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Articolo 316 Codice di procedura civile

(R.D. 28 ottobre 1940, n. 1443)

[Aggiornato al 29/02/2020]

Forma della domanda

Dispositivo dell'art. 316 Codice di procedura civile

(1) Davanti al giudice di pace (2) la domanda si propone mediante citazione a comparire a udienza fissa (3).

La domanda si può anche proporre verbalmente (4). Di essa il giudice di pace fa redigere processo verbale che, a cura dell'attore, è notificato (5) con citazione a comparire a udienza fissa.

Note

(1) Articolo così sostituito con l. 26 novembre 1990, n. 353.
(2) Nell'articolo in commento è stato trasfuso il contenuto del previgente art. 312, il quale consentiva di proporre verbalmente la domanda anche innanzi al pretore nelle cause di valore non superiore a lire seicentomila.
(3) Il giudizio innanzi al giudice di pace è introdotto con la stessa modalità prevista per il rito in tribunale: mediante atto di citazione. Le disposizioni attuative del c.p.c. dettano, però, delle norme differenziate per i due riti in relazione alla determinazione dei giorni di udienza, alla distribuzione delle udienze tra i vari giudici nonché alla designazione del giudice per ciascuna causa (artt. 54-56).
(4) L'istituto, che ha avuto scarsissima applicazione nella prassi, è discusso anche dalla dottrina, in quanto viene evidenziato il rischio che il giudice, nel far verbalizzare la domanda, potrebbe integrarla o arricchirne il contenuto. Invece, la fondamentale esigenza di rispetto del principio di parità delle parti impone al giudice di svolgere, in sede di ricezione della domanda orale, una mera funzione di assistenza al soggetto.
(5) Il processo verbale deve essere notificato alla controparte solo se questa non sia già presente in udienza: altrimenti, non si vede alcuna utilità di una vocatio in ius della parte che sia già a conoscenza di quanto gli dovrebbe essere notificato.

Ratio Legis

Il legislatore ha voluto strutturare il giudizio davanti al giudice di pace come estremamente semplificato rispetto a quello innanzi al tribunale e ancora maggiormente ispirato al principio di oralità (in quest'ottica va letta la facoltà, riconosciuta all'attore, di proporre verbalmente la domanda). Addirittura, si ritiene che la citazione non avrebbe carattere e funzione di atto scritto preparatorio, bensì sarebbe volta esclusivamente a chiamare in causa la controparte mediante la vocatio in ius, al fine di provocare il contraddittorio.
Nei riti speciali di cui alla l. 689/81 e al D.P.R. n. 309/90 (disciplina processuale speciale) la domanda si propone con ricorso e non con atto di citazione.

Massime relative all'art. 316 Codice di procedura civile

Cass. civ. n. 9844/2001

L'art. 316 c.p.c., secondo cui la domanda davanti al giudice di pace può essere dall'attore proposta anche verbalmente e viene raccolta dal giudice a verbale, si applica a tutte le cause di competenza del giudice di pace e non solo a quelle di valore non eccedente un milione; nelle cause eccedenti tale valore, verificandosi una non coincidenza tra ambito della domanda verbale e ambito della difesa personale della parte, sono valide la domanda verbale e la successiva notifica del verbale al convenuto effettuate dalla parte personalmente mentre non è valida la costituzione personale dell'attore davanti al giudice di pace, attività da compiersi a mezzo del difensore (nella specie la S.C. ha cassato con rinvio la sentenza del giudice di pace che aveva ritenuto valida, in assenza di tempestiva eccezione di controparte, la costituzione personale dell'attore e la successiva attività da lui svolta, con violazione del suo diritto di difesa e conseguente nullità delle attività processuali compiute).

Cass. civ. n. 1513/2001

L'art. 11 primo comma del R.D. n. 1611 del 1933, secondo cui la notificazione degli atti con cui si dà inizio ad un giudizio contro un'amministrazione dello Stato dev'essere fatta presso l'ufficio dell'Avvocatura dello Stato nel cui distretto ha sede l'autorità giudiziaria innanzi al quale è portata la causa, è applicabile anche nei processi dinanzi al giudice di pace.

Cass. civ. n. 15959/2000

Nel caso di tempestiva opposizione orale in udienza dinanzi al giudice di pace, ai sensi dell'art. 316 c.p.c., l'omesso rispetto, da parte dell'ingiunto — opponente, del termine perentorio di cui all'art. 641 c.p.c. nell'assolvimento dell'obbligo di notifica all'ingiungente del verbale di udienza, dovuto ad ignoranza del relativo onere, non gli consente l'opposizione tardiva, ai sensi dell'art. 650 c.p.c., giacché l'ignoranza non configura né una causa di forza maggiore (da intendere come forza esterna ostativa in assoluto), né un caso fortuito (da intendere come fattore meramente oggettivo, avulso dalla volontà umana, non voluto, né prevedibile o comunque evitabile).

Cass. civ. n. 4033/1998

La mancata sottoscrizione da parte del cancelliere del processo verbale della domanda proposta oralmente davanti al giudice di pace a norma dell'art. 316 c.p.c. non comporta l'inesistenza o la nullità dell'atto, ma una semplice irregolarità, non vertendosi in un'ipotesi di mancanza di un requisito di forma indispensabile per il raggiungimento dello scopo dell'atto (vocatio in ius), una volta che questo sia stato conseguito con la notifica del verbale alla controparte.

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FRANCESCO chiede
mercoledì 08/09/2010
“volevo avere un informazione. sono stato citato in tribunale dal giudice di pace per un sinistro gia liquidato dalla mia assicurazione la quale mi ha dato ragione al 100% Volevo sapere ma se sono obbligato a presentarmi e se non mi presento quali sono le conseguenze grazie”
Consulenza legale i 10/09/2010

Se citati in giudizio, anche se "ingiustamente", è sempre opportuno costituirsi. Diversamente il procedimento proseguirebbe in contumacia ed è facile, non espletando la propria difesa, risultare, infine, soccombenti.


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