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Articolo 473 bis 2 Codice di procedura civile

(R.D. 28 ottobre 1940, n. 1443)

[Aggiornato al 02/03/2024]

Poteri del giudice

Dispositivo dell'art. 473 bis 2 Codice di procedura civile

(1)A tutela dei minori il giudice può d'ufficio nominare il curatore speciale nei casi previsti dalla legge(3), adottare i provvedimenti opportuni in deroga all'articolo 112 e disporre mezzi di prova al di fuori dei limiti di ammissibilità previsti dal Codice Civile, nel rispetto del contraddittorio e del diritto alla prova contraria.

Con riferimento alle domande di contributo economico, il giudice può d'ufficio ordinare l'integrazione della documentazione depositata dalle parti e disporre ordini di esibizione e indagini sui redditi, sui patrimoni e sull'effettivo tenore di vita, anche nei confronti di terzi, valendosi se del caso della polizia tributaria(2)(4).

Note

(1) Disposizione inserita dal D. Lgs. 10 ottobre 2022 n. 149 (c.d. "Riforma Cartabia").
(2) Il D. Lgs. 10 ottobre 2022, n. 149, come modificato dalla L. 29 dicembre 2022, n. 197, ha disposto (con l'art. 35, comma 1) che "Le disposizioni del presente decreto, salvo che non sia diversamente disposto, hanno effetto a decorrere dal 28 febbraio 2023 e si applicano ai procedimenti instaurati successivamente a tale data. Ai procedimenti pendenti alla data del 28 febbraio 2023 si applicano le disposizioni anteriormente vigenti".
(3) Il giudice del nuovo rito di famiglia, avendo sempre il primario compito di tutelare i minori e i soggetti deboli anche sul piano economico, può adesso nominare il curatore speciale del minore (nei casi previsti dalla legge), oltre che assumere ogni provvedimento anche in deroga al principio di corrispondenza tra chiesto e pronunciato [112 c.p.c.].
(4) Si intende in questo modo attivare una disclosure a 360 gradi su richiesta sia delle parti ovvero, se omessa o parziale, a seguito di un intervento espresso di chiarezza e chiarimenti da parte del giudice

Spiegazione dell'art. 473 bis 2 Codice di procedura civile

La norma in esame, come risulta dalla sua stessa rubrica, disciplina nel dettaglio i poteri ufficiosi del giudice che gestisce tutta la fase della trattazione e della istruzione a tutela degli interessi del minore, anche nella veste di giudice monocratico nominato fin dal deposito del ricorso.

A questi, infatti, viene attribuito, oltre al potere di nominare il curatore speciale in tutti i casi previsti dalla legge (ma anche ogni qualvolta emergano i presupposti previsti dall’art. 78 del c.p.c. e, più nello specifico, dalla nuova norma di cui all’art. 473 bis 8 del c.p.c.), anche il potere decisorio di adottare i provvedimenti opportuni in deroga all’art. 112 del c.p.c., nonché poteri di natura tipicamente istruttoria, consistenti nel disporre di mezzi di prova al di fuori dei limiti di ammissibilità previsti dal codice civile, purchè venga rispettata la generale clausola di salvaguardia costituita da quella particolare applicazione del principio del contraddittorio rappresentata dal diritto alla prova contraria.

La norma non individua quali tipi di provvedimenti il giudice possa adottare, mentre utilizza un’espressione volutamente elastica, per mezzo della quale si intende proprio apprestare massima tutela al minore.
Significativi sono i poteri istruttori che consentono al giudice di individuare i mezzi di prova che possono essere assunti ai predetti fini, sia prescindendo dalle deduzioni delle parti sia al di fuori dei limiti stabiliti dal codice civile (ci si intende riferire agli artt. 2721 e ss. c.c.).
Occorre, tuttavia, tenere presente che, qualora il giudice eserciti poteri istruttori d’ufficio, lo stesso sarà in ogni caso tenuto a garantire il contraddittorio con le parti, attribuendo loro la facoltà di dedurre mezzi di prova contrari.

Il secondo comma si occupa delle domande di contributo economico, prevedendo che in questo caso il giudice può d’ufficio ordinare l’integrazione della documentazione depositata dalle parti e disporre ordini di esibizione e indagini sui redditi, sui patrimoni e sull’effettivo tenore di vita, anche nei confronti dei terzi, potendosi a tal fine avvalere anche della polizia tributaria.
Detta previsione deve ritenersi applicabile a tutti i provvedimenti che dispongono contributi periodici di somme di denaro, ed in particolare a tutte le diverse forme di assegno previste dall’ordinamento.
Si è voluto in tal modo generalizzare un potere già riconosciuto nella materia della separazione e del divorzio ed all’art. 337 ter del c.c., mediante attribuzione al giudice dei suddetti poteri anche in deroga al disposto di cui all’art. 210 del c.p.c., che ne subordina l’emissione alla richiesta delle parti.

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V. M. chiede
domenica 21/04/2024
“Buonasera, informandomi ho saputo che in caso di separazione anche di una coppia non sposata con figli, la riforma Cartabia prevede di presentare gli estratti conto degli ultimi 3 anni. Il problema è che non vorrei far vedere come spendo i miei soldi nel caso in futuro dovessi separarmi.
Vorrei procedere nel seguente modo: ogni mese mi faccio versare lo stipendio sul mio conto personale, lascio la cifra sufficiente per le spese essenziali come bollette e spese condominiali. Poi effettuo un bonifico della differenza con indicata come causale “donazione” oppure “restituzione prestito” ad un conto che ho aperto a nome di mia madre, ma che in realtà uso esclusivamente io ed alimentato esclusivamente da me con i miei bonifici ogni mese. Poi userò la carta legata a questo conto per effettuare le miei spese.
Mettiamo il caso che in futuro dovessi separarmi, vedendo tutti questi bonifici in uscita con beneficiaria mia madre, la mia ex potrà chiedere di presentare anche gli estratti conto dei conti correnti di mia madre? Io posso rifiutarmi e presentare solo quello a mio nome?
Lo scopo di questa operazione non è nascondere guadagni (sono un lavoratore dipendente, anche volendo non potrei) ma è quella di non far vedere come e dove spendo il mio denaro.”
Consulenza legale i 26/04/2024
Premettiamo che lo scopo di questo servizio non è quello di suggerire agli utenti di utilizzare mezzi più o meno corretti per aggirare il rispetto delle norme.
Detto ciò, una strategia quale quella descritta nel quesito non produrrebbe neppure, ad avviso di chi scrive, il risultato sperato: è chiaro, infatti, che movimentazioni con causale “donazione” o “restituzione prestito”, effettuate sistematicamente, con cadenza mensile e di ammontare tale da svuotare il conto delle somme eccedenti le spese correnti ed essenziali, sarebbero tali da suscitare quanto meno un sospetto non solo nella controparte, ma anche nel Giudice.
Giudice il quale, ai sensi del nuovo art. 473-bis.2 c.p.c., ha il potere di ordinare, anche d’ufficio, “l'integrazione della documentazione depositata dalle parti e disporre ordini di esibizione e indagini sui redditi, sui patrimoni e sull'effettivo tenore di vita, anche nei confronti di terzi, valendosi se del caso della polizia tributaria”.
Quindi, sì, il Giudice potrà ordinare l’esibizione degli estratti conto relativi anche al conto corrente della madre del marito e potrà anche, se lo riterrà opportuno, incaricare la Guardia di Finanza di effettuare i dovuti accertamenti.