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Articolo 498

Codice di Procedura Penale

Esame diretto e controesame dei testimoni

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Dispositivo dell'art. 498 Codice di Procedura Penale

1. Le domande sono rivolte direttamente dal pubblico ministero o dal difensore che ha chiesto l'esamedel testimone (1).
2. Successivamente altre domande possono essere rivolte dalle parti che non hanno chiesto l'esame, secondo l'ordine indicato nell'articolo 496 (2).
3. Chi ha chiesto l'esame può proporre nuove domande (3).
4. L'esame testimoniale del minorenne è condotto dal presidente su domande e contestazioni proposte dalle parti. Nell'esame il presidente può avvalersi dell'ausilio di un familiare del minore o di un esperto in psicologia infantile. Il presidente, sentite le parti, se ritiene che l'esame diretto del minore non possa nuocere alla serenità del teste, dispone con ordinanzache la deposizione prosegua nelle forme previste dai commi precedenti. L'ordinanza può essere revocata nel corso dell'esame (4) (5).
4bis. Si applicano, se una parte lo richiede ovvero se il presidente lo ritiene necessario, le modalità di cui all'articolo 398, comma 5bis (6).
4ter. Quando si procede per i reati di cui agli articoli 600 (7), 600bis, 600ter, 600quater, 600quinquies, 601 (7), 602 (7), 609bis, 609ter, 609quater e 609octies del codice penale, l'esame del minore vittima del reato viene effettuato, su richiesta sua o del suo difensore, mediante l'uso di un vetro specchio unitamente ad un impianto citofonico (8).

Note

(1) Nel corso dell'esame, la parte che lo ha chiesto deve tendere a far acquisire al giudice la conoscenza di quei fatti che gli sembrano necessari per formulare una valutazione conforme alla propria tesi. Verosimilmente, trattandosi di testimone indicato dalla parte stessa, sarà già stato ascoltato (per i difensori, l'art. 327bis prevede la possibilità di svolgere attività investigativa e quindi ex art. 391bis, conferire con persone in grado di riferire circostanze utili ai fini dell'attività investigativa per cui si saranno già accertati i limiti della sua conoscenza. In questo senso, l'esame è un mezzo di prova orientato, perché la parte ne finalizza l'uso alla dimostrazione di una propria tesi.

(2) Il controesame, mentre conserva la medesima natura dell'esame, costituisce il mezzo attraverso il quale colui che vi abbia interesse tende a saggiare l'attendibilità del teste esaminato, ed eventualmente ad evidenziarne menzogne, vuoti di memoria, approssimazioni. Anche in questo caso si tratta quindi di atto finalizzato, ma a scopi del tutto opposti. Tale aspetto incide, come si vedrà, anche sul tipo di domande che è possibile formulare.

(3) Il riequilibrio della situazione è ristabilito dalla facoltà, riconosciuta a chi ha richiesto l'esame, di formulare ulteriori domande all'esito del controesame, al fine di chiarire o precisare circostanze rimaste poco chiare. Per ragioni di economia processuale e di concentrazione del contraddittorio, volte ad evitare interventi «a catena» e senza limiti, non è prevista la possibilità di un ulteriore controesame a seguito delle nuove domande proposte ai sensi del terzo comma dell'art. 498 (Cass. sez. IV, 15-4-1997, rv. 207798).

(4) La Corte cost. con sent. 30-7-1997, n. 283 ha dichiarato l'illegittimità della norma nella parte in cui non consente, nel caso di testimone maggiorenne infermo di mente, che il presidente, sentite le parti, ove ritenga che l'esame del teste ad opera delle parti possa nuocere alla personalità del teste medesimo, ne conduca direttamente l'esame su domande e contestazioni proposte dalle parti.
Per l'esame delle persone che collaborano con la giustizia e degli imputati di reato connesso, cfr. art. 147bis disp. att. c.p.p. .

(5) L'esigenza di tutelare in modo particolare la serenità del minore sottoposto ad esame, evitando approcci troppo bruschi o stringenti, costituisce la ratio del «filtro» delle domande attraverso l'interposizione del presidente. Quando, peraltro, non vi sia pericolo di turbare la genuinità della testimonianza e la serenità del soggetto esaminando, è peraltro consentito disporre, con ordinanza presidenziale revocabile, l'escussione nelle forme ordinarie.
La necessità di «suggerire» al presidente le domande (proposte dalla parte) nasce, poi, dalla non conoscenza, da parte del Collegio, delle circostanze su cui il teste è in grado di riferire (il fascicolo per il dibattimento, infatti, contiene, a norma dell'art. 431, pochi atti, di assai limitato significato probatorio).

(6) Comma introdotto dall'art. 13 della legge 3 agosto 1998, n. 269 (Norme contro la pedofilia). Trattasi di peculiari modalità (in luoghi diversi dal tribunale e con documentazione integrale fonografica o audiovisiva) di assunzione della testimonianza in sede di incidente probatorio, volte ad assicurare la genuinità della testimonianza e l'assenza di turbative per il soggetto esaminando.

(7) I riferimenti agli artt. 600, 601, 602 sono stati inseriti ex art. 15, l. 11-8-2003, n. 228 (Misure contro la tratta di persone).

(8) Comma introdotto dall'art. 13, l. 3-8-1998, n. 269 (Norme contro la pedofilia). Evidenti ragioni di opportunità inducono ad apprestare particolari forme di salvaguardia della riservatezza di minori vittime di delitti offensivi della sfera più intima e personale (gli articoli indicati si riferiscono a reati contro la libertà sessuale).


Ratio Legis

Coerentemente con il modello accusatorio cui è ispirato il vigente sistema processuale, l'esame dei testimoni si svolge secondo un tiro incrociato di domande sottoposte dalle parti (cross examination): siffatta modalità costituisce, senza dubbio, lo strumento più efficace per far emergere gli elementi di conoscenza e verificare l'attendibilità delle persone escusse.

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