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Articolo 2527 Codice Civile

(R.D. 16 marzo 1942, n. 262)

[Aggiornato al 29/04/2022]

Requisiti dei soci

Dispositivo dell'art. 2527 Codice Civile

L'atto costitutivo stabilisce i requisiti per l'ammissione dei nuovi soci e la relativa procedura, secondo criteri non discriminatori coerenti con lo scopo mutualistico e l'attività economica svolta.

Non possono in ogni caso divenire soci quanti esercitano in proprio imprese in concorrenza con quella della cooperativa(1).

L'atto costitutivo può prevedere, determinandone i diritti e gli obblighi, l'ammissione del nuovo socio cooperatore in una categoria speciale in ragione dell'interesse alla sua formazione ovvero del suo inserimento nell'impresa. I soci ammessi alla categoria speciale non possono in ogni caso superare un terzo del numero totale dei soci cooperatori. Al termine di un periodo comunque non superiore a cinque anni il nuovo socio è ammesso a godere i diritti che spettano agli altri soci cooperatori(2).

Note

(1) Comma così sostituito dall'art. 28, D. Lgs. 28 dicembre 2004, n. 310.
(2) Si è semplificata la disciplina dei requisiti personali dei soci, facendone materia di disposizione statutaria, con l'espresso divieto di partecipazione per coloro che esercitano attività concorrenti con quella della cooperativa e prevedendo una categoria speciale per quei soci che hanno bisogno di un periodo di formazione.

Relazione al D.Lgs. 6/2003

(Relazione illustrativa del decreto legislativo recante: "Riforma organica della disciplina delle societā di capitali e societā cooperative, in attuazione della legge 3 ottobre 2001, n. 366.")

Massime relative all'art. 2527 Codice Civile

Cass. civ. n. 6510/2004

Nell'ordinamento delle societā cooperative attesa l'accentuata rilevanza dell'elemento personale che ad esse č propria e stante l'operativitā della regola di buona fede nell'esecuzione di ogni rapporto contrattuale (ivi compresi quelli societari) č da ritenersi vigente (giā prima dell'espressa previsione nel testo dell'art. 2516 c.c., novellato dal D.L.vo 17 gennaio 2003, n. 6) un generale principio di paritā di trattamento dei soci da parte della societā, il quale da intendersi in senso relativo, e cioč come paritā di trattamento dei soci che si trovino, rispetto alla societā, in eguale posizione attiene al modo in cui la societā, e per essa i suoi amministratori e rappresentanti, č tenuta a comportarsi, definendo una regola di comportamento per gli organi sociali, la cui violazione, ove in fatto accertata, ben puō esporre gli amministratori a responsabilitā, ai sensi dell'art. 2395 c.c., applicabile alle cooperative in virtų dell'art. 2516 (ora art. 2519) c.c. (Enunciando il principio di cui in massima, la S.C. ha confermato la sentenza del giudice di merito, la quale, in sede di giudizio di rinvio, aveva affermato la responsabilitā degli amministratori di una cooperativa edilizia, per il fatto che essi, a fronte della situazione debitoria di alcuni soci, non avevano attivato contro di essi alcuna iniziativa recuperatoria del credito sociale, ma avevano invece sopperito al fabbisogno finanziario dell'ente accendendo ipoteche su beni destinati ad altri soci, i quali avevano giā assolto ogni obbligo di pagamento).

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