Brocardi.it - L'avvocato in un click! CHI SIAMO   CONSULENZA LEGALE

Articolo 226 Codice di procedura penale

(D.P.R. 22 settembre 1988, n. 477)

Conferimento dell'incarico

Dispositivo dell'art. 226 Codice di procedura penale

1. Il giudice, accertate le generalità del perito, gli chiede se si trova in una delle condizioni previste dagli articoli 222 e 223, lo avverte degli obblighi e delle responsabilità previste dalla legge penale e lo invita a rendere la seguente dichiarazione: «consapevole della responsabilità morale e giuridica che assumo nello svolgimento dell'incarico, mi impegno ad adempiere al mio ufficio senza altro scopo che quello di far conoscere la verità e a mantenere il segreto su tutte le operazione peritali» (1).

2. Il giudice formula quindi i quesiti, sentiti il perito, i consulenti tecnici [225], il pubblico ministero e i difensori presenti (2).

Note

(1) Si ricordi che la falsa perizia è reato punito con la reclusione da due a sei anni (art. 373).
(2) I quesiti rappresentano i confini dell'incarico peritale, dunque viene riconosciuta la giudice la funzione di delimitare il thema probandum.

Ratio Legis

La disposizione in esame è diretta ad assicurare la più idonea competenza tecnica e scientifica dei periti, nonchè l'efficienza di tale fondamentale mezzo di prova.

Spiegazione dell'art. 226 Codice di procedura penale

Per quanto concerne la disciplina generale della perizia, la norma in commento stabilisce che il giudice, una volta accertate le generalità del perito, gli domanda se egli si trovi in una delle situazioni di incompatibilità o inconferibilità dell’incarico previste dagli articoli 222 e 223, lo avverte delle responsabilità penali in cui può incorrere in caso di reticenza o mendacio (v. art. 373 c.p.) e gli fa recitare l’apposita formula.

Ai sensi del comma 2, il giudice, una volta sentiti il perito, i consulenti tecnici, il pubblico ministero ed i difensori, formula i quesiti da sottoporre, le cui risposte integreranno la relazione peritale.

Massime relative all'art. 226 Codice di procedura penale

Cass. pen. n. 31304/2005

Nel giudizio abbreviato gli atti probatori inutilizzabili sono solo quelli affetti da un vizio «patologico» cioé assunti «contra legem» ed il cui impiego è vietato non solo in dibattimento ma anche in qualunque altra fase del procedimento quali le indagini e l'udienza preliminare, le procedure incidentali cautelari, le procedure negoziali di merito. (In applicazione del principio la Corte ha escluso che le intercettazioni telefoniche disposte per la cattura del latitante che si sottraeva ad un ordine di carcerazione — autorizzate dal Gip, anziché dal giudice dell'esecuzione o in via d'urgenza dal P.M. — configurino un'ipotesi di prova vietata o assunta con modalità tali da violare garanzie costituzionali).

Hai un dubbio o un problema su questo argomento?

Scrivi alla nostra redazione giuridica

e ricevi la tua risposta entro 5 giorni a soli € 29,90

N.B.: una volta effettuato il pagamento sarà possibile inviare documenti o altro materiale relativo al quesito posto; indicazioni sulle modalità dell'invio verranno fornite via email.