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Articolo 12 Testo unico delle imposte sui redditi (TUIR)

(D.P.R. 22 dicembre 1986, n. 917)

[Aggiornato al 30/06/2020]

Detrazioni per carichi di famiglia

Dispositivo dell'art. 12 TUIR

1. Dall'imposta lorda si detraggono per carichi di famiglia i seguenti importi:

  1. a) per il coniuge non legalmente ed effettivamente separato:
  2. 1) 800 euro, diminuiti del prodotto tra 110 euro e l'importo corrispondente al rapporto fra reddito complessivo e 15.000 euro, se il reddito complessivo non supera 15.000 euro;
  3. 2) 690 euro, se il reddito complessivo è superiore a 15.000 euro ma non a 40.000 euro;
  4. 3) 690 euro, se il reddito complessivo è superiore a 40.000 euro ma non a 80.000 euro. La detrazione spetta per la parte corrispondente al rapporto tra l'importo di 80.000 euro, diminuito del reddito complessivo, e 40.000 euro;
  5. b) la detrazione spettante ai sensi della lettera a) è aumentata di un importo pari a:
  6. 1) 10 euro, se il reddito complessivo è superiore a 29.000 euro ma non a 29.200 euro;
  7. 2) 20 euro, se il reddito complessivo è superiore a 29.200 euro ma non a 34.700 euro;
  8. 3) 30 euro, se il reddito complessivo è superiore a 34.700 euro ma non a 35.000 euro;
  9. 4) 20 euro, se il reddito complessivo è superiore a 35.000 euro ma non a 35.100 euro;
  10. 5) 10 euro, se il reddito complessivo è superiore a 35.100 euro ma non a 35.200 euro;
  11. c) 950 euro per ciascun figlio, compresi i figli naturali riconosciuti, i figli adottivi o affidati. La detrazione è aumentata a 1.220 euro per ciascun figlio di età inferiore a tre anni. Le predette detrazioni sono aumentate di un importo pari a 400 euro per ogni figlio portatore di handicap ai sensi dell'articolo 3 della legge 5 febbraio 1992, n. 104. Per i contribuenti con più di tre figli a carico la detrazione è aumentata di 200 euro per ciascun figlio a partire dal primo. La detrazione spetta per la parte corrispondente al rapporto tra l'importo di 95.000 euro, diminuito del reddito complessivo, e 95.000 euro. In presenza di più figli, l'importo di 95.000 euro è aumentato per tutti di 15.000 euro per ogni figlio successivo al primo. La detrazione è ripartita nella misura del 50 per cento tra i genitori non legalmente ed effettivamente separati ovvero, previo accordo tra gli stessi, spetta al genitore che possiede un reddito complessivo di ammontare più elevato. In caso di separazione legale ed effettiva o di annullamento, scioglimento o cessazione degli effetti civili del matrimonio, la detrazione spetta, in mancanza di accordo, al genitore affidatario. Nel caso di affidamento congiunto o condiviso la detrazione è ripartita, in mancanza di accordo, nella misura del 50 per cento tra i genitori. Ove il genitore affidatario ovvero, in caso di affidamento congiunto, uno dei genitori affidatari non possa usufruire in tutto o in parte della detrazione, per limiti di reddito, la detrazione è assegnata per intero al secondo genitore. Quest'ultimo, salvo diverso accordo tra le parti, è tenuto a riversare all'altro genitore affidatario un importo pari all'intera detrazione ovvero, in caso di affidamento congiunto, pari al 50 per cento della detrazione stessa. In caso di coniuge fiscalmente a carico dell'altro, la detrazione compete a quest'ultimo per l'intero importo. Se l'altro genitore manca o non ha riconosciuto i figli naturali e il contribuente non è coniugato o, se coniugato, si è successivamente legalmente ed effettivamente separato, ovvero se vi sono figli adottivi, affidati o affiliati del solo contribuente e questi non è coniugato o, se coniugato, si è successivamente legalmente ed effettivamente separato, per il primo figlio si applicano, se più convenienti, le detrazioni previste alla lettera a);
  12. d) 750 euro, da ripartire pro quota tra coloro che hanno diritto alla detrazione, per ogni altra persona indicata nell'articolo 433 del codice civile che conviva con il contribuente o percepisca assegni alimentari non risultanti da provvedimenti dell'autorità giudiziaria. La detrazione spetta per la parte corrispondente al rapporto tra l'importo di 80.000 euro, diminuito del reddito complessivo, e 80.000 euro.

