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Articolo 14 Testo unico edilizia

(D.P.R. 6 giugno 2001, n. 380)

[Aggiornato al 23/12/2019]

Permesso di costruire in deroga agli strumenti urbanistici

Dispositivo dell'art. 14 Testo unico edilizia

1. Il permesso di costruire in deroga agli strumenti urbanistici generali è rilasciato esclusivamente per edifici ed impianti pubblici o di interesse pubblico, previa deliberazione del consiglio comunale, nel rispetto comunque delle disposizioni contenute nel decreto legislativo 29 ottobre 1999, n. 490, e delle altre normative di settore aventi incidenza sulla disciplina dell'attività edilizia.

1-bis. Per gli interventi di ristrutturazione edilizia, attuati anche in aree industriali dismesse, è ammessa la richiesta di permesso di costruire anche in deroga alle destinazioni d'uso, previa deliberazione del Consiglio comunale che ne attesta l'interesse pubblico, a condizione che il mutamento di destinazione d'uso non comporti un aumento della superficie coperta prima dell'intervento di ristrutturazione, fermo restando, nel caso di insediamenti commerciali, quanto disposto dall'articolo 31, comma 2, del decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 dicembre 2011, n. 214, e successive modificazioni.

2. Dell'avvio del procedimento viene data comunicazione agli interessati ai sensi dell'articolo 7 della legge 7 agosto 1990, n. 241.

3. La deroga, nel rispetto delle norme igieniche, sanitarie e di sicurezza, può riguardare esclusivamente i limiti di densità edilizia, di altezza e di distanza tra i fabbricati di cui alle norme di attuazione degli strumenti urbanistici generali ed esecutivi, nonché, nei casi di cui al comma 1-bis, le destinazioni d'uso, fermo restando in ogni caso il rispetto delle disposizioni di cui agli articoli 7, 8 e 9 del decreto ministeriale 2 aprile 1968, n. 1444.

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relative all'articolo 14 Testo unico edilizia

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Davide C. chiede
mercoledì 29/01/2020 - Lazio
“Il comune di omissis è proprietario di un fabbricato e di un terreno ad esso adiacente. A seguito di una "convenzione per edificazione" tra il Comune e una società costruttrice, il fabbricato viene demolito e al suo posto viene realizzata una nuova costruzione destinata a "Centro Anziani", mentre sul terreno attiguo viene realizzato un campo di bocce scoperto. Sulla base degli accordi sottoscritti la società costruttrice riceve dal Comune l'intera volumetria edificabile residua di quell'area. Successivamente, nel 2002, la giunta comunale delibera l'approvazione del progetto preliminare di una tettoia per la copertura del campo di bocce. Tale progetto sarà poi modificato con progetto esecutivo dell'ufficio tecnico comunale. La tettoia è stata realizzata nel 2007, copre completamente la corte del fabbricato e presenta due lati aperti, un lato adiacente al fabbricato e l'ultimo lato risulta chiuso quasi del tutto essendo quasi interamente adiacente ad altro fabbricato confinante con la tettoia. Si fa presente che sulla base del Regolamento Edilizio Comunale e delle circolari della Regione Lazio ( 08/03/1993 prot. 148 S/P e 03/12/1999 prot. 45/REC ) quel tipo di tettoia costituisce un volume computabile nel conteggio della volumetria prevista dal Piano Regolatore Generale, ma come già specificato il Comune aveva precedentemente ceduto l'intera volumetria residua. La tettoia, inoltre, non rispetta le distanze minime tra fabbricati e neppure le distanze dai confini, previste dagli strumenti urbanistici.

IL QUESITO CHE PONGO E' IL SEGUENTE:

le amministrazioni comunali sono tenute al rispetto dei limiti di volumetria edificabile e delle distanze tra fabbricati e dai confini previsti dagli strumenti urbanistici comunali e regionali ?”
Consulenza legale i 05/02/2020
Gli strumenti urbanistici hanno la funzione di disciplinare un ordinato e razionale sviluppo del territorio, contemperando gli interessi pubblici e privati e stabilendo le destinazioni e le regole generali alle quali deve attenersi l’attività edificatoria.
Alle norme relative alle altezze ed alle distanze tra costruzioni, inoltre, viene riconosciuto il carattere fondamentale dell’inderogabilità, considerata la loro funzione di tutelare il decoro, la sicurezza e l’igiene (Cassazione civile, sez. II, 19 febbraio 2019, n.4834).

Vista l’importanza rivestita dal complesso di norme nazionali, regionali e comunali, che regolano l’esercizio dello ius aedifcandi, è facile comprendere come la possibilità di deroghe sia molto limitata ed ammessa in pochi casi strettamente sanciti dalla Legge.
L’art. 9, D.M. n, 1444/1968, ad esempio, prevede la limitata possibilità di deroghe alle distanze in caso l’intervento edilizio riguardi gruppi di edifici inseriti un’unica pianificazione (Cassazione civile sez. II, 25 luglio 2019, n.20188).
L’art. 14, D.P.R. n. 380/2001, inoltre, disciplina il permesso di costruire in deroga agli strumenti urbanistici (ma non alle norme sulle distanze), che costituisce un istituto di carattere eccezionale che può essere concesso esclusivamente per edifici ed impianti pubblici o di interesse pubblico, previa deliberazione del consiglio comunale (Consiglio di Stato, sez. IV, 24 ottobre 2019, n.7228).
Ancora, sono consentite deroghe agli strumenti urbanistici, nel rispetto di particolari condizioni, per la realizzazione di parcheggi (art. 9, Legge n. 122/1989) e nell’ambito del cosiddetti “piani casa” di approvazione regionale.

Quanto all’attività edilizia delle Pubbliche Amministrazioni, infine, l’art. 7, D.P.R. n. 380/2001, prevede che non si applichino le disposizioni del Titolo II, che sancisce le definizioni degli interventi edilizi ed il regime dei titoli abilitativi, nei seguenti casi:
a) opere e interventi pubblici che richiedano per la loro realizzazione l'azione integrata e coordinata di una pluralità di amministrazioni pubbliche allorché l'accordo delle predette amministrazioni, raggiunto con l'assenso del comune interessato, sia pubblicato ai sensi dell'articolo 34, comma 4, del decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267;
b) opere pubbliche, da eseguirsi da amministrazioni statali o comunque insistenti su aree del demanio statale e opere pubbliche di interesse statale, da realizzarsi dagli enti istituzionalmente competenti, ovvero da concessionari di servizi pubblici, previo accertamento di conformità con le prescrizioni urbanistiche ed edilizie ai sensi del decreto del Presidente della Repubblica 18 aprile 1994, n. 383, e successive modificazioni;
c) opere pubbliche dei comuni deliberate dal consiglio comunale, ovvero dalla giunta comunale, assistite dalla validazione del progetto, ai sensi dell'articolo 47 del decreto del Presidente della Repubblica 21 dicembre 1999, n. 554”.

In generale, tutte le suddette disposizioni rispondono all’esigenza di tutelare particolari interessi pubblici, ritenuti dal Legislatore preminenti sugli strumenti urbanistici o sulle norme in materia di distanze.
Tuttavia, nessuna delle norme citate prevede la possibilità di svincolarsi dalle regole che limitano l’attività edificatoria in considerazione della sola natura pubblica del soggetto che la esegue o che è proprietario del bene.
Pertanto, bisogna concludere che anche i Comuni, quando intendono eseguire interventi edilizi che non ricadano in un caso di deroga espressamente previsto dalla Legge, siano tenuti al rispetto delle norme degli strumenti urbanistici e sulle distanze tra costruzioni.