unicità si realizza quando le singole azioni delittuose fanno parte di un'unico progetto, che deve essere quindi pensato, deliberato nelle linee essenziali e atto a conseguire un determinato fine. Quando questo progetto viene meno per circostanze non previste, viene meno la continuazione tra i reati.
(6) La norma non richiede la realizzazione contestuale dei reati, che possono, quindi, essere commessi anche in tempi diversi, in quanto non è la connessione cronologica tra i reati, ma l'identità del disegno criminoso ad essere il fondamento della continuazione. Tuttavia una parte della giurisprudenza, ritiene che l'unicità può venir meno qualora intervenga un notevole lasso di tempo tra le diverse azioni criminose. Si ricordi poi che si configura un'ipotesi di reato continuato anche quando il nuovo fatto da giudicare sia commesso dopo una condanna per altro reato, se ne ricorrono i presupposti. Per chiarire si pensi al caso di un padre che uccide i violentatori della figlia e, dopo aver aver scontato la pena, commette il secondo omicidio originariamente programmato.
(7) L'istituto del reato continuato può riguardare reati dello stesso tipo oppure diversi (es.: furto, rapina, omicidio, porto illegale d'armi), di uguale o di diversa natura ( delitti e contravvenzioni possono integrare a continuazione, solo se la contravvenzioni è stata commessa).
(8) Per quanto attiene al calcolo delle pene, così come per il concorso formale, è adottato il metodo del cumulo giuridico, senza mai superare i limiti che operano per il concorso materiale e seguendo sempre i parametri di cui all'art. art. 133 del c.p.. L'aumento delle pene, quindi, può essere effettuato senza indicare le frazioni di pena dei singoli reati satellite, in quanto calcolato in misura globale.

Ratio Legis

La norma disciplina il concorso formale di reati,ovvero la pluralità delle violazione penali, cagionate con un'unica azione, applicandovi un particolare sistema sanzionatorio, più favorevole al reo in quanto evita le asprezze tipiche del cumulo materiale. A fondamento di questa scelta del legislatore vi è il riconoscimento di una minore pericolosità sociale in capo a colui che commette più reati in esecuzione di un medesimo disegno criminoso, rispetto a chi commette più reati autonomi. A fronte di tale regime di favore per il reo,il quale, quindi, evita il cumulo materiale delle pene, ovviamente la sussistenza della continuazione di reati non può presumersi, ma vi è uno specifico onere probatorio di dimostrazione del disegno criminoso.

Brocardi

Poena maior absorbet minorem

Sentenze relative a questo articolo

Cass. n. 897/2012

L'accertamento del vincolo della continuazione tra il reato giudicato ed altro precedente per il quale è intervenuta condanna con sentenza irrevocabile richiede al giudice la sola applicazione dell'aumento dovuto per la continuazione, mentre non possono essere applicate le circostanze attenuanti generiche, il cui riconoscimento richiede l'esame dell'intera condotta antigiuridica del reo, ivi inclusa quella già considerata dal precedente giudicato, ostandovi la "res iudicata".

Cass. n. 38486/2011

Il principio secondo cui l'identità del disegno criminoso del reato continuato viene meno per fatti imprevedibili come la detenzione o la condanna non si può automaticamente applicare a contesti delinquenziali, come quelli determinati dalle associazioni mafiose, nei quali detenzioni e condanne definitive sono accettate come prevedibili eventualità, sicché, in tali casi, il vincolo della continuazione non è incompatibile con un reato permanente, ontologicamente unico, come quello di appartenenza ad un'associazione di stampo mafioso, quando il segmento della condotta associativa successiva ad un evento interruttivo - costituito da fasi di detenzione o da condanne - trovi la sua spinta psicologica nel pregresso accordo per il sodalizio.

Cass. n. 13611/2011

L'accertamento circa l'esistenza di un medesimo disegno criminoso tra più reati, tra i quali si asserisca il vincolo di continuazione, deve essere riferito al momento dell'ideazione e deliberazione del primo dei reati in senso cronologico, a nulla rilevando che questo abbia avuto una reiterazione in più episodi nel corso di un ampio arco di tempo.

