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Articolo 59 Codice dei beni culturali e del paesaggio

(D.lgs. 22 gennaio 2004, n. 42)

Denuncia di trasferimento

Dispositivo dell'art. 59 Codice dei beni culturali e del paesaggio

1. Gli atti che trasferiscono, in tutto o in parte, a qualsiasi titolo, la proprietà o, limitatamente ai beni mobili, la detenzione di beni culturali sono denunciati al Ministero.

2. La denuncia è effettuata entro trenta giorni:

  1. a) dall'alienante o dal cedente la detenzione, in caso di alienazione a titolo oneroso o gratuito o di trasferimento della detenzione;
  2. b) dall'acquirente, in caso di trasferimento avvenuto nell'ambito di procedure di vendita forzata o fallimentare ovvero in forza di sentenza che produca gli effetti di un contratto di alienazione non concluso;
  3. c) dall'erede o dal legatario, in caso di successione a causa di morte. Per l'erede, il termine decorre dall'accettazione dell'eredità o dalla presentazione della dichiarazione ai competenti uffici tributari; per il legatario, il termine decorre dalla comunicazione notarile prevista dall'articolo 623 del codice civile, salva rinuncia ai sensi delle disposizioni del codice civile.

3. La denuncia è presentata al competente soprintendente del luogo ove si trovano i beni.

4. La denuncia contiene:

  1. a) i dati identificativi delle parti e la sottoscrizione delle medesime o dei loro rappresentanti legali;
  2. b) i dati identificativi dei beni;
  3. c) l'indicazione del luogo ove si trovano i beni;
  4. d) l'indicazione della natura e delle condizioni dell'atto di trasferimento;
  5. e) l'indicazione del domicilio in Italia delle parti ai fini delle eventuali comunicazioni previste dal presente Titolo.

5. Si considera non avvenuta la denuncia priva delle indicazioni previste dal comma 4 o con indicazioni incomplete o imprecise.

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Consulenze legali
relative all'articolo 59 Codice dei beni culturali e del paesaggio

Seguono tutti i quesiti posti dagli utenti del sito che hanno ricevuto una risposta da parte della redazione giuridica di Brocardi.it usufruendo del servizio di consulenza legale. Si precisa che l'elenco non è completo, poiché non risultano pubblicati i pareri legali resi a tutti quei clienti che, per varie ragioni, hanno espressamente richiesto la riservatezza.

Carolina R. chiede
domenica 17/03/2019 - Lombardia
“Buonasera,
sono comproprietaria con mia sorella, di un immobile vincolato con il Ministero dei beni culturali.
Vorrei capire la reale possibilità di dividerne la proprietà, con conseguente stima di tempo e costi.
Da dove devo cominciare? dando un incarico a un avvocato? un notaio? un architetto?

Resto in attesa di una cortese riposta

Consulenza legale i 20/03/2019
Ai sensi degli art. 59 del codice beni cult. e paesag. e seguenti, gli atti che trasferiscono, in tutto o in parte, a qualsiasi titolo, la proprietà o, limitatamente ai beni mobili, la detenzione di beni culturali devono essere comunicati alla soprintendenza presso il Ministero dei Beni Culturali del luogo ove si trovano i beni.
Ciò deve avvenire a mezzo di denuncia, da effettuarsi a cura delle parti entro 30 gg dalla stipulazione dell'atto, al fine di consentire, nei successivi 60 gg dalla ricezione, al Ministero o gli altri enti pubblici territoriali interessati di acquistare, in via di prelazione (diritto di prelazione (contratti)), i beni culturali alienati a titolo oneroso al medesimo prezzo stabilito nell'atto di alienazione o al medesimo valore attribuito nell'atto di conferimento.
La denuncia deve contenere, a pena di invalidità, l'indicazione, in modo chiaro e preciso, dei dati identificativi delle parti e la sottoscrizione delle medesime o dei loro rappresentanti legali; dei dati identificativi dei beni; l'indicazione del luogo ove si trovano i beni; l'indicazione della natura e delle condizioni dell'atto di trasferimento; l'indicazione del domicilio in Italia delle parti ai fini delle eventuali comunicazioni.
Tuttavia, si rileva che la sussistenza di un tale obbligo di denuncia al Ministero dei beni culturali risulta controversa proprio con riguardo agli atti di divisione.
Difatti, sia in dottrina che in giurisprudenza si discute sulla natura traslativa o meno della proprietà della divisione.
Secondo alcuni, la divisione ha natura costitutiva e pertanto si realizzerebbe un trasferimento della proprietà (in tal senso, A. Cicu, La divisione ereditaria, Milano, 1948, 16; C.M. Bianca, Diritto civile VI. La proprietà, Milano, 1999, 486).
Secondo altri autori e la giurisprudenza della Corte di Cassazione (che è quello che più conta), invece, la divisione ha natura meramente dichiarativa in quanto con essa si accerta soltanto l’oggetto del diritto di cui ciascun compartecipe sarebbe già titolare, senza compiere alcun trasferimento (cfr. P. Grossi, v.” divisione”, in Enc. Dir. Milano, 1964, 417; A. Mora, Il contratto di divisione, Milano, 1995, 346 ss.; Cassazione, sentenza del 16 marzo 1961, n. 590; Cassazione, sentenza del 4 gennaio 1969, n. 8; Cassazione, sentenza del 13 febbraio 1976, n. 468; Cassazione, sentenza del 10 novembre 1976, n. 4131; Cassazione, sentenza del 16 febbraio 1983, n. 1175).
Questo per quanto concerne il vincolo. Si precisa peraltro che tutti gli adempimenti relativi alle eventuali notifiche di cui sopra vengono sempre curati dal notaio a cui ci si affida per la divisione.

Quanto ai tecnici, si ritiene di far intervenire sia un geometra (per la redazione del progetto tecnico e le eventuali pratiche burocratiche di frazionamento e varie volture) che, ovviamente, un notaio (redazione dell'atto da trascrivere nei pubblici registri). Resta inteso che ci si può rivolgere anche soltanto ad un notaio che verifichi la presenza del vincolo, rediga l'atto e si occupi di tutte le conseguenti attività di registrazione, trascrizione, voltura.

Chiaro che molto dipende dal fatto che ci sia accordo o meno sul contenuto della divisione. Con sua sorella avete già deciso come dividere? O c'è contrasto di vedute?
Se c'è accordo procederete facilmente di comune accordo con l'ausilio di un notaio. E' sufficiente trovarne uno capace, con una buona struttura, e potrà occuparsi anche di catasto e profili tecnici di frazionamento con suo personale dipendente o professionisti che collaborano abitualmente con il suo studio.
Se, invece, non c'è accordo con la sorella allora la situazione è più complicata. In questo caso, infatti, occorrerà ricorrere necessariamente all'ausilio di un avvocato. Occorrerà trovarne uno capace ed onesto. Nelle cause di divisione, spesso lunghe e defatiganti (soprattutto tra parenti), l'avvocato svolge non di rado trattative con l'avvocato di controparte, al fine di trovare accordi transattivi (amichevoli) volti a evitare liti e costi conseguenti e che permettano una definizione veloce e sattisfativa della querelle nell'interesse della parti (prima che del suo emolumento professionale).

Un preventivo sui costi è difficile da fare. Molto dipende dal valore dell'immobile. Occorrerebbero maggiori dettagli per rispondere più precisamente.