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Storia e filosofia del diritto -

Il binomio finito-infinito tra Giordano Bruno e la prima rivoluzione scientifica

AUTORE:
ANNO ACCADEMICO: 2003
TIPOLOGIA: Tesi di Laurea (vecchio ordinamento)
ATENEO: Universitą degli Studi di Foggia
FACOLTÀ: Giurisprudenza
ABSTRACT
La fase cruciale che, forse più d’ogni altra, realizza una cesura tra il Basso Medioevo e l’Età moderna è l’Umanesimo. Il Rinascimento culturale che interessa l’Europa dalla seconda metà del Quattrocento coincide, sul piano storico, con alcuni eventi di portata capitale: in particolare, l’invenzione della stampa a caratteri mobili (1456), la scoperta delle Americhe (1492) e, più tardi, la circumnavigazione della Terra (1519–1521).
Sul piano giuridico, l’antico apparato di diritto comune – sorto dalle ceneri del diritto romano-giustinianeo e canonico – che si era sviluppato in grazia al vuoto istituzionale prodotto dal definitivo crollo dell’Impero romano – comincia, in tale fase, a mostrare segni di invecchiamento, entrando in crisi. L’impianto – che si fondava sulla communis opinio dei più autorevoli doctores (formatisi nelle Università), alla quale di volta in volta il giudice conformava la decisione di un giudizio – nonostante la sua effettiva utilità a dirimere casi concreti e a comporre interessi diversi, viene accusato di aver provocato un’iper-produzione casistica e una generale confusione.
Questa critica severa all’attività giurisprudenziale troverà il suo culmine nei due dispacci del Ministro Bernardo Tanucci, ottenuti nel 1774 da Ferdinando IV, i quali prevederanno l’obbligo per i giudici dei superiori tribunali partenopei di motivare le proprie sentenze.
Queste disposizioni, però, non avranno molta fortuna poiché si scontreranno con la netta opposizione e la reazione conservatrice dei giudici delle alte magistrature, finché, con un altro dispaccio, saranno abrogate nel 1791.
Ciò nonostante, esse presentano un aspetto di notevole modernità: la dichiarata subordinazione del giudice alla legge, principio che incontrerà l’approvazione dei pensatori dell’Illuminismo e che troverà ampio spazio nel dibattito successivo.
Sarà, quindi, la Rivoluzione francese – con l’enunciazione del primato della legge sulle altre fonti normative – a sancire il definitivo tramonto del diritto comune. Volendo ricercare l’origine dei fermenti ideologici alla base di una simile trasformazione dell’assetto normativo e istituzionale, ci si accorge che il relativo terreno preparatorio è rappresentato dalla rivoluzione scientifica seicentesca. Tornando indietro di qualche passo, dunque, proviamo a delineare il Rinascimento sotto un altro suo profilo decisivo, quello scientifico-filosofico.
L’introduzione del metodo sperimentale e le osservazioni compiute ad opera di Galileo Galilei, l’immagine di un mondo concepito come un ‘orologio’ fornita da Keplero, il Discorso sul metodo di Cartesio sono i pilastri di quella rivoluzione copernicana del sapere, avente ad oggetto il problema del metodo, che investe la società tra il XVI e il XVII secolo e rappresentano il fulcro del processo di razionalizzazione, frutto del dibattito scientifico di quel periodo.
Il quarto pilastro (affinché l’edificio della rivoluzione scientifica possa reggersi) è la teoria di un universo infinito abitato da infiniti mondi elaborata da Giordano Bruno. Ciò non deve stupire: “la bruniana filosofia dell’infinito – per dirla con Eugenio Garin – è e, al contempo, non è la nuova visione scientifica dell’universo”. Ma se non lo è, pure ne costituisce il presupposto necessario. Dunque, il filosofo di Nola avrebbe anticipato con le sue intuizioni le successive acquisizioni della rivoluzione scientifica, se è vero che in tutti i maggiori esponenti del pensiero scientifico e filosofico della prima metà del Seicento si riscontra una sottile quanto costante influenza esercitata dalla visione bruniana, pur se celata da una ‘retorica del rifiuto’ che si risolve in un ossequio formale.
In sostanza, intorno alla prima metà del Seicento, nonostante i divieti, i processi e le condanne del Santo Uffizio, le suggestioni legate al pensiero del Nolano attraversano tutta la cultura scientifica e filosofica europea, coinvolgendo astronomi, matematici, scienziati e metafisici. Giordano Bruno, in definitiva, costituisce il punto di partenza ma anche di chiusura ideale del nostro cerchio.
Mettendo in fila gli elementi della trattazione, se ne è ricavata la tesi che si vuol sostenere (e dimostrare): Bruno, in conclusione, sarebbe il precursore e il fautore di quella modernità che si compie grazie alla rivoluzione scientifica e che fa perno sul metodo sperimentale, introdotto da Galilei; le suggestioni indotte dalla rinnovata fiducia nella ragione umana si proiettano fino al Secolo dei Lumi, avviando un vasto dibattito sulle riforme dell’ordinamento, con afflati di rinnovamento generale e rigenerazione dell’umanità.
Il punto di arrivo sarà un radicale superamento dell’Ancièn regime e, di conseguenza, il crollo dell’apparato di diritto comune che lo sosteneva; al loro posto troverà spazio il primato della legge e il principio della certezza del diritto, sacralizzati nei Codici progressivamente emanati dai moderni Stati ottocenteschi.

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