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Articolo 2437 bis Codice civile

(R.D. 16 marzo 1942, n. 262)

Termini e modalità di esercizio

Dispositivo dell'art. 2437 bis Codice civile

Il diritto di recesso è esercitato mediante lettera raccomandata (1) che deve essere spedita entro quindici giorni dall'iscrizione nel registro delle imprese della delibera che lo legittima, con l'indicazione delle generalità del socio recedente, del domicilio per le comunicazioni inerenti al procedimento, del numero e della categoria delle azioni per le quali il diritto di recesso viene esercitato. Se il fatto che legittima il recesso è diverso da una deliberazione, esso è esercitato entro trenta giorni dalla sua conoscenza da parte del socio.

Le azioni per le quali è esercitato il diritto di recesso non possono essere cedute e devono essere depositate presso la sede sociale.

Il recesso non può essere esercitato e, se già esercitato, è privo di efficacia, se, entro novanta giorni, la società revoca la delibera che lo legittima ovvero se è deliberato lo scioglimento della società (2).

Note

(1) Sono ammesse forme alternative all'utilizzo della lettera raccomandata per esercitare il diritto di recesso, quali l'impiego di altri strumenti come telegrafo, telex, notificazioni a mezzo ufficiale giudiziario, a condizione che sia garantito lo stesso o maggior grado di certezza della raccomandata.
(2) I termini stabiliti per l'esercizio del recesso sono posti a pena di decadenza.

Ratio Legis

L'atto col quale il socio dissenziente eserciti il diritto di recesso ha natura di atto unilaterale recettizio e pertanto produce i suoi effetti nel momento in cui viene portato a conoscenza della società.
Le azioni del socio recedente sono incedibili a tutela dei terzi che potrebbero trovarsi ad acquistare titoli il cui valore economico è destinato a subire una modificazione non prevista al momento della contrattazione (GENGHINI).

Spiegazione dell'art. 2437 bis Codice civile

Il diritto di recesso è esercitato mediante lettera di raccomandata. Tale disposizione è derogabile in favore del socio che può esercitarlo mediante fax o pec.
La raccomandata deve essere spedita entro quindici giorni dall'iscrizione nel registro delle imprese della delibera. Il legislatore chiarisce che entro tale termine la lettera deve essere solo spedita.
Si ammette che lo statuto possa prevedere termini più lunghi di quelli indicati dalla norma, purché la dilatazione temporale resti nell'ambito della ragionevolezza. Mentre la clausola che preveda termini più brevi sarebbe nulla per via delle c.d. clausole di recesso inderogabili.

Le azioni per le quali è esercitato il diritto di recesso restano depositate presso la sede sociale, quindi restano "congelate" in attesa della revoca della delibera che ha legittimato il recesso oppure del rimborso delle azioni stesse.

È discusso se il recesso abbia efficacia immediata oppure solo con il rimborso delle azioni.
Secondo una teoria il recesso ha effetto solo con il rimborso delle azioni, ovvero è sottoposto alla condizione sospensiva del rimborso.
Secondo altra teoria, accolta anche dalla giurisprudenza e dal Comitato Triveneto dei Notai (massima I.H.5), il recesso ha efficacia immediata, ma è sottoposto alla condizione risolutiva della revoca della deliberazione. Infatti il tenore letterale della norma parla di recesso "privo di efficacia" se la società revoca la delibera che lo legittima.



Relazione al D.Lgs. 6/2003

(Relazione illustrativa del decreto legislativo recante: "Riforma organica della disciplina delle società di capitali e società cooperative, in attuazione della legge 3 ottobre 2001, n. 366.")

9 La delega prevede che la disciplina del recesso sia rivista nel senso di consentire allo statuto di ampliare le cause di recesso, e di individuare criteri di determinazione del valore della partecipazione del recedente che contemperino i suoi interessi e l'esigenza di tutelare l'integrità del capitale sociale e gli interessi dei creditori, il tutto nel quadro di una concezione del recesso come estremo, ma efficace mezzo di tutela del socio avverso cambiamenti sostanziali dell'operazione cui partecipa. All'art. 2437 del c.c. le cause di recesso, aumentate come numero, vengono divise in tre categorie; a) cause di recesso necessarie, ineliminabili; aumentate rispetto all'attuale, anche in dipendenza della nuova disciplina complessiva; b) cause di recesso previste in principio, ma eliminabili in sede di statuto; c) altre cause di recesso determinabili dallo statuto; libertà questa limitata alle società che non fanno ricorso al mercato del capitale di rischio, in considerazione della turbativa che in società con diffusa platea azionaria porterebbero facili, diffusi recessi. Posto che la nuova disciplina delle s.p.a. tende a porre al suo centro l'azione, piuttosto che la persona del socio, si è ritenuto di consentire il recesso per una parte della partecipazione, ritenendo coerente che, mutato il quadro dell'operazione, il socio voglia rischiare di meno, ma continuare ad essere socio. All'art. 2437 bis le modalità del recesso chiariscono i profili procedurali, senza indicare nulla di particolare. All'art. 2437 ter le modalità di determinazione del valore della quota del recedente, fortemente penalizzanti nell'attuale disciplina, costituiscono grave problema, trattandosi di conciliare un atto, ed un intento, liquidatorio, quale quello del socio, con i caratteri di una società, di un'impresa, in esercizio, e le due prospettive: liquidazione e continuità sono in contrasto. Per l'ipotesi che nulla lo statuto preveda si è fatto riferimento alla "consistenza patrimoniale", volendo così indicare la non vincolatività dei dati contabili, ed alle "prospettive reddituali", come elemento correttivo della situazione patrimoniale; il riferimento ad un valore di mercato è eventuale. Si è però previsto che lo statuto, allora a seconda il diverso assetto delle varie società, possa dare indicazioni analitiche di quali poste rettificare, e sui criteri di rettifica. In questo caso potrà tenersi conto, se statutariamente indicato, anche, ad esempio, dell'avviamento. All'art. 2437 quater il procedimento di liquidazione è stato arricchito di varie ipotesi graduate in successione, prevedendo l'opzione di altri soci, la vendita a terzi. Per la necessaria tutela dei creditori sociali s'è previsto che, dovendo ricorrere al rimborso diretto, soltanto in mancanza di riserve disponibili si possa diminuire il capitale, lasciando però in tal caso alla società facoltà di deliberare lo scioglimento. Alla deliberazione di diminuzione del capitale sociale si applica la disciplina della diminuzione volontaria, con la logica conseguenza che se l'opposizione dei soci è accolta la società si scioglie.

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