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Responsabilitą da reato degli enti -

La rappresentanza e l'assistenza dell'ente nel procedimento penale ai sensi del d.lgs. n. 231 del 2001

TESI MOLTO VENDUTA
AUTORE:
ANNO ACCADEMICO: 2019
TIPOLOGIA: Tesi di Laurea Magistrale
ATENEO: Universitą Cattolica del Sacro Cuore di Milano
FACOLTÀ: Giurisprudenza
ABSTRACT
A diciotto anni dall’entrata in vigore del d.lgs. 8 giugno 2001, n. 231 nel panorama giuridico italiano, è possibile verificare se e in che modo l’autonomo sistema di responsabilità a carico degli enti abbia rappresentato un’effettiva rivoluzione copernicana. In primis si constatano la progressiva estensione del perimetro di applicazione della disciplina, attraverso l’ampliamento del catalogo dei reati-presupposto, e l’assunzione in vasta scala nel mondo delle medio-grandi imprese di modelli organizzativi e gestionali prescritti dalla normativa. Al contempo, tuttavia, è da rilevarsi la difficoltà per questa nuova realtà di trovare un solido terreno applicativo. Infatti, a causa della complessità della fattispecie, delle aporie interpretative, degli esiti incerti e delle lacune normative che rendono necessaria la strada dell’eterointegrazione, la normativa non si rende appetibile agli occhi delle procure della Repubblica. Ne consegue una frammentaria applicazione, alimentata dalla subordinazione alle discrezionali scelte del singolo procuratore. Inoltre, particolarmente significativo è il mancato conseguimento di competenze e professionalità idonee nel settore delle consulenze aziendali, indice di una ancora non completa ricezione nel mercato della disciplina. La nascita di una prospettiva punitiva a capo di persone giuridiche ha scosso le basi del procedimento penale, storicamente antropocentrico, obbligando all’adeguamento in chiave evolutiva della ratio sottostante. L’ente diviene nuovo destinatario di un rimprovero penalmente rilevante in un’ottica di prevenzione del rischio di reato e di recupero alla legalità. Ciò avviene mediante la sollecitazione all’adozione di regole di comportamento che sottopongono l’ente sia a risposte sanzionatorie, che a un sistema di diritto c.d. premiale. Concludendo, il sottosistema normativo deve dimostrarsi capace di convivere con gli istituti classici del codice di rito e, per raggiungere tale obbiettivo, viene affidato all’interprete il compito di farsi garante della coerenza e della tenuta del sistema. L’elaborato affronta i profili procedimentali della rappresentanza e dell’assistenza dell’ente, indagando la conciliabilità delle esigenze difensive e partecipative con la dimensione non fisica del nuovo soggetto del procedimento. Al lettore è proposta una ricognizione critica delle impostazioni dottrinali e giurisprudenziali, accompagnata dalla prospettazione delle novità interpretative. Nella prima parte del lavoro si offre un quadro degli aspetti procedurali statici e, in parte, sostanziali della disciplina. Infatti, sebbene si sia privilegiata una prospettiva processuale della materia, si è ritenuto indispensabile analizzare le articolate ragioni storiche e criminologiche sottese all’introduzione del decreto che hanno contribuito al superamento del dogma societas delinquere non potest. Si è ritenuto importante approfondire la vexata quaestio circa la natura della responsabilità, definita “amministrativa” dal legislatore. In particolare, s’indagano gli aspetti fondamentali del procedimento di accertamento e la struttura della responsabilità da illecito amministrativo dipendente da reato, in quanto fattispecie complessa e inizialmente destinata a trovare applicazione solo in un ristretto numero di situazioni.Il cuore dell’elaborato consiste in un’attenta analisi delle deviazioni dal modello tradizionale mediante lo studio di alcuni momenti fondamentali del procedimento, con l’obbiettivo di valutare in termini di effettività le garanzie di partecipazione e assistenza difensiva dell’ente nel procedimento a suo carico. Di conseguenza, è risultata centrale la figura del rappresentante legale dell’ente, caratterizzata da un ineliminabile ibridismo, poiché costantemente oscillante tra la parificazione al soggetto del procedimento e la potenziale assunzione della veste di testimone. Grazie al proprio rappresentante, la persona giuridica può concretizzare in modo dinamico le possibilità di partecipazione al procedimento. Al contempo è stato necessario soffermarsi sulla figura del difensore dell’ente, pilastro irremovibile della piena difesa tecnica, oltre che soggetto capace, se nominato e indicato come rappresentante ad processum, di svolgere attività che l’ente può compiere solo personalmente. Nella disamina viene ribadita a più riprese la distinzione tra la dimensione partecipativa, rinunciabile e subordinata alla costituzione in giudizio, e quella difensiva, imprescindibile e non comprimibile dalle scelte astensionistiche dell’ente. Per questa ragione s’indaga la natura del rapporto tra formale costituzione e pieno esercizio delle garanzie difensive costituzionalmente e convenzionalmente previste, approfondendo le declinazioni che nell’arco del procedimento tale rapporto assume.

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Norme di riferimento

  • D.lgs. n. 231 del 2001

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