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Articolo 226 Codice di procedura civile

(R.D. 28 ottobre 1940, n. 1443)

Contenuto della sentenza

Dispositivo dell'art. 226 Codice di procedura civile

Il collegio, con la sentenza che rigetta la querela di falso (1), ordina la restituzione del documento e dispone che, a cura del cancelliere, sia fatta menzione della sentenza sull'originale o sulla copia che ne tiene luogo; condanna inoltre la parte querelante a una pena pecuniaria non inferiore a due euro e non superiore a venti euro (2) (3).

Con la sentenza che accerta la falsità il collegio, anche d'ufficio, dà le disposizioni di cui all'articolo 480 (4) del codice di procedura penale.

Note

(1) Il giudicato sulla verità del documento (che non potrà quindi essere più contestata dalle parti, anche in altri processi) si forma se la decisione di rigetto è fondata su ragioni che toccano direttamente l'oggetto del giudizio di falso.
(2) Le pene originarie da £ 1.000 a 10.000 sono state così elevate dal d.lgs. 9 aprile 1948, n. 438: l'importo è stato tradotto in euro a decorrere dal 1 gennaio 2002, ex art. 51, c. 2 e 3, d.lgs. 24 giugno 1998, n. 213.
(3) Secondo la giurisprudenza la condanna alla pena pecuniaria non può essere comminata se il rigetto è giustificato dalla mancanza di interesse o consiste nella dichiarazione di nullità della querela: è necessario un rigetto nel merito, anche per mancanza della prova di falsità.
(4) Ora art. 537 nuovo c.p.p.

Ratio Legis

Si discute sull'efficacia erga omnes della sentenza che ha per oggetto la dichiarazione della falsità o meno del documento.
Una prima tesi sostiene che il giudizio sulla querela di falso si configuri come giudizio a contenuto "obiettivo", nel quale prevale l'interesse pubblico alla eliminazione del documento falso: la sentenza avrebbe pertanto efficacia erga omnes.
Secondo un diverso orientamento, l'efficacia della sentenza sarebbe limitata alle parti, in quanto si tratterebbe di un giudizio avente ad oggetto il mero accertamento negativo di un rapporto probatorio vincolante per il giudice.
Altre posizioni ritengono che si sarebbe in presenza di un giudizio di accertamento della verità o falsità di un documento, quindi, la sentenza avrebbe efficacia erga omnes ma con autorità di giudicato limitata alle parti: il terzo potrà impugnarla con opposizione di terzo ai sensi del primo comma dell'art. 404 del c.p.c..

Massime relative all'art. 226 Codice di procedura civile

Cass. civ. n. 7243/2017

La sentenza che decide la querela di falso incidentale è, di regola, definitiva, poiché conclude un procedimento autonomo che ha per oggetto l’accertamento della falsità di un atto avente fede privilegiata: peraltro, detto principio deve essere bilanciato con quelli dell’apparenza e della tutela dell’affidamento delle parti, sicché la pronuncia va ritenuta non definitiva ove il tribunale la qualifichi espressamente tale, rimettendo la statuizione sulle spese all’esito del giudizio di merito, e la parte, sulla base della qualificazione formale del giudice, formuli riserva di impugnazione.

Cass. civ. n. 891/2014

In materia di querela di falso, solo l'attuazione delle pronunce accessorie, indicate dall'art. 226, secondo comma, cod. proc. civ., è subordinata al passaggio in giudicato della sentenza, e non anche l'esecutività di ogni altro capo della pronuncia sul merito della lite ovvero sulle spese di giudizio.

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