Cass. n. 5761/2011

Non vi è compatibilità tra recidiva e continuazione, con la conseguenza che non può tenersi conto della recidiva una volta ritenuta la continuazione tra il reato per cui sia pronunciata sentenza passata in giudicato, valutato come più grave e, pertanto, considerato reato base, e quello successivo, oggetto di ulteriore giudizio, in quanto i reati ritenuti in continuazione costituiscono momenti di un'unica condotta illecita, caratterizzata dalla reiterazione di diversi episodi delittuosi, consumati in attuazione di un medesimo disegno criminoso, con la conseguenza che non è possibile ritenere la recidiva per gli episodi successivi al primo. Tra i due istituti esiste, pertanto, assoluta antitesi, valorizzando la recidiva la speciale proclività a delinquere, espressa dalla reiterazione di reati consumati in piena autonomia rispetto a vicende pregresse ed elidendo la continuazione proprio la predetta autonomia, collegando ed unificando i diversi episodi criminosi.

Cass. n. 14080/2001

Attesa la possibilità di riconoscimento della continuazione fra reato da giudicare e reato già giudicato, anche quando il primo sia più grave del secondo (dovendosi in tal caso determinare la pena complessiva sulla base di quella da infliggere per il reato più grave, aumentata nella misura ritenuta equa in riferimento al reato meno grave già giudicato), deve escludersi la violazione del divieto di reformatio in pejus qualora, avendo il giudice di primo grado stabilito, per una pluralità di reati, soltanto la pena complessiva, il giudice d'appello individui fra detti reati quello più grave e determini autonomamente la relativa pena base, sulla quale operi, quindi, l'aumento anche per il reato meno grave già giudicato.

Cass. n. 6843/2001

Il giudice d'appello cui sia espressamente richiesta l'applicazione della continuazione con altri fatti già coperti da giudicato, non può rimettere la decisione al giudice dell'esecuzione, né può sottrarsi alla decisione affermando che la precedente sentenza, in quanto emessa a seguito di patteggiamento, sarebbe inidonea a consentire l'accertamento del nesso di continuazione fra i diversi fatti, ma deve provvedere sulla richiesta, atteso che il giudice dell'esecuzione non potrebbe disporre, in concreto, di elementi diversi o più perspicui di quelli già noti al giudice della cognizione.

Cass. n. 2934/2000

In tema di riconoscimento della continuazione, l'onere di provare i fatti dai quali dipende l'applicazione dell'istituto è da ritenersi soddisfatto non solo con la produzione della copia della sentenza rilevante ai fini del richiesto riconoscimento ma anche con la semplice indicazione degli estremi di essa, ben potendo in tale ipotesi l'acquisizione del documento essere disposta dal giudice, come si ricava tra l'altro dalla esplicita previsione dell'art. 186 disp. att. c.p.p., che, pur riguardando l'applicazione della continuazione in sede di esecuzione, esprime un principio che ha valore generale.

Cass. n. 2107/1998

In tema di reato continuato la valutazione del giudice circa la identità del disegno criminoso costituisce il solo criterio per la unificazione fittizia quoad poenam della pluralità degli illeciti commessi dall'agente con una molteplicità di azioni, restandone escluso ogni fattore di carattere temporale. Pertanto, al giudice del merito non è inibita l'applicazione del trattamento sanzionatorio previsto dall'art. 81, primo e secondo comma, c.p. quando sia stata già pronunciata una sentenza irrevocabile di condanna nei confronti dell'imputato per fatto anche meno grave di quello sottoposto al suo giudizio. In siffatta ipotesi la pena complessiva va determinata sulla base di quella da infliggersi per il reato più grave sottoposto al giudizio in corso e va apportato l'aumento ritenuto equo in riferimento al reato meno grave già giudicato.