1-bis. In presenza di almeno quattro figli a carico, ai genitori è riconosciuta un'ulteriore detrazione di importo pari a 1.200 euro. La detrazione è ripartita nella misura del 50 per cento tra i genitori non legalmente ed effettivamente separati. In caso di separazione legale ed effettiva o di annullamento, scioglimento o cessazione degli effetti civili del matrimonio, la detrazione spetta ai genitori in proporzione agli affidamenti stabiliti dal giudice. Nel caso di coniuge fiscalmente a carico dell'altro, la detrazione compete a quest'ultimo per l'intero importo.

2. Le detrazioni di cui ai commi 1 e 1-bis spettano a condizione che le persone alle quali si riferiscono possiedano un reddito complessivo, computando anche le retribuzioni corrisposte da enti e organismi internazionali, rappresentanze diplomatiche e consolari e missioni, nonché quelle corrisposte dalla Santa Sede, dagli enti gestiti direttamente da essa e dagli enti centrali della Chiesa cattolica, non superiore a 2.840,51 euro, al lordo degli oneri deducibili. (1) Per i figli di età non superiore a ventiquattro anni il limite di reddito complessivo di cui al primo periodo è elevato a 4.000 euro.

3. Le detrazioni per carichi di famiglia sono rapportate a mese e competono dal mese in cui si sono verificate a quello in cui sono cessate le condizioni richieste Qualora la detrazione di cui al comma 1-bis sia di ammontare superiore all'imposta lorda, diminuita delle detrazioni di cui al comma 1 del presente articolo nonché agli articoli 13, 15, 16 e 16 bis, nonché delle detrazioni previste da altre disposizioni normative, è riconosciuto un credito di ammontare pari alla quota di detrazione che non ha trovato capienza nella predetta imposta. Con decreto del Ministro dell'economia e delle finanze, di concerto con il Ministro delle politiche per la famiglia, sono definite le modalità di erogazione del predetto ammontare.

4. Se il rapporto di cui al comma 1, lettera a), numero 1), è uguale a uno, la detrazione compete nella misura di 690 euro. Se i rapporti di cui al comma 1, lettera a), numeri 1) e 3), sono uguali a zero, la detrazione non compete. Se i rapporti di cui al comma 1, lettere c) e d), sono pari a zero, minori di zero o uguali a uno, le detrazioni non competono. Negli altri casi, il risultato dei predetti rapporti si assume nelle prime quattro cifre decimali.

4-bis. Ai fini del comma 1 il reddito complessivo è assunto al netto del reddito dell'unità immobiliare adibita ad abitazione principale e di quello delle relative pertinenze di cui all'articolo 10, comma 3-bis.

Note

(1) La presente modifica acquista efficacia a decorrere dal 1° gennaio 2019 come disposto dalla L. 27 dicembre 2017, n. 205.

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Consulenze legali
relative all'articolo 12 TUIR

Seguono tutti i quesiti posti dagli utenti del sito che hanno ricevuto una risposta da parte della redazione giuridica di Brocardi.it usufruendo del servizio di consulenza legale. Si precisa che l'elenco non è completo, poiché non risultano pubblicati i pareri legali resi a tutti quei clienti che, per varie ragioni, hanno espressamente richiesto la riservatezza.

Giuseppe A. R. chiede
martedì 05/05/2020 - Lombardia
“Buongiorno,
vi scrivo per avere delucidazioni su questioni fiscali in merito mia famiglia: sono un dipendente di una azienda privata del settore chimico e mi sono sposato nel 2019 con una cittadina extracomunitaria (Uzbekistan) madre di una ragazza minorenne nata dal precedente matrimonio, conviviamo tutti e tre nella stessa residenza e mia moglie è sprovvista di reddito non lavorando e non percependo altre somme dall'ex marito neanche per il mantenimento della figlia. Ho diritto alle detrazioni fiscali per la figlia? Posso aggiungerla in fase di dichiarazione dei redditi come fiscalmente a mio carico? Eventualmente è necessaria documentazione aggiuntiva che attesta la mia situazione familiare? Inoltre, posso iscrivere la ragazza al fondo di assistenza sanitaria della mia categoria (nello specifico: Faschim).
Per completezza aggiungo che sia mia moglie, sia la figlia sono in possesso di regolare permesso di soggiorno, codice fiscale e (nel caso della figlia) del nulla osta da parte del padre ad avere la residenza fissa in Italia.
Grazie anticipatamente e cordiali saluti”
Consulenza legale i 15/05/2020
Ai sensi del comma 2 dell’art. 12 del TUIR sono considerati familiari fiscalmente a carico i membri della famiglia che possiedono un reddito complessivo uguale o inferiore a 2.840,51 euro, al lordo degli oneri deducibili.
A decorrere dall’1.1.2019 e solo per i figli di età non superiore a 24 anni il limite di reddito complessivo per essere considerati fiscalmente a carico è elevato da 2.840,51 a 4.000 euro (comma 252 della legge n. 205 del 27/12/2017).
Resta, invece, fermo il limite di 2.840,51 euro per le altre tipologie di familiari a carico.
Nel limite di reddito di 2.840,51 euro ovvero di 4.000,00 euro che il familiare deve possedere per essere considerato fiscalmente a carico, devono essere computate anche alcune somme, che non sono comprese nel reddito complessivo e specificamente individuate dalla stessa norma.

