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Articolo 160 Codice Civile

(R.D. 16 marzo 1942, n. 262)

[Aggiornato al 28/02/2021]

Diritti inderogabili

Dispositivo dell'art. 160 Codice Civile

Gli sposi non possono derogare né ai diritti né ai doveri previsti dalla legge per effetto del matrimonio(1).

Note

(1) La norma si riferisce solamente ai diritti e ai doveri patrimoniali che nascono dal matrimonio, e patiscono il limite di derogabilità dell'accordo di separazione omologato con la pronuncia presidenziale. A quest'ultimo, infatti potranno apportarsi modifiche che incidano solo in misura maggiormente vantaggiosa rispetto all'interesse protetto dalla norma (Cass. n. 5829/1998 e 2270/1993).

Ratio Legis

La ratio della norma consiste nel preservare i diritti e gli obblighi nascenti dal matrimonio, ed in particolar modo nel far mantenere il dovere di contribuzione ex art. 143 del c.c. impedndone una derogabilità mediante semplice convenzione. Si è ribadito, in sede nomofilattica, la nullità per illiceità della causa dell'accordo volto a regolare gli aspetti economci di un futuro eventuale divorzio.

Relazione al Codice Civile

(Relazione del Ministro Guardasigilli Dino Grandi al Codice Civile del 4 aprile 1942)

Massime relative all'art. 160 Codice Civile

Cass. civ. n. 2224/2017

Gli accordi con i quali i coniugi fissano, in sede di separazione, il regime giuridico-patrimoniale in vista di un futuro ed eventuale divorzio sono invalidi per illiceità della causa, perché stipulati in violazione del principio fondamentale di radicale indisponibilità dei diritti in materia matrimoniale di cui all'art. 160 c.c. Ne consegue che di tali accordi non può tenersi conto non solo quando limitino o addirittura escludano il diritto del coniuge economicamente più debole al conseguimento di quanto necessario a soddisfare le esigenze della vita, ma anche quando soddisfino pienamente tali esigenze, in quanto una preventiva pattuizione potrebbe determinare il consenso alla dichiarazione della cessazione degli effetti civili del matrimonio. (Nella specie, la S.C. ha escluso che la dazione di una somma di denaro alla moglie, pattuita in sede di separazione, possa assumere anche la valenza di anticipazione dell'assegno divorzile, così da condurre alla revoca della relativa previsione).

Cass. civ. n. 1810/2000

Gli accordi con i quali i coniugi fissano, in sede di separazione, il regime giuridico-patrimoniale in vista di un futuro ed eventuale divorzio sono invalidi per illiceità della causa, perché stipulati in violazione del principio fondamentale di radicale indisponibilità dei diritti in materia matrimoniale, espresso dall'art. 160 C.C. Pertanto, di tali accordi non può tenersi conto non solo quando limitino o addirittura escludono il diritto del coniuge economicamente più debole al conseguimento di quanto è necessario per soddisfare le esigenze della vita, ma anche quando soddisfino pienamente dette esigenze, per il rilievo che una preventiva pattuizione — specie se allettante e condizionata alla non opposizione al divorzio (nella specie era stabilito che se la moglie si fosse opposta alla domanda di divorzio sarebbe stata obbligata al rilascio dell'immobile entro 10 giorni dalla richiesta) — potrebbe determinare il consenso alla dichiarazione degli effetti civili del matrimonio.

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