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Articolo 493 Codice di procedura penale

(D.P.R. 22 settembre 1988, n. 477)

Richieste di prova

Dispositivo dell'art. 493 Codice di procedura penale

1. Il pubblico ministero, i difensori della parte civile, del responsabile civile, della persona civilmente obbligata per la pena pecuniaria e dell'imputato nell'ordine indicano i fatti che intendono provare e chiedono l'ammissione delle prove.

2. È ammessa l'acquisizione di prove non comprese nella lista prevista dall'articolo 468 quando la parte che le richiede dimostra di non averle potute indicare tempestivamente.

3. Le parti possono concordare l'acquisizione al fascicolo per il dibattimento di atti contenuti nel fascicolo del pubblico ministero, nonché della documentazione relativa all'attività di investigazione difensiva (1).

4. Il presidente impedisce ogni divagazione, ripetizione e interruzione e ogni lettura o esposizione del contenuto degli atti compiuti durante le indagini preliminari.

Note

(1) Si ritiene applicabile quanto disposto dall'art. 190 in materia di diritto alla prova.

Ratio Legis

Si tratta della c.d. esposizione introduttiva, la cui ratio si ravvisa nell'esigenza che siano le parti a fissare il tema della discussione, dal momento che il giudice in questa fase interviene solo come destinatario delle iniziative del P.M. e dei difensori, non avendo un ruolo attivo.

Spiegazione dell'art. 493 Codice di procedura penale

Momento assolutamente fondamentale dell'instaurazione della fase dibattimentale è l'esposizione introduttiva, tramite il quale il pubblico ministero porta a conoscenza del giudice i fatti di causa. L'importanza dell'atto si comprende maggiormente tenendo presente che il giudice non conosce nulla delle indagini preliminari, salvo il capo d'imputazione e degli atti contenuti nel fascicolo per il dibattimento.

Dato quindi atto della mancanza di un ruolo attivo da parte del giudice in questa fase, sta al pubblico ministero ed alle parti, tramite i difensori, renderlo edotto della materia del processo in corso.Dapprima il pubblico ministero e, in seguito, i difensori delle parti private e da ultimo dell'imputato indicano i fatti che intendono provare e le prove di cui chiedono l'ammissione.

Nonostante l'oralità che caratterizza l'esposizione introduttiva, non è escluso l'utilizzo di memorie scritte, di cui le parti possono avvalersi, soprattutto per facilitare l'enucleazione di questioni probatorie complesse, ma comunque dovendo attenersi al divieto di introduzione di prove non ammissibili, quali ad esempio di atti contenuti nel fascicolo del pubblico ministero.

L'esame testimoniale di persone non indicate nell'apposita lista depositata ai sensi dell'articolo 468 è invece ammissibile solo quando la parte interessata dimostri di non averle potute produrre tempestivamente. Ad ogni modo, nuove prove possono comunque essere ammesse anche al termine dell'istruzione dibattimentale ex art. 507 o, se vi è assoluta necessità, persino dopo l'inizio della discussione ex art. 523.

Terminate l'esposizione introduttiva, le parti possono concordare l'acquisizione al fascicolo per il dibattimento di atti contenuto nel fascicolo del pubblico ministero e della documentazione relativa alle indagini difensive svolte. Tale acquisizione non è di poco conto, posto che tramite la lettura degli atti inseriti nel fascicolo per il dibattimento si realizza a tutti gli effetti l'acquisizione al processo della prova e quindi la sua diretta utilizzabilità ai fini della decisione del giudice. Ad ogni modo, l'accordo del pubblico ministero e dell'imputato non inficia certo il ptere d'acquisizione d'ufficio delle prove da parte del giudice, come infatti prevede il comma 1 bis dell'articolo 507, ma a parte questo può comportare un notevole risparmio di tempo in favore dell'economia processuale. Sempre a tal proposito, non si può dimenticare il fatto che le prove acquisite di concerto al fascicolo per il dibattimento dovranno comunque subire il vaglio di ammissibilità da parte del giudice ex art. 190.

Come anticipato, gli atti compiuti durante le indagini preliminari e contenuti solo nel fascicolo del pubblico ministero non possono formare oggetto di prova, motivo per cui il giudice deve impedirne la lettura in dibattimento. Il presidente impedisce altresì ogni divagazione, ripetizione ed interruzione.

Massime relative all'art. 493 Codice di procedura penale

Cass. pen. n. 7061/2010

Il consenso all'acquisizione al fascicolo del dibattimento di atti contenuti in quello del pubblico ministero può essere validamente prestato anche dal difensore dell'imputato, sia esso di fiducia o d'ufficio, in quanto estrinsecazione del generale potere di indicazione dei fatti da provare e delle prove e conseguente al principio generale di rappresentanza dell'imputato da parte del difensore.

Cass. pen. n. 23157/2007

Il consenso prestato dall'imputato per l'acquisizione di verbali di dichiarazioni, a norma degli artt. 513, comma primo e 493, comma terzo c.p.p., non è revocabile.

Cass. pen. n. 5327/2004

Se è vero che la situazione di impossibilità che consente, secondo l'art. 493, secondo comma, c.p.p., la acquisizione di prove non indicate nella lista prevista dall'art. 468 dello stesso codice deve essere intesa in senso relativo e non assoluto, potendo essa ricorrere anche in presenza di un contesto di difficile esercizio della facoltà riconosciuta alle parti dall'art. 468 cit., rientra nell'esclusiva competenza del giudice di merito la valutazione delle circostanze addotte dalle parti processuali per dimostrare di non avere potuto indicare tempestivamente le prove nella lista.

Cass. pen. n. 2524/1996

Non sussiste alcuna violazione del diritto di difesa nell'esposizione introduttiva del P.M. con cui si riportino le dichiarazioni rese dagli imputati in sede di indagini preliminari, non essendo la stessa in alcun modo vincolante per il giudice.

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