Cass. n. 7089/1997

Nel caso in cui in un giudizio in corso sia stata riconosciuta la continuazione tra i reati sub iudice e reati già giudicati con sentenza irrevocabile ed il giudice abbia ritenuto meno gravi i primi, alla pena inflitta con la sentenza irrevocabile si aggiunge la frazione di pena in aumento per la continuazione per i reati accertati nel giudizio in corso. In tal caso il giudice non può applicare alla condanna già passata in giudicato la diminuzione della pena per un rito di un procedimento diverso né può riconsiderare e rideterminare ex art. 133 c.p. l'entità di quella pena definitiva, per il principio della intangibilità della stessa.

Cass. n. 6496/1997

In tema di reato continuato la valutazione del giudice circa l'identità del disegno criminoso costituisce il solo criterio da adottare, nonché l'istituto della continuazione può essere applicato anche quando sia stata già pronunciata una sentenza irrevocabile di condanna per fatto anche meno grave di quello sottoposto al suo giudizio.

Cass. n. 9148/1996

Non esiste incompatibilità fra gli istituti della recidiva e della continuazione, sicché, sussistendone le condizioni, vanno applicati entrambi, praticando sul reato base, se del caso, l'aumento di pena per la recidiva e, quindi, quello per la continuazione. (Alla stregua di tale principio la Corte ha ritenuto la legittimità della sentenza che aveva riconosciuto l'esistenza della continuazione fra un reato già oggetto di condanna irrevocabile ed un altro commesso successivamente alla formazione di detto giudicato).

Cass. n. 7316/1996

La continuazione può essere applicata per la prima volta in sede di legittimità, qualora venga richiesta allegando, una sentenza passata in giudicato dopo la pronuncia della decisione impugnata, in quanto non si è modificato il quadro normativo al riguardo nel vigore del nuovo codice di rito, giacché la disciplina contemplata dall'art. 671 c.p.p. in sede esecutiva ha carattere sussidiario ed incontra alcune limitazioni (artt. 187 e 188 att. c.p.p. e 671 c.p.p.) insussistenti in sede cognitiva. (Nella specie, relativa a rigetto di ricorso, la S.C. ha osservato che «tuttavia l'omesso passaggio in giudicato della sentenza prodotta e l'assenza di ogni allegazione tale da consentire l'accertamento dell'unicità del disegno criminoso inducono a ritenere infondato detto motivo, fatta salva la possibilità di più idonea dimostrazione in sede esecutiva).

Cass. n. 9955/1995

L'istanza di applicazione del vincolo della continuazione fra reati che formano oggetto del procedimento in corso e reati ad esso esterni, già accertati con sentenze divenute irrevocabili, può essere presentata per la prima volta davanti alla Corte di cassazione solo quando il giudicato per i reati esterni sia intervenuto dopo che nel procedimento in corso sia stata pronunciata la sentenza da parte del giudice di appello.

Cass. n. 2280/1993

È possibile riconoscere il nesso della continuazione fra reati già giudicati ed altri da giudicare, a condizione che: 1) quest'ultimo sia stato commesso prima del passaggio in giudicato della sentenza di condanna alla quale si intende collegarlo; 2) il reato oggetto di pronuncia definitiva sia più grave rispetto a quello in esame, perché solo in tal caso è possibile mantenere ferma la pena già irrogata come pena base.

Cass. n. 7811/1992

Il nesso della continuazione, essendo legato ad una intenzione del reo, che opera sul piano fenomenico, non può considerarsi necessariamente interrotto da un elemento del tutto formale, quale è quello rappresentato dalla sentenza di condanna o dall'arresto intervenuto nella successione dei diversi episodi, perché la controspinta psicologica costituita dalla condanna e/o dall'arresto non è necessariamente inconciliabile con la persistenza dell'unicità del disegno criminoso.

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Quesiti degli utenti
relativi all'articolo 81 del c.p.

Seguono tutti i quesiti posti dagli utenti del sito che hanno ricevuto una risposta da parte della redazione giuridica di Brocardi.it usufruendo del servizio di consulenza legale. Si precisa che l'elenco non è completo, poiché non risultano pubblicati i pareri legali resi a tutti quei clienti che, per varie ragioni, hanno espressamente richiesto la riservatezza.