Ai fini fiscali, possono essere considerati familiari a carico, anche se non conviventi con il contribuente o residenti all’estero:
  • il coniuge non legalmente ed effettivamente separato;
  • i figli (compresi i figli, adottivi, affidati o affiliati) indipendentemente dal superamento di determinati limiti di età e dal fatto che siano o meno dediti agli studi o al tirocinio gratuito; gli stessi pertanto ai fini dell’attribuzione della detrazione non rientrano mai nella categoria “altri familiari”.
Possono essere considerati a carico anche i seguenti altri familiari, a condizione che convivano con il contribuente o che ricevano dallo stesso assegni alimentari non risultanti da provvedimenti dell’Autorità giudiziaria:
  • il coniuge legalmente ed effettivamente separato;
  • i discendenti dei figli;
  • i genitori (compresi quelli adottivi);
  • i generi e le nuore;
  • il suocero e la suocera;
  • i fratelli e le sorelle (anche unilaterali);
  • i nonni e le nonne.

In caso di separazione legale ed effettiva o di annullamento, scioglimento o cessazione degli effetti civili del matrimonio, la detrazione in esame spetta, in mancanza di accordo, al genitore affidatario (articolo 12 comma 1, lettera c, del Tuir).
Qualora questi non possa usufruire, per limiti di reddito, in tutto o in parte della detrazione, la stessa è assegnata per intero all’altro genitore.
Quest’ultimo, salvo diverso accordo tra le parti, sarà tenuto a versare al genitore affidatario un importo pari alla detrazione di cui ha beneficiato.
Per quanto sopra esposto, non sarà possibile per chi pone il quesito, inserire nel prospetto dei familiari a carico della propria dichiarazione la figlia della moglie in quanto non rientrante tra i soggetti indicati nel sopra citato art. 12.

Per quanto riguarda il secondo quesito, da quanto si evince dal sito della FASCHIM , il lavoratore può iscrivere oltre che se stesso, anche i componenti del nucleo familiare.
E’ bene precisare che la figlia della moglie fa parte della famiglia anagrafica di chi pone il quesito ma non del “nucleo familiare”.
Il concetto di “nucleo familiare” è cosa ben diversa da quello di “famiglia anagrafica”, così come risultante dallo stato di famiglia.
Muovendo da quest’ultimo, possiamo dire che, in Italia, l'anagrafe è regolata dalla legge n. 1228/54 nonché dal suo Regolamento di attuazione approvato con il Decreto del Presidente della Repubblica n. 223./89 e successive modificazioni.

L’art. 4 del Regolamento definisce la “famiglia anagrafica” come “insieme di persone legate da vincoli di matrimonio, unione civile, parentela, affinità, adozione, tutela o da vincoli affettivi, coabitanti ed aventi dimora abituale nello stesso comune”.
Dalla definizione si evince che, al fine di poter parlare di famiglia anagrafica (o di “convivenza anagrafica”), occorre la sussistenza di un vincolo di matrimonio, parentela, affinità, adozione, nonché la convivenza anagrafica nello stesso Comune.
Il successivo comma 2 dello stesso art. 4 precisa che una famiglia anagrafica può essere costituita anche da una sola persona.

