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Diritto del lavoro e previdenza sociale -

La contrattazione collettiva decentrata in Italia

AUTORE:
ANNO ACCADEMICO: 2016
TIPOLOGIA: Laurea liv. II (specialistica)
ATENEO: Universitą Cattolica del Sacro Cuore di Milano
FACOLTÀ: Scienze Politiche
ABSTRACT
Quando si affronta la tematica del lavoro e della disciplina giuslavorista, non si può prescindere dal suo baricentro vitale: la contrattazione collettiva con i suoi protagonisti. Protagonisti che sono soggetti collettivi, difensori di interessi appunto plurali ed estesi, i quali operano nell’esercizio delle proprie funzioni nel mercato del lavoro, talvolta cooperando gli uni con gli altri; talvolta fronteggiandosi anche aspramente, con lo scopo di tutelare i propri associanti.
La contrattazione collettiva è quel rapporto di incontro, negoziazione e prese di posizioni tra le associazioni di rappresentanza dei lavoratori e le associazioni dei datori di lavoro. Rapporto in cui spesso lo Stato, mediante l’organo di governo, interagisce nel ruolo di arbitro, mediatore ed interlocutore fondamentale.
Con l’avvento della Costituzione Repubblicana del 1948 e la conseguente e definitiva affermazione dei principi di libertà sindacale sanciti da questa, il paradigma della democrazia partecipativa travalica i confini della politica e si afferma nel mercato del lavoro. Una partecipazione che vede i lavoratori coscienti dei propri diritti operare sul piano del confronto nell’ambito della contrattazione collettiva. Con questo termine si indica quell’insieme di relazioni che si instaurano tra le controparti tipiche del mercato del lavoro al fine di determinare le proprie sorti nei limiti prestabiliti dalla legge. Una definizione ampia ci viene fornita da Treu T. e Cella G. “la contrattazione comprenderà tutto l’insieme dei rapporti negoziali che intercorrono fra sindacati e imprese (o Stato come datore di lavoro) in ordine alla regolazione del rapporto di lavoro, o fra associazioni di rappresentanza e organismi pubblici per il perseguimento degli obiettivi di politica sociale, economica, industriale”.
La contrattazione collettiva nel quadro giuslavorista ha la finalità di regolamentare le condizioni di lavoro sotto tutti i suoi aspetti (dalla retribuzione sino agli orari) e giungere alle condizioni ottimali per domanda e offerta. In questo “dialogo” tra prestatori e datori di lavoro si definiscono dunque i parametri e gli standard economici e normativi di riferimento sia per i contratti di lavoro collettivi sia per i contratti di lavoro individuali. La contrattazione collettiva è dunque finalizzata al raggiungimento di un accordo tra le parti basando la propria ragion d’essere sull’art. 39 Cost., articolo che riconosce l’autonomia delle organizzazioni sindacali sulla base del rapporto di rappresentanza tra lavoratore e sindacato di appartenenza, il cui fine ultimo è appunto l’esercizio del proprio potere negoziale.
Nel sistema di relazioni industriali italiano, per quanto attiene ai settori privati, il decentramento contrattuale si attua in prevalenza attraverso la contrattazione aziendale. Questa tipologia contrattuale rientra dunque in quella sfera del diritto del lavoro definita oggi come “contrattazione collettiva decentrata”. È a partire dagli anni Sessanta che la contrattazione collettiva cambia: si arricchisce del livello aziendale ed inizia un lento processo di decentralizzazione. Con il Protocollo Intersind/Asap e la Federazione di categoria dei metalmeccanici nel 1962 si ha il primo riconoscimento formale della contrattazione articolata. La legittimazione del contratto collettivo aziendale coincide con la denuncia da parte della dottrina giuslavorista di legami ancora esistenti fra il periodo corporativo e la prima fase repubblicana. Sino a quel periodo prevale l’impostazione data in sede di Assemblea Costituente per la redazione del testo costituzionale, con riferimenti solamente al contratto nazionale di categoria, e la dimensione aziendale non viene mai presa in considerazione. Romagnoli indica la nascita del contratto collettivo aziendale come un’invenzione dei sindacati e colloca tale fattispecie contrattuale nella pluralità degli ordinamenti giuridici.

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