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Articolo 629 Codice civile

(R.D. 16 marzo 1942, n. 262)

Disposizioni a favore dell'anima

Dispositivo dell'art. 629 Codice civile

Le disposizioni a favore dell'anima(1)sono valide qualora siano determinati i beni o possa essere determinata la somma da impiegarsi a tale fine.

Esse si considerano come un onere a carico dell'erede o del legatario, e si applica l'articolo 648 (2).

Il testatore può designare una persona che curi l'esecuzione della disposizione, anche nel caso in cui manchi un interessato a richiedere l'adempimento [700] (3).

Note

(1) Sono quelle disposizioni che prevedono l'esecuzione di suffragi e atti di culto in favore dell'anima del de cuius o di altra persona.
(2) Chiunque sia interessato può agire in giudizio per chiederne l'adempimento. Si può chiedere la risoluzione laddove il testatore l'abbia prevista o, dal contesto dell'atto, emerga che l'adempimento dell'onere ha rappresentato per il testatore il solo motivo determinante della disposizione. L'onerato, in mancanza di indicazione, è l'erede o il legatario; in caso di risoluzione l'onere spetta a chi subentra nel lascito.
(3) Si tratta di un vero e proprio esecutore testamentario, il cui compito è limitato all'adempimento dell'onere (v. art. 700 ss. del c.c.).

Relazione al Codice Civile

(Relazione del Ministro Guardasigilli Dino Grandi al Codice Civile del 4 aprile 1942)

307 L'articolo che regola la validità delle disposizioni per l'anima ha dato luogo ad ampie e vive discussioni che si sono concluse nelle tre seguenti principali proposte: a) conferire al pubblico ministero l'azione per l'adempimento delle disposizioni per l'anima, quando nessuna persona è stata designata per l'esecuzione o quando la persona designata trascura di fare eseguire la disposizione; b) conferire l'azione, sempre nelle medesime ipotesi, anche all'autorità religiosa competente; c) attribuire all'autorità giudiziaria la potestà di moderare in qualunque tempo l'onere delle disposizioni. Dopo matura riflessione mi sono indotto a non accogliere tali proposte. Come ho rilevato a proposito della fiducia testamentaria, l'azione del pubblico ministero non sarebbe giustificata fuori della cerchia degli interessi di schietto carattere pubblico, tra i quali non sembra potersi far rientrare l'interesse attinente all'adempimento delle disposizioni per l'anima, che provvedono unicamente a esigenze spirituali del testatore e sono ammesse dalla legge per rispetto alla coscienza religiosa del singoli. Mi è sembrato poi pericoloso attuare una recezione nel diritto statuale degli ordinamenti delle diverse religioni, abilitando all'azione l'autorità religiosa competente. In definitiva la disciplina data dal nuovo codice alle disposizioni per l'anima, pur non identificando queste con l'onere, com'è chiarito dalla formulazione del testo coordinato, si ispira allo schema giuridico generale dell'onere nelle disposizioni mortis causa. E' quindi evidente che, se la disposizione per l'anima è congegnata in maniera che vi sia un interessato ad agire, l'adempimento di essa sarà coercibile come qualsiasi altro onere; in caso diverso costituirà un'obbligazione, il cui adempimento resterà rimesso alla coscienza dell'erede o del legatario onerato. Tuttavia il testatore ha facoltà di designare una persona che curi l'esecuzione della disposizione anche nel caso in cui manchi un interessato a richiederne l'adempimento. Questi concetti, già affermati nel progetto definitivo, sono ancora più chiaramente espressi dalle precisazioni e integrazioni apportate al testo dell'art. 629 del c.c.. Quanto poi alla terza proposta, intesa a conferire all'autorità giudiziaria un potere moderatore dell'onere delle disposizioni per l'anima, un duplice ordine di considerazioni mi ha indotto a dissentire. Si sarebbe anzitutto creata senza necessità una inopportuna, ingerenza del potere statuale nella sfera di competenza degli ordinamenti dei culti; inoltre si sarebbero assoggettate, senza un apprezzabile motivo, le disposizioni per l'anima a un regime giuridico eccezionale rispetto a quello che regola tutte le disposizioni modaii anche se consistenti in prestazioni di carattere perpetuo. Un'altra proposta tendeva a stabilire espressamente che restano salve le norme che regolano le fondazioni di culto. Ma una siffatta riserva mi è sembrata del tutto superflua, perché l'ambito delle fondazioni di culto, che presuppongono la creazione della persona giuridica, nettamente si distingue, ma, senza possibilità di dubbi, da quello delle disposizioni per l'anima, che sono invece considerate in quest'articolo analoghe alle istituzioni sub modo.

Massime relative all'art. 629 Codice civile

Cass. civ. n. 8386/1999

Poiché la cappella funeraria non è che un sepolcro, non può ritenersi che la disposizione testamentaria con la quale si provvede alla sua manutenzione, senza alcuna modalità integrativa relativa alla celebrazione di riti di suffragio e di devozione, abbia fine di culto o di religione e possa dunque essere considerata alla stregua di una disposizione per l'anima.

Cass. civ. n. 712/1972

Ai sensi dell'art. 629 secondo comma c.c., le disposizioni a favore dell'anima si considerano un onere a carico dell'erede (o del legatario). I chiamati alla successione legittima in presenza di un legato siffatto hanno interesse alla identificazione degli eredi ai fini dei pagamenti periodici per stabilire a chi spetti il possesso dei beni oggetto della disposizione, anche in relazione all'adempimento dell'onere.

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