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Articolo 4 Legge sui reati tributari

(D.lgs. 10 marzo 2000, n. 74)

Dichiarazione infedele

Dispositivo dell'art. 4 Legge sui reati tributari

1. Fuori dei casi previsti dagli articoli 2 e 3, è punito con la reclusione da uno a tre anni chiunque, al fine di evadere le imposte sui redditi o sul valore aggiunto, indica in una delle dichiarazioni annuali relative a dette imposte elementi attivi per un ammontare inferiore a quello effettivo od elementi passivi inesistenti, quando, congiuntamente:

  1. a) l'imposta evasa è superiore, con riferimento a taluna delle singole imposte, a euro centocinquantamila;
  2. b) l'ammontare complessivo degli elementi attivi sottratti all'imposizione, anche mediante indicazione di elementi passivi inesistenti, è superiore al dieci per cento dell'ammontare complessivo degli elementi attivi indicati in dichiarazione, o, comunque, è superiore a euro tre milioni.

1-bis. Ai fini dell'applicazione della disposizione del comma 1, non si tiene conto della non corretta classificazione, della valutazione di elementi attivi o passivi oggettivamente esistenti, rispetto ai quali i criteri concretamente applicati sono stati comunque indicati nel bilancio ovvero in altra documentazione rilevante ai fini fiscali, della violazione dei criteri di determinazione dell'esercizio di competenza, della non inerenza, della non deducibilità di elementi passivi reali.

1-ter. Fuori dei casi di cui al comma 1-bis, non danno luogo a fatti punibili le valutazioni che singolarmente considerate, differiscono in misura inferiore al 10 per cento da quelle corrette. Degli importi compresi in tale percentuale non si tiene conto nella verifica del superamento delle soglie di punibilità previste dal comma 1, lettere a) e b).

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Consulenze legali
relative all'articolo 4 Legge sui reati tributari

Seguono tutti i quesiti posti dagli utenti del sito che hanno ricevuto una risposta da parte della redazione giuridica di Brocardi.it usufruendo del servizio di consulenza legale. Si precisa che l'elenco non è completo, poiché non risultano pubblicati i pareri legali resi a tutti quei clienti che, per varie ragioni, hanno espressamente richiesto la riservatezza.

Anonimo chiede
lunedì 26/08/2019 - Marche
“Un professionista ha asseverato una dichiarazione IVA a rimborso di 700 mila euro, il 28 febbraio 2014, relativa all'anno 2013. Si chiede di conoscere i tempi di prescrizione dell'azione tributaria e di quella penale, nonché le responsabilità del professionista, se una verifica della AdE, al contribuente, accerta l'infedeltà della dichiarazione IVA per 300 mila euro, ed in fine, se durante le fasi della verifica fiscale, il professionista debba essere avvertito.

Consulenza legale i 27/08/2019
Rispondiamo ai quesiti singolarmente.

Quanto alla “prescrizione”, l’azione tributaria non è assoggettata ad un limite temporale e, anzi, spesso gli accertamenti di natura fiscale presentano un grosso sfasamento temporale rispetto all’anno d’imposta indagato.
Rispetto a quella del reato penale, stando al tenore del parere sembra configurabile la fattispecie di cui all’art. 4 del D.Lgs 74 del 2000 i cui termini di prescrizione, aumentati di un terzo come da disposizione dell’art. 17 del medesimo decreto, ammontano ad anni 10 dalla consumazione del reato.

Quanto, invece, alla necessità di avvertire il professionista nel corso della verifica fiscale, non v’è alcuna disposizione normativa che imponga tale incombente all’AdE. Nel corso delle sue ispezioni, invero, il fisco ha solo l’onere di avvertire il soggetto cui è riferibile la dichiarazione ipoteticamente incriminata.

Sul versante della responsabilità del professionista asseveratore, la risposta è complessa.

Questi, infatti, risponderà del reato solo allorché vi siano degli elementi dai quali possa desumersi che il professionista abbia concorso col soggetto cui fa riferimento la dichiarazione infedele.

Concorrere, senza entrare in tecnicismi sterili, vuol dire aver posto una condotta che abbia materialmente agevolato la commissione del reato. Ad esempio, si avrà concorso laddove il professionista abbia asseverato la dichiarazione infedele dopo aver posto in essere delle compensazioni fiscali illegittime tale per cui egli sapeva benissimo che l’importo dichiarato era inferiore rispetto a quello ipoteticamente corretto.

Oppure, il professionista può concorrere nel reato laddove abbia posto in essere una condotta, di natura morale, che abbia istigato e/o determinato il soggetto cui la dichiarazione infedele fa riferimento a commettere il reato. Si pensi, ad esempio, al professionista che incita il cliente a dichiarare meno rassicurando quest’ultimo sul fatto che l’AdE non farà gli accertamenti dovuti.

Di certo il professionista non risponde del reato laddove questi abbia soltanto asseverato la dichiarazione infedele e non abbia posto in essere alcuna attività che abbia in qualche modo agevolato la dichiarazione infedele.