Per ciò che concerne, invece, il concetto di “convivenza anagrafica”, il successivo art. 5 del citato Regolamento precisa che, agli effetti anagrafici, per convivenza s'intende un insieme di persone normalmente coabitanti per motivi religiosi, di cura, di assistenza, militari, di pena e simili, aventi dimora abituale nello stesso comune.
Le persone addette alla convivenza per ragioni di impiego o di lavoro, se vi convivono abitualmente, sono considerate membri della convivenza, purché non costituiscano famiglie a se stanti. Le persone ospitate anche abitualmente in alberghi, locande, pensioni e simili non costituiscono convivenza anagrafica.
Coerentemente con le citate disposizioni, chi pone il quesito ha la propria residenza con il coniuge e la figlia di quest’ultima, e pertanto costituiscono una famiglia anagrafica come risulterà anche nello stato di famiglia.
Diverso dal concetto di famiglia anagrafica è invece la nozione di “nucleo familiare” che è una nozione di tipo prevalentemente fiscale, posto che nel nucleo familiare rientrano anche i soggetti non conviventi ma “fiscalmente a carico”.
L’elemento fondamentale di differenziazione sta proprio nel requisito della convivenza che è espressamente richiesta ai fini della famiglia anagrafica e non anche ai fini del nucleo familiare.

Ciò detto, non sarà possibile iscrivere la ragazza al fondo di assistenza sanitaria.
Tuttavia, al fine di poter dare una risposta più puntuale sarebbe necessario esaminare le condizioni contrattuali della polizza sanitaria di cui si discute per appurare se la stessa contiene un riferimento al concetto di “nucleo familiare” ovvero a quello di “famiglia anagrafica”, stante la differenza appena esaminata tra le due nozioni.


Alessandro D. R. chiede
mercoledì 18/12/2019 - Lazio
“Ho necessità di sapere la definizione giuridica di "Nucleo familiare" (chi fa parte e quali sono gli articoli di riferimento) e chi è presente nel mio nucleo familiare in base alle informazioni che riporto più avanti.
La mia assicurazione sanitaria prevede il diritto di assistenza anche per il "nucleo familiare" dell'intestatario dell'assicurazione. Per attestare i componenti del nucleo familiare richiedono però lo "stato di famiglia" rilasciato dal comune (che a mio parere attesta la "famiglia anagrafica").
La mia situazione è la seguente:
Sono sposato e padre di due figli minori.
Io ho la residenza diversa da mia moglie.
I nostri figli hanno residenza con mia moglie.
Nel mio stato di famiglia risulto soltanto io.
Grazie”
Consulenza legale i 27/12/2019
Non può che convenirsi sul fatto che il concetto di “nucleo familiare” sia cosa ben diversa da quello di “famiglia anagrafica”, così come risultante dallo stato di famiglia.
Muovendo da quest’ultimo, possiamo dire che, in Italia, l'anagrafe è regolata dalla legge n. 1228/54 nonché dal suo Regolamento di attuazione approvato con il Decreto del Presidente della Repubblica n. 223/89 e successive modificazioni.
L’art. 4 del Regolamento definisce la “famiglia anagrafica” come “insieme di persone legate da vincoli di matrimonio, unione civile, parentela, affinità, adozione, tutela o da vincoli affettivi, coabitanti ed aventi dimora abituale nello stesso comune”.
Dalla definizione si evince che, al fine di poter parlare di famiglia anagrafica (o di “convivenza anagrafica”), occorre la sussistenza di un vincolo di matrimonio, parentela, affinità, adozione; nonché la convivenza anagrafica nello stesso Comune.
Il successivo comma 2 dello stesso art. 4 precisa che una famiglia anagrafica può essere costituita anche da una sola persona.

Per ciò che concerne, invece, il concetto di “convivenza anagrafica”, il successivo art. 5 del citato Regolamento precisa che, agli effetti anagrafici, per convivenza s'intende un insieme di persone normalmente coabitanti per motivi religiosi, di cura, di assistenza, militari, di pena e simili, aventi dimora abituale nello stesso comune.
Le persone addette alla convivenza per ragioni di impiego o di lavoro, se vi convivono abitualmente, sono considerate membri della convivenza, purché non costituiscano famiglie a se stanti.
Le persone ospitate anche abitualmente in alberghi, locande, pensioni e simili non costituiscono convivenza anagrafica.

Coerentemente con le citate disposizioni, poiché chi pone il quesito ha una propria residenza in un Comune diverso da quello del coniuge e dei propri figli, agli effetti anagrafici, è considerato una famiglia anagrafica a se stante e, quindi, non potrà che risultare individualmente nel proprio stato di famiglia.
Diverso dal concetto di famiglia anagrafica è la nozione di “nucleo familiare” che è una nozione di tipo prevalentemente fiscale, posto che nel nucleo familiare rientrano anche i soggetti non conviventi ma “fiscalmente a carico”.

