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Articolo 281 quater Codice di procedura civile

(R.D. 28 ottobre 1940, n. 1443)

[Aggiornato al 30/06/2020]

Decisione del tribunale in composizione monocratica

Dispositivo dell'art. 281 quater Codice di procedura civile

Le cause nelle quali il tribunale giudica in composizione monocratica sono decise, con tutti i poteri del collegio, dal giudice designato a norma dell'articolo 168bis o dell'articolo 484, secondo comma (1).

Note

(1) Si tratta di un articolo superfluo, perché ribadisce il principio in base al quale, nelle materie sottratte alla competenza del collegio, il giudice monocratico decide con poteri pieni ed identici a quelli che spettano all'organo collegiale.

Spiegazione dell'art. 281 quater Codice di procedura civile

Questa norma costituisce un completamento dell'art. 281 bis del c.p.c., stabilendo che le cause in cui il tribunale giudica in composizione monocratica sono decise con tutti i poteri del collegio dal giudice designato a norma dell'art. 168 bis del c.p.c. o dell'art. 484 del c.p.c. comma 2.
La disposizione in commento, pur essendo stata oggetto di contrastanti interpretazioni, è stata comunque accolta con favore, avendo ottenuto l'effetto di rafforzare il precetto dell'art. 174 del c.p.c., secondo cui è la stessa persona che ha istruito la causa a dover decidere di essa.
Sotto l’aspetto del rinvio operato all'art. 484 c.p.c., si è osservato che esso debba essere compiuto con cautela; infatti, il giudice dell'esecuzione è dotato di poteri prevalentemente ordinatori, per cui il conferimento dei poteri del collegio deve intendersi riferito al giudice dell'esecuzione soltanto nei casi in cui sia adito per la risoluzione delle cause di opposizione all'esecuzione (artt. 615-621 c.p.c.) o delle controversie sorte ai sensi degli artt. 548, 512 c.p.c.

Fino al momento in cui la causa viene rimessa in decisione, il giudice unico può esercitare solo i poteri propri dell'istruttore, con la conseguenza che, finchè non viene disposto il passaggio alla fase decisoria, egli non può pronunciare provvedimenti aventi forma e sostanza di sentenza.
Tuttavia, il passaggio alla fase della decisione non è segnato da un provvedimento formale di rimessione, ma scaturisce ex se dall'invito a precisare le conclusioni e dalla conseguente precisazione delle stesse.

Poiché la norma in commento stabilisce che le cause nelle quali il tribunale giudica in composizione monocratica sono decise con “tutti i poteri del collegio” dal giudice unico, questi, anche se non opera alcuna rimessione al collegio, quando decide di passare dalla fase istruttoria a quella decisoria è tenuto ad applicare le norme dei primi tre commi dell'art. 187 del c.p.c..

Pertanto, anche il giudice monocratico, al pari del collegio, può pronunciare, in sede di rimessione immediata ex art. 187, 2° e 3° co., sentenza non definitiva e contestuale ordinanza di rimessione sul proprio ruolo; infatti, non si può escludere che il giudice, anche dopo l'esame delle memorie conclusive depositate dalle parti, si convinca della necessità o anche semplice opportunità di acquisire ulteriore materiale istruttorio ovvero dell'infondatezza della questione preliminare precedentemente ritenuta assorbente, con conseguente possibilità che sia pronunciata sentenza non definitiva e contestuale ordinanza di rimessione della causa in istruttoria.

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