Brocardi.it - L'avvocato in un click! CHI SIAMO   CONSULENZA LEGALE
Diritto penale -

Neuroscienze e diritto penale: applicazioni e criticitą

AUTORE:
ANNO ACCADEMICO: 2022
TIPOLOGIA: Tesi di Laurea Magistrale
ATENEO: Universitą degli Studi di Milano - Bicocca
FACOLTÀ: Giurisprudenza
ABSTRACT
Oggetto di approfondimento del presente elaborato sono le implicazioni delle neuroscienze nell’ambito del diritto penale.
Nello specifico, le neuroscienze sono quel complesso di discipline eterogenee che hanno l’obiettivo di indagare come le connessioni neuronali possono determinare i comportamenti umani.
Tuttavia, lo studio della mente è un tema complesso che ha sollevato diverse problematicità sia in campo etico che giuridico-filosofico. La suddetta relazione ha l’obiettivo di approfondire soprattutto le applicazioni e criticità dell’utilizzo delle pratiche neuroscientifiche nel diritto penale sostanziale. Questo poiché una copiosa discussione si è generata negli ultimi anni a seguito dell’irrompere delle neuroscienze all’interno del diritto penale.
La presente tesi si suddivide in due capitoli.
Il primo è rivolto alle moderne neuroscienze in qualità di nuova materia di studio; si affronta il ruolo svolto da Cesare Lombroso, il quale con i suoi studi sviluppò la teoria atavica della criminalità, ponendo così le basi di una possibile ragione somatica dell’aggressività. Inoltre, l’elaborato mette in luce gli sviluppi scientifici riguardanti le tecniche di esplorazione cerebrale, le quali rilevano direttamente la funzionalità cerebrale grazie alla misurazione dell’attività neuronale o dei correlati elettrici. Tali strumenti sono stati esaminati utilizzando un approccio comparatistico, sottolineandone sia le problematicità che i vantaggi. Si è andati a distinguere le tecniche di brain imaging - in funzione del loro scopo - che sono state utilizzate, sia in campo medico sia in ambito penale, per fare chiarezza sull’esistenza o meno di una specifica patologia ed evidenziare il livello con cui la stessa incida sulla capacità di intendere e di volere.
Secondariamente, si effettua un breve excursus sulla diffusione di numerose discipline collegate alle scienze sociali, le quali si occupano del suffisso “neuro”. Tale studio viene affrontato attraverso l’utilizzo di metodi di visualizzazione strutturali e funzionali.
Si pone, inoltre, l’attenzione sui contributi derivanti dalla genetica comportamentale.
In effetti, grazie alle moderne tecnologie, si è potuto affermare la stretta correlazione tra lo sviluppo del comportamento aggressivo e le alterazioni genetiche. Risulta però chiaro come la genetica molecolare non possa essere considerata un presupposto sufficiente per determinare tali comportamenti, perché fondamentale rimane sempre l’ambiente sociale e personale circostante.
In conclusione al primo capitolo, si affronta brevemente l’utilizzo delle neuroscienze negli Stati Uniti.
In definitiva, oggi è possibile raffigurare, grazie ai sofisticati strumenti di esplorazione del cervello, le connessioni tra le relazioni sinaptiche e le aree cerebrali.
Nel secondo capitolo si richiamano le differenze strutturali tra scienza naturale e scienze giuridiche; esse rappresentano due facce della stessa medaglia. L’attenzione viene rivolta soprattutto verso l’imputabilità e la sua relazione con la colpevolezza. Si evidenzia, inoltre, come gli strumenti neuroscientifici abbiano determinato un punto di svolta sul concetto di vizio di mente, riguardo all’accertamento della capacità di intendere e di volere di soggetti affetti da tali infermità, in quanto riescono a fornire una prova scientifica dell’incisività del vizio di mente sulla capacità di autodeterminazione, perché il rapporto diretto tra tale giudizio e la scienza psichiatrica ne ha influenzato l’evoluzione.
La domanda principale, a cui il presente scritto cerca di rispondere, è se le neuroscienze possono o meno essere considerate come uno strumento utilizzabile dal giudice per appurare se l’autore di reato, affetto da un vizio di mente, fosse capace o meno di autodeterminarsi al momento della commissione del reato. Si menziona la sentenza dalla Cassazione cosiddetta "Raso" che ha seguito il modello psicologico, facendo così rientrare i disturbi della personalità nelle cause di esclusione dell’imputabilità, superando la concezione dualistica di matrice cartesiana.
Per queste ragioni, negli ultimi anni si è sviluppato il dibattito tra neuroscienziati e criminologi riguardante i problemi delle ricerche aventi come oggetto i vari aspetti morfofunzionali del sistema nervoso. In particolare, queste moderne metodologie hanno permesso di giungere a fondamentali scoperte, come ad esempio i neuroni a specchio e le relazioni tra onde cerebrali anomale e comportamento antisociale. Dunque, lo scopo di questo capitolo è mettere in luce le diverse posizioni assunte dalla giurisprudenza e dalla dottrina nei confronti dell’utilizzo giurisprudenziale delle pratiche di neuroimaging e di genetica molecolare.
La questione principale è se gli strumenti neuroscientifici moderni siano in grado di determinare il superamento della "psicologia ingenua", la quale caratterizza il codice Rocco, e, quindi, se si possa modificare l’immagine che l’essere umano ha del libero arbitrio e della responsabilità penale.

Indice (COMPLETO)Apri

Tesi (ESTRATTO)Apri

Acquista questa tesi
Inserisci il tuo indirizzo email: