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Articolo 47 Legge sull'ordinamento penitenziario

(L. 26 luglio 1975, n. 354)

Affidamento in prova al servizio sociale

Dispositivo dell'art. 47 Legge sull'ordinamento penitenziario

1. Se la pena detentiva inflitta non supera tre anni, il condannato può essere affidato al servizio sociale fuori dell'istituto per un periodo uguale a quello della pena da scontare.

2. Il provvedimento è adottato sulla base dei risultati della osservazione della personalità, condotta collegialmente per almeno un mese in istituto, nei casi in cui si può ritenere che il provvedimento stesso, anche attraverso le prescrizioni di cui al comma 5, contribuisca alla rieducazione del reo e assicuri la prevenzione del pericolo che egli commetta altri reati.

3. L'affidamento in prova al servizio sociale può essere disposto senza procedere all'osservazione in istituto quando il condannato, dopo la commissione del reato, ha serbato comportamento tale da consentire il giudizio di cui al comma 2.

3-bis. L'affidamento in prova può, altresì, essere concesso al condannato che deve espiare una pena, anche residua, non superiore a quattro anni di detenzione, quando abbia serbato, quantomeno nell'anno precedente alla presentazione della richiesta, trascorso in espiazione di pena, in esecuzione di una misura cautelare ovvero in libertà, un comportamento tale da consentire il giudizio di cui al comma 2.

4. L'istanza di affidamento in prova al servizio sociale è proposta, dopo che ha avuto inizio l'esecuzione della pena, al tribunale di sorveglianza competente in relazione al luogo dell'esecuzione. Quando sussiste un grave pregiudizio derivante dalla protrazione dello stato di detenzione, l'istanza può essere proposta al magistrato di sorveglianza competente in relazione al luogo di detenzione. Il magistrato di sorveglianza, quando sono offerte concrete indicazioni in ordine alla sussistenza dei presupposti per l'ammissione all'affidamento in prova e al grave pregiudizio derivante dalla protrazione dello stato di detenzione e non vi sia pericolo di fuga, dispone la liberazione del condannato e l'applicazione provvisoria dell'affidamento in prova con ordinanza. L'ordinanza conserva efficacia fino alla decisione del tribunale di sorveglianza, cui il magistrato trasmette immediatamente gli atti, che decide entro sessanta giorni.

5. All'atto dell'affidamento è redatto verbale in cui sono dettate le prescrizioni che il soggetto dovrà seguire in ordine ai suoi rapporti con il servizio sociale, alla dimora, alla libertà di locomozione, al divieto di frequentare determinati locali ed al lavoro.

6. Con lo stesso provvedimento può essere disposto che durante tutto o parte del periodo di affidamento in prova il condannato non soggiorni in uno o più comuni, o soggiorni in un comune determinato; in particolare sono stabilite prescrizioni che impediscano al soggetto di svolgere attività o di avere rapporti personali che possono portare al compimento di altri reati.

7. Nel verbale deve anche stabilirsi che l'affidato si adoperi in quanto possibile in favore della vittima del suo reato ed adempia puntualmente agli obblighi di assistenza familiare.

8. Nel corso dell'affidamento le prescrizioni possono essere modificate dal magistrato di sorveglianza. Le deroghe temporanee alle prescrizioni sono autorizzate, nei casi di urgenza, dal direttore dell'ufficio di esecuzione penale esterna, che ne dà immediata comunicazione al magistrato di sorveglianza e ne riferisce nella relazione di cui al comma 10.

9. Il servizio sociale controlla la condotta del soggetto e lo aiuta a superare le difficoltà di adattamento alla vita sociale, anche mettendosi in relazione con la sua famiglia e con gli altri suoi ambienti di vita.

10. Il servizio sociale riferisce periodicamente al magistrato di sorveglianza sul comportamento del soggetto.

11. L'affidamento è revocato qualora il comportamento del soggetto, contrario alla legge o alle prescrizioni dettate, appaia incompatibile con la prosecuzione della prova.

12. L'esito positivo del periodo di prova estingue la pena detentiva ed ogni altro effetto penale. Il tribunale di sorveglianza, qualora l'interessato si trovi in disagiate condizioni economiche, può dichiarare estinta anche la pena pecuniaria che non sia stata già riscossa.

12-bis. All'affidato in prova al servizio sociale che abbia dato prova nel periodo di affidamento di un suo concreto recupero sociale, desumibile da comportamenti rivelatori del positivo evolversi della sua personalità, può essere concessa la detrazione di pena di cui all'articolo 54. Si applicano gli articoli 69, comma 8, e 69 bis nonché l'articolo 54, comma 3.

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relative all'articolo 47 Legge sull'ordinamento penitenziario

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Andrea D. chiede
giovedì 07/03/2019 - Abruzzo
“Salve ho subito una condanna a pena detentiva di mesi 2 il mio avvocato.ha presentato istanza per affidamento in prova al servizio sociale e in subordine l'applicazione degli arresti domiciliari presentando la documentazione attestante lo svolgimento da parte mia di servizio di volontariato presso l'unione Italiana ciechi ed ipovedenti, documentazione con la quale si attesta la mia attività di artigiano edile e la liberatoria con la quale ho risarcito interamente la persona vittima del reato, premetto che tale documentazione è stata verificata dalla questura mediante convocazione del presidente dell associazione e del titolare dell attività dove attualmente lavoro i quali hanno confermato la veridicità della documentazione, l'udienza è stata celebrata il giorno 5 cm. Vorrei sapere se tale documentazione è sufficiente e quale potrebbe essere un eventuale motivo di diniego all'applicazione della misura dell affidamento in prova grazie”
Consulenza legale i 11/03/2019
L’ affidamento in prova al servizio sociale rappresenta una misura di espiazione della pena detentiva alternativa all’incarcerazione ed è prevista dall’art. dall’art. 47 della legge 354/ 1975 (ordinamento penitenziario).

L’articolo in esame prevede che possono accedere a tale misura di esecuzione
- i soggetti condannati ad una pena non superiore a tre anni e che
- successivamente alla commissione del fatto abbiano serbato una condotta tale da persuadere il giudice che la misura alternativa alla detenzione sia funzionale alla concreta rieducazione del reo e che il soggetto non commetta altri reati.

Va detto dunque che i parametri su cui il giudice basa la sua scelta sono estremamente discrezionali.

Al contempo, però, va allo stesso tempo detto che è estremamente difficile che il giudice, ravvisati i presupposti formali per la concessione del beneficio (come nel caso di specie) emetta un provvedimento di diniego. Ciò, infatti, accade solo allorché l’imputato sia pregiudicato e/o la sua storia giudiziaria dia prova di una tendenza a delinquere di non poco conto.

In estrema sintesi, i documenti prodotti dalla difesa sono più che sufficienti a che il giudice conceda il beneficio e non si vede alcuna ragione per la quale il predetto beneficio non debba essere erogato stante la sussistenza dei requisiti formali richiesti dall’art. 47 dell’ordinamento penitenziario e l’insussistenza di altri elementi tali per cui il giudice possa addivenire ad una soluzione diversa.