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Articolo 26 Codice di procedura penale

(D.P.R. 22 settembre 1988, n. 477)

Prove acquisite dal giudice incompetente

Dispositivo dell'art. 26 Codice di procedura penale

1. L'inosservanza delle norme sulla competenza non produce l'inefficacia delle prove già acquisite.

2. Le dichiarazioni rese al giudice incompetente per materia, se ripetibili, sono utilizzabili soltanto nell'udienza preliminare [416 c.p.p. e ss.] e per le contestazioni a norma degli articoli 500 e 503.

Ratio Legis

L'articolo in oggetto, in ossequio al principio utile per inutile non vitiatur, stabilisce i casi in cui possono o non posso essere utilizzate le prove acquisite dal giudice incompetente e, in caso siano utilizzabili, ne detta i limiti di impiego. In particolar modo stabilisce che se si tratta di atti ripetibili, le prove acquisite possono essere utilizzate in udienza preliminare; in giudizio non sono utilizzabili e la prova deve essere ripetuta salvo però quanto previsto per le contestazioni di cui agli artt. 500 e 503 c.p.p.
Se invece la prova consiste in un atto irripetibile (ad es. la dichiarazione resa da un collaboratore di giustizia nel frattempo deceduto), il legislatore ha voluto salvaguardare la prova acquisita e pertanto, anche se assunta dal giudice incompetente, è comunque utilizzabile.

Massime relative all'art. 26 Codice di procedura penale

Cass. pen. n. 1263/2013

Le prove orali assunte da giudice originariamente incompetente per materia ma a cui la competenza sia stata attribuita, in via retroattiva, per legge sono pienamente utilizzabili, non risultando ad esse applicabile la regola di cui all'art. 26 comma secondo, c.p.p.. (Fattispecie relativa all'applicazione retroattiva, ex art. 2, comma primo, D.L. n. 10 del 2010, conv. in l. n. 52 del 2010, della competenza per materia del tribunale per il delitto di associazione di tipo mafioso, in qualsiasi modo aggravato).

Cass. pen. n. 14/1994

In tema di reati ministeriali, la violazione del divieto, per il procuratore della Repubblica, ai sensi dell'art. 6, comma secondo, della legge costituzionale 16 gennaio 1989 n. 1, di compiere indagini prima della trasmissione delle proprie richieste, con i relativi atti, al collegio di cui all'art. 7 della citata legge costituzionale non comporta l'inutilizzabilità, ai sensi dell'art. 191 c.p.p., in sede cautelare, degli elementi acquisiti; e ciò in forza della espressa deroga al principio della inutilizzabilità delle prove illegittimamente acquisite prevista dall'art. 26 c.p.p. per il caso in cui tale illegittimità derivi dall'inosservanza delle norme sulla competenza per materia (assimilabile a quella per funzione) e le prove siano ripetibili ed utilizzate soltanto nella fase precedente il giudizio.

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