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Articolo 228 Codice di procedura civile

(R.D. 28 ottobre 1940, n. 1443)

[Aggiornato al 18/04/2019]

Confessione giudiziale

Dispositivo dell'art. 228 Codice di procedura civile

La confessione giudiziale (1) è spontanea o provocata mediante interrogatorio formale (2).

Note

(1) La confessione può essere resa sia in sede giudiziale che stragiudiziale. La seconda ha la stessa efficacia probatoria della prima purché, fatta in forma orale o scritta, venga indirizzata alla parte o a chi la rappresenta. La confessione stragiudiziale resa da un terzo o contenuta in un testamento è liberamente apprezzata dal giudice (art. 2735 del c.c.).
(2) L'interrogatorio formale è il mezzo istruttorio previsto per provocare la confessione della parte cui è rivolto. Esso va pertanto distinto da quello non formale o libero: questo ha solo lo scopo di chiarire meglio alcuni aspetti dei fatti di causa e può essere esperito dal giudice d'ufficio nella prima udienza di trattazione, con facoltà di rinnovarlo - ordinando la comparizione personale delle parti - in qualunque stato e grado del processo (art. 117 del c.p.c.). Altra differenza con l'interrogatorio formale sta nel fatto che le domande vengano formulate dal giudice e non dalle parti.

Ratio Legis

La confessione è una dichiarazione di scienza che acquista valore di prova legale laddove previsto dalla legge (art. 2730 del c.c. c.c. ss.). Il legislatore ha ritenuto, infatti, che colui che dichiari come veri fatti a sé sfavorevoli (e favorevoli alla controparte) sia da ritenere particolarmente attendibile e credibile, in quanto di regola avviene esattamente il contrario.

Brocardi

Confessio dividi non debet
Confessio soli confitenti nocet
Confessus pro indicato habetur, qui quodammodo sua sententia damnatur
Habemus confitentem reum

Massime relative all'art. 228 Codice di procedura civile

Cass. civ. n. 19327/2017

In tema di risarcimento del danno derivante dalla circolazione dei veicoli a motore, la confessione giudiziale proveniente da un soggetto litisconsorte facoltativo, qual è il conducente danneggiante non proprietario del veicolo, rispetto all'assicuratore ed al proprietario dello stesso, è liberamente apprezzabile dal giudice nei riguardi di costoro, in applicazione dell'art. 2733, comma 3, c.c., mentre ha valore di piena prova nei confronti del medesimo confidente, come previsto dall'art. 2733, comma 2 c.c.

Cass. civ. n. 6262/2017

In tema di prova della simulazione di una compravendita immobiliare, contratto che esige la forma scritta "ad substantiam", la mancanza della controdichiarazione osta all'ammissibilità dell'interrogatorio formale, ove rivolto a dimostrare la simulazione soggettiva relativa, giacché la confessione, in cui si risolve la risposta positiva ai quesiti posti, non può supplire al difetto dell'atto scritto, necessario per il contratto diverso da quello apparentemente voluto; viceversa, ove sia diretto a dimostrare la simulazione assoluta del contratto, l'interrogatorio formale è ammissibile, anche tra i contraenti, perché, in tal caso, oggetto del mezzo di prova è l'inesistenza della compravendita.

Cass. civ. n. 8403/2014

Il valore di prova legale della confessione, quale vincolo per il giudice alla verità dei fatti che ne formano oggetto, non implica anche il dovere di considerarli sicuramente rilevanti e decisivi al fine di determinarne il convincimento, che può formarsi in base a tutti gli elementi probatori raccolti nel corso del giudizio.

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