Andrea B. chiede
domenica 25/09/2016 - Lombardia
“Buon giorno avvocati ho letto la vostra nota n. 2 riferita all'art 80 del codice penale.
ho qualche difficoltà ad interpretarla quindi preferisco farvi un esempio e attendere la vostra risposta in merito a questo esempio.
se un soggetto ipotizziamo nell'arco di un paio d'ore compone più volte a caso 10 numeri telefono e pronuncia frasi dal contenuto minatorio ai 10 soggetti che rispondono al telefono subirà certamente 10 condanne per atti persecutori o per minaccia.
ora la domanda che vi faccio è la seguente:
il soggetto in questione sconterà solamente una pena che non potrà mai superare il quintuplo della pena più grave ai sensi degli artt 78 e 80?
nel ringraziarvi vi porgo distinti saluti.”
Consulenza legale i 29/09/2016
L’esempio che Lei fa nel suo quesito (un soggetto che in un paio d’ore effettua dieci telefonate con contenuto minatorio a dieci soggetti diversi) NON dà luogo all’applicazione del combinato disposto degli artt. 78 c.p. e 80 c.p., in quanto tali articoli fanno riferimento alla commissione di ALTRI reati in tempi diversi, e non di stessi reati. L’art. 71 c.p. precisa infatti che “Quando, con una sola sentenza o con un solo decreto, si deve pronunciare condanna per più reati contro la stessa persona, si applicano le disposizioni degli articoli seguenti”.
Nel caso da Lei prospettato parrebbe corretta l’applicazione dell’art. 81, secondo comma c.p., il quale recita testualmente: “è punito con la pena che dovrebbe infliggersi per la violazione più grave aumentata sino al triplo chi con una sola azione od omissione viola diverse disposizioni di legge ovvero commette più violazioni della medesima disposizione di legge”. In tali casi infatti si parla di concorso formale omogeneo: con una sola condotta si producono più violazioni della medesima norma penale.



Natale F. chiede
domenica 14/06/2015 - Calabria
“Si può fondatamente ritenere "PRESCRITTA" la possibilità di esercizio dell'azione penale da parte della Procura delle Repubblica pe reati tutti commessi con più azioni esecutive di un medesimo disegno criminoso (art.81 c.p.) per infedele dichiarazione IVA, IRPEF IRES ED IRAP di cui all'art. 4 D.Lgs. n.74/2000m per gli anni 2005, 2006, 2007?”
Consulenza legale i 17/06/2015
La nuova disciplina in materia di prescrizione (articolo 6 della legge n. 251 del 2005) stabilisce che la stessa si verifica, per tutte le tipologie di reato, "decorso il tempo corrispondente al massimo della pena edittale stabilita dalla legge e comunque un tempo non inferiore a sei anni se si tratta di delitto".

Nel caso del delitto previsto dall'art. 4 D.Lgs. n.74/2000 (dichiarazione infedele), quindi, la prescrizione del reato si avrebbe decorsi sei anni dal momento della presentazione della dichiarazione dei redditi.

Con la legge 148/2011, si sono andati a definire dei nuovi termini di prescrizione per i reati tributari, che però si applica ai reati commessi dopo l'entrata in vigore della legge (per il principio della irretroattività della legge penale sancito dall’articolo 2 comma 2 c.p., che, come più volte ribadito dalla Corte Costituzionale, si applica anche alle norme che incidono sulla prescrizione).

La decorrenza del termine di prescrizione dei reati continuati si calcola, come per ogni reato, dal giorno in cui si è esaurita la singola condotta illecita.

Ciò chiarito, se l'ultima condotta illecita risale al 2007, si può ragionevolmente ritenere che il reato di dichiarazione infedele sia ormai prescritto per tutte le condotte menzionate nel quesito.

La risposta fornita presuppone che non si sia verificata tra i fatti di reato e il momento attuale alcuna causa interruttiva della prescrizione.