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Articolo 37 Legge fallimentare

(R.D. 16 marzo 1942, n. 267)

[Aggiornato al 28/02/2021]

Revoca del curatore

Dispositivo dell'art. 37 Legge fallimentare

Il tribunale può in ogni tempo, su proposta del giudice delegato o su richiesta del comitato dei creditori o d'ufficio, revocare (1) il curatore.

Il tribunale provvede con decreto motivato, sentiti il curatore e il comitato dei creditori (2).

Contro il decreto di revoca o di rigetto dell'istanza di revoca, è ammesso reclamo alla corte di appello ai sensi dell'articolo 26; il reclamo non sospende l'efficacia del decreto (3).

Note

(1) I motivi di revoca del curatore sono, in genere: la sopravvenienza di una causa di incapacità (es. interdizione); l'incompatibilità soggettiva (es. il curatore è parente del fallito); inosservanza dei doveri del proprio ufficio; inadempienza rispetto ad altri doveri che il giudice discrezionalmente valuta come sufficienti a revocare l'incarico.
La norma non ne parla, ma si ammette generalmente che il curatore possa anche esercitare un recesso per giusta causa, che diviene efficace nel momento in cui viene nominato un nuovo curatore (per il principio della prorogatio).
(2) Comma così modificato dal d.lgs. 5/2006.
(3) Comma aggiunto dal d.lgs. 5/2006.
Il reclamo è possibile proprio perché il decreto di revoca o rigetto della domanda di revoca del curatore deve essere motivato.

Ratio Legis

Il tribunale ha la competenza sui provvedimenti di nomina, revoca o sostituzione degli organi della procedura (art. 23 della l. fall.): tuttavia, è tenuto a dare motivazione al decreto con cui dispone una delle precedenti decisioni.

Massime relative all'art. 37 Legge fallimentare

Cass. civ. n. 7876/2006

Avverso il provvedimento del tribunale fallimentare che pronunci in tema di revoca del curatore non è ammesso il ricorso straordinario per cassazione ai sensi dell'art. 111 Cost., atteso che il conferimento dell'ufficio non consolida un diritto soggettivo del curatore al mantenimento della sua funzione, né è idoneo ad interferire nella sfera soggettiva del fallito ovvero di alcuno dei singoli creditori, trattandosi di ufficio d'interesse pubblico da cui può essere disposta la rimozione in ogni tempo, laddove il tribunale ritenga che la permanenza del professionista chiamato a ricoprirlo possa pregiudicare gli interessi della procedura, con il corollario della palese natura meramente ordinatoria del provvedimento che pronuncia, sia positivamente che negativamente, sulla revoca. (Nella fattispecie la S.C. ha dichiarato inammissibile il ricorso proposto da uno dei due falliti e dagli eredi dell'altro avverso il rigetto della richiesta di revoca del curatore da essi rivolta al tribunale fallimentare e da quest'ultimo presa in considerazione quale segnalazione in vista dell'esercizio dei suoi poteri officiosi ai sensi dell'art. 37 legge fall.).

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