L’elemento fondamentale di differenziazione sta proprio nel requisito della convivenza che è espressamente richiesta ai fini della famiglia anagrafica e non anche ai fini del nucleo familiare.
Il coniuge, ad esempio, rientra sempre nel nucleo familiare, anche se non risulta nello stesso stato di famiglia o abita in luogo diverso.
Marito e moglie appartengono a due nuclei familiari diversi solo nelle seguenti ipotesi:
  • separazione legale,
  • divorzio,
  • nullità del matrimonio,
  • decadenza della potestà genitoriale,
  • allontanamento dalla residenza familiare,
  • provvedimenti temporanei e urgenti del giudice che consentono la diversa residenza.
Più in dettaglio, rientrano nel nucleo familiare di un soggetto:
  • il coniuge, a prescindere dal fatto che questi risulti o meno nello stato di famiglia,
  • i figli minori conviventi, anche se sono a carico, ai fini Irpef, di altre persone,
  • i figli minori in affidamento preadottivo o temporaneo,
  • i figli maggiorenni a carico ai fini Irpef,
  • i soggetti che fanno parte dello stato di famiglia anagrafico,
  • i soggetti a carico Irpef, a prescindere dalla loro presenza nello stato di famiglia,
  • i soggetti che ricevono assegni alimentari dalla persona di cui sono a carico, che non risultano da provvedimenti dell'autorità giudiziaria,
  • i figli minori conviventi con le persone a carico Irpef che non risultano dallo stato di famiglia, purché non affidati a terzi,
  • i figli minori del coniuge che non risiede con le persone che fanno parte dello stato di famiglia, i maggiorenni a carico Irpef e i minorenni affidatigli dal giudice.
Da quanto detto prima si evince che ciò che rileva ai fini fiscali è il concetto di “familiare a carico”.
Al riguardo, occorre precisare che sono considerati familiari fiscalmente a carico i membri della famiglia che possiedono un reddito complessivo uguale o inferiore a 2.840,51 euro, al lordo degli oneri deducibili.
Nel limite di reddito di 2.840,51 euro che il familiare deve possedere per essere considerato fiscalmente a carico, devono essere computate anche le seguenti somme, che non sono comprese nel reddito complessivo:
  • le retribuzioni corrisposte da Enti e Organismi Internazionali, da Rappresentanze diplomatiche e consolari, da Missioni, dalla Santa Sede, dagli Enti gestiti direttamente da essa e dagli Enti centrali della Chiesa Cattolica;
  • la quota esente dei redditi di lavoro dipendente prestato nelle zone di frontiera ed in altri Paesi limitrofi in via continuativa e come oggetto esclusivo del rapporto lavorativo da soggetti residenti nel territorio dello Stato;
  • il reddito d’impresa o di lavoro autonomo assoggettato ad imposta sostitutiva nel caso di applicazione del regime fiscale di vantaggio per l’imprenditoria giovanile e lavoratori in mobilità (art. 27, commi 1 e 2, del D.L. 6 luglio 2011, n. 98);
  • il reddito d’impresa o di lavoro autonomo assoggettato ad imposta sostitutiva in applicazione del regime forfetario (art. 1, commi 54/89, della L. 23/12/2014, n. 190);
  • il reddito dei fabbricati assoggettato alla cedolare secca sulle locazioni.
Ai fini fiscali, possono quindi essere considerati familiari a carico, anche se non conviventi con il contribuente o residenti all’estero:
  • il coniuge non legalmente ed effettivamente separato;
  • i figli (compresi i figli, adottivi, affidati o affiliati) indipendentemente dal superamento di determinati limiti di età e dal fatto che siano o meno dediti agli studi o al tirocinio gratuito; gli stessi pertanto ai fini dell’attribuzione della detrazione non rientrano mai nella categoria “altri familiari”.
Possono essere considerati a carico anche i seguenti altri familiari, a condizione che convivano con il contribuente o che ricevano dallo stesso assegni alimentari non risultanti da provvedimenti dell’Autorità giudiziaria:
  • il coniuge legalmente ed effettivamente separato;
  • i discendenti dei figli;
  • i genitori (compresi quelli adottivi);
  • i generi e le nuore;
  • il suocero e la suocera;
  • i fratelli e le sorelle (anche unilaterali);
  • i nonni e le nonne.
Ciò detto, è evidente che, al fine di poter dare una risposta più puntuale al quesito sarebbe necessario esaminare le condizioni contrattuali della polizza sanitaria di cui si discute per appurare se la stessa contiene un riferimento al concetto di “nucleo familiare” ovvero a quello di “famiglia anagrafica”, stante la differenza tra le due nozioni.
Quanto detto, comunque, può costituire una utile guida per affrontare la questione.