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Diritto penale -

Le misure di prevenzione Antimafia: inquadramento ed evoluzione

TESI MOLTO VENDUTA
AUTORE:
ANNO ACCADEMICO: 2021
TIPOLOGIA: Tesi di Laurea Magistrale
ATENEO: Universitą degli Studi di Torino
FACOLTÀ: Giurisprudenza
ABSTRACT
La tesi si occupa di fornire un inquadramento sistematico e storico delle misure di prevenzione personali e patrimoniali antimafia. Esse sono volte a contrastare numerose forme di criminalità in particolare mirano a colpire l’ “economia criminale” gestite dalle associazioni di stampo mafioso anche in ambito internazionale. Le misure di prevenzione personali si applicano nei confronti di soggetti ritenuti pericolosi per l’ordine pubblico, esse sono finalizzate ad evitare che questi commettano dei reati mediante l’imposizione di limitazioni alla loro libertà, il Codice disciplina in merito la misura della sorveglianza speciale, semplice o qualificata; l’avviso orale ed il rimpatrio con foglio di via obbligatorio. Le misure di prevenzione patrimoniali invece colpiscono il patrimonio di tali soggetti, attraverso il sequestro, la confisca, la cauzione, l’amministrazione giudiziaria dei beni personali e dei beni connessi ad attività economiche ed aziende, si impedisce ad un soggetto, ritenuto pericoloso, di disporre di beni di probabile acquisizione illecita. Si tratta di misure la cui applicazione prescinde dal compimento di un fatto di reato, per la loro applicazione sono sufficienti indizi dai quali si evince che il soggetto rientri in una delle categorie di pericolosità disciplinate rispettivamente agli articoli 1 e 4 del Codice antimafia (D.Lgs. 159/2011).
Tale istituto risulta particolarmente diffuso nel panorama italiano, nonostante esso sia stato soggetto a numerose critiche da parte di autorevole dottrina per la sua eccessiva indeterminatezza e genericità, che lo allontanano dai precetti costituzionali. Altra parte della dottrina ritiene, invece, che le misure in esame siano conformi al dettato costituzionale esclusivamente quando si opera un bilanciamento tra l’esigenza di tutelare le garanzie dell’individuo, da una parte e la necessità di prevenire il compimento di reati dall’altra.
Dopo un attento esame delle misure in vigore oggi, disciplinate dal Codice delle leggi Antimafia, al libro I, l’elaborato tratta l’evoluzione delle misure di prevenzione, a partire dalla legge 1423/1956, enfatizzando i numerosi interventi da parte della Corte di Cassazione e della Corte costituzionale finalizzati ad assicurare il pieno rispetto dei principi sanciti dalla Carta. Infine la tesi affronta il rapporto dell’istituto in esame con il diritto internazionale, in particolare con la Convenzione Europea dei diritti dell’uomo, analizzando in particolare la sentenza De Tommaso, con cui la Grande Camera ha dichiarato che le misure di prevenzione personali violino i principi sanciti dalla Convenzione EDU, imponendo all’Italia di rivedere la disciplina, in particolare in merito alla pericolosità generica. A seguito dell’intervento della CEDU sono stati molteplici i tentativi della Corte di Cassazione di conformare l’istituto delle misure di prevenzione ai criteri internazionali. Con la sentenza n. 24 del 2019 la Corte nomofilattica è nuovamente intervenuta materia sancendo lo “statuto delle garanzie” alle quali le misure in esame devono essere conformi. È però rilevante sottolineare che nonostante i numerosi interventi da parte sia della giurisprudenza che del legislatore le misure di prevenzione, tutt’ora, siano un istituto particolarmente controverso.

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