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Articolo 1

Codice di Procedura Penale

Giurisdizione penale

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Dispositivo dell'art. 1 Codice di Procedura Penale

1. La giurisdizione penale (1)è esercitata dai giudici previsti dalle leggi di ordinamento giudiziario (102 Cost.) secondo le norme di questo codice.

Note

(1) Tra i giudici penali ordinari si possono distinguere:
- per il primo grado di giudizio: il giudice di pace, il tribunale in composizione collegiale o monocratica, la corte di assise e il tribunale per i minorenni;
- per il grado d'appello: la corte d'appello, la corte d'assise d'appello e la corte d'appello per i minorenni;
- infine la corte di cassazione.
Vi sono inoltre il giudice per le indagini preliminari, il tribunale del riesame, il magistrato di sorveglianza e il tribunale di sorveglianza.


Ratio Legis

la norma ha la funzione di individuare l'unico soggetto cui l'ordinamento giudiziario riconosce funzioni giurisdizionali sia in ambito di diritto sostanziale sia in quello procedurale. Il giudice è dunque una figura chiave all'interno dell'ordinamento giudiziario. Il suo intervento varia a seconda delle fasi processuali: durante le indagini preliminari - in cui il dominus dell'azione penale è il Pubblico Ministero - occupa un ruolo marginale poichè è chiamato per lo più a controllare l'operato di quest'ultimo e a garantire i diritti di libertà della persona sottoposta ad indagini; nella fase processuale sorta a seguito dell'esercizio dell'azione penale ha invece una funzione sistematica ed esclusiva.

Sentenze relative a questo articolo

Cass. n. 22516/2003

L'obbligo di non ingerenza dello Stato nelle attività degli “enti centrali della Chiesa”, sancito dall'art. 11 del Trattato fra l'Italia e la Santa Sede stipulato l'11 febbraio 1929 e reso esecutivo in Italia con legge 27 maggio 1929, n. 810, non equivale alla creazione di una “immunità”, ma si riferisce essenzialmente all'attività patrimoniale degli enti anzidetti, rimanendo pertanto escluso che esso comporti la rinuncia dello Stato ad imporre l'osservanza di norme penali e ad agire, quindi, per la repressione di fatti illeciti produttivi di eventi di rilievo penale che si verifichino in territorio italiano. (Nella specie, in applicazione di tale principio, la Corte ha censurato la sentenza di merito con la quale era stato dichiarato non doversi procedere per difetto di giurisdizione nei confronti di taluni responsabili della Radio vaticana — peraltro ritenuta non annoverabile neppure fra gli “enti centrali della Chiesa” — in ordine al reato di cui all'art. 674 c.p., ipotizzato con riguardo alla emissione di onde elettromagnetiche di intensità superiore al consentito dagli impianti della stessa Radio vaticana, siti in territorio italiano).

Cass. n. 1410/2000

L'amministrazione militare deve intendersi circoscritta nelle strutture occorrenti per l'organizzazione del personale e dei mezzi materiali destinati alla difesa armata dello Stato, e i beni in dotazione della stessa si identificano in quelli che, a norma delle leggi sulla contabilità generale dello Stato, sono amministrati dal Ministero della difesa o dai corpi militari, mentre non possono essere compresi tra quelli appartenenti all'Amministrazione militare i beni assegnati ad altri Ministeri, per l'uso degli stessi o dei servizi da essi dipendenti o da essi amministrati, ovvero quelli che rappresentano oggetto di gestione sotto un profilo esclusivamente privatistico. Ne consegue che, poiché il corpo della Guardia di Finanza fa parte integrante delle Forze Armate dello stato, è configurabile la giurisdizione dell'autorità giudiziaria militare, e non di quella ordinaria, in tema di truffa consumata da sottufficiale di detto corpo in danno dell'Amministrazione di appartenenza, mediante il conseguimento dell'indebito rimborso di spese di missione eccedenti quanto effettivamente pagato.

Cass. n. 6308/1996

La sopravvenuta perdita, da parte del condannato, della qualità di militare comporta l'esclusione della giurisdizione del tribunale militare di sorveglianza nella fase di esecuzione della pena, giacché, in tempo di pace, la giurisdizione «normale» è quella ordinaria, mentre quella militare ha carattere eccezionale ed è subordinata al duplice limite della natura militare dei reati presi in esame e dell'appartenenza alle Forze Armate degli autori di quei reati, i quali, pertanto, devono trovarsi in effettivo servizio attuale alle armi.

Cass. n. 149/1995

La cognizione del reato previsto dall'art. 8, comma 2, L. 15 dicembre 1972, n. 772 (rifiuto del servizio militare di leva per motivi di coscienza), a differenza di quella per il reato previsto nel comma 1 dello stesso articolo (rifiuto del servizio militare non armato o del servizio sostitutivo civile), appartiene alla giurisdizione del giudice militare e non di quello ordinario.

Esula dalla giurisdizione del giudice ordinario, per rientrare in quella del giudice militare, il reato di cui all'art. 8, comma secondo, della L. 15 dicembre 1972, n. 772 e successive modificazioni (rifiuto, prima di assumerlo, del servizio militare di leva, per motivi di coscienza, al di fuori dei casi di ammissione ai benefici di cui alla legge suddetta).

Cass. n. 2634/1994

La norma dell'art. 665 c.p.p., applicabile sia con riguardo all'esecuzione dei provvedimenti dell'autorità giudiziaria ordinaria, sia con riguardo all'esecuzione dei provvedimenti del giudice militare, in forza del rinvio operato dall'art. 402 c.p.m.p., disciplina, oltre alla competenza funzionale — all'interno di ciascuno dei detti ordinamenti — del giudice dell'esecuzione, anche, e in primo luogo, in quanto operante in entrambi, la rispettiva giurisdizione. Ne consegue che, allorché si tratti dell'esecuzione di una sentenza di condanna pronunciata dall'autorità giudiziaria ordinaria, alla stessa autorità, in qualità di tribunale di sorveglianza, spetta, in via di principio, provvedere in ordine alle domande di affidamento in prova al servizio sociale e di liberazione anticipata, così come, in via di principio, e in forza delle stesse norme, compete, al contrario, al tribunale militare di sorveglianza provvedere sulle medesime domande, presentate di seguito e con riferimento a sentenza di condanna pronunciata da tribunale militare. (Nella specie è stata ritenuta irrilevante la circostanza che l'interessato, condannato dal giudice ordinario per reati comuni, aveva chiesto e ottenuto, ai sensi dell'art. 79, L. 1° aprile 1981, n. 121, di espiare la pena in carcere militare).

Cass. n. 2631/1994

In tempo di pace la giurisdizione «normale» è quella ordinaria, mentre quella militare ha carattere eccezionale ed è subordinata a un duplice limite, uno di natura oggettiva, rappresentato dal fatto che ne formano oggetto esclusivamente i reati militari, e cioè gli illeciti penali sanzionati con pena militare, e l'altro di ordine soggettivo, costituito dall'appartenenza alle Forze Armate degli autori dei reati i quali pertanto devono trovarsi in effettivo servizio attuale alle armi. Ne consegue che rientra nella giurisdizione esclusiva del giudice ordinario la cognizione di un'omessa denuncia di reato commessa da un ufficiale delle Forze Armate, dal momento che essa concreta una fattispecie delittuosa configurata e sanzionata da norma incriminatrice appartenente alla legge penale comune (art. 361 c.p.).

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