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Diritto processuale penale -

I diritti fondamentali nel mandato d’arresto europeo

AUTORE:
ANNO ACCADEMICO: 2016
TIPOLOGIA: Tesi di Laurea Magistrale
ATENEO: Università degli Studi di Perugia
FACOLTÀ: Giurisprudenza
ABSTRACT
Il presente elaborato ha per oggetto il tema del rispetto dei diritti fondamentali della persona coinvolta nella procedura di mandato d’arresto europeo, introdotta e disciplinata dalla DQ 2002/584/GAI. Ben si comprenderà, in vero, che se il procedimento penale rappresenta già di per sé una delle aree in cui le garanzie dell’individuo sono maggiormente a rischio, tale pericolo è ben più concreto laddove il procedimento abbia carattere sovranazionale. Questo è, di fatto, il mandato d’arresto: un procedimento transfrontaliero di natura penale che si sostanzia nella richiesta di consegna di un soggetto indagato, imputato o condannato da parte di uno Stato comunitario, detto di emissione, ad un altro Stato comunitario, detto di esecuzione. Il fine è quello di sottoporre il ricercato ad un procedimento penale (mandato di tipo processuale) oppure all’esecuzione di misura cautelare o pena definitiva (mandato di tipo esecutivo) per fatti commessi nel territorio dello Stato richiedente. A fronte di ciò il rischio - in verità non peregrino - è che l’interessato possa rimanere “schiacciato” dall’imponenza di una procedura che si realizza in più Paesi, essendo, dunque, particolarmente forte l’esigenza di tutela della persona coinvolta.
Con la presente trattazione si intende, nello specifico, porre l’attenzione sul rapporto tra esigenze procedurali e rispetto dei diritti fondamentali dell’individuo. Sarà possibile comprendere a fondo tale rapporto, tuttavia, solo dopo aver analizzato genesi e rationes dell’istituto, sulla base tanto di un’analisi organica della normativa quanto delle opinioni della dottrina e dell’attività ermeneutica svolta negli anni dalla giurisprudenza. A tal fine, nel I° capitolo dell’elaborato si è proceduto ad un’analisi della DQ 2002/584/GAI istitutiva del mandato d’arresto europeo, con lo scopo di collocare l’istituto nella dimensione storica che gli compete e, di conseguenza, di comprendere le analogie e le differenze con l’estradizione, vero e proprio punto di riferimento in materia di cooperazione penale internazionale. Nel II° capitolo, invece, verranno analizzate le modifiche derivanti dall’entrata in vigore della DQ 2009/299/GAI che, nonostante le diffuse sollecitazioni e i proclami formali, sono andate nella direzione di una massima facilitazione della procedura di consegna in caso di provvedimento emesso in absentia, ad ulteriore discapito, dunque, delle prerogative del soggetto richiesto. A tal proposito appare significativa l’iniziale posizione assunta dalla Corte di Giustizia con la celebre sentenza ''Melloni'', la cui ratio è stata per vari motivi, espressi o latenti, in seguito ribaltata dagli stessi giudici europei con la pronuncia ''Aranyosi''. Non si può prescindere, inoltre, dalle modificazioni introdotte in virtù delle Direttive attuative della “Road-Map” tracciata dal Consiglio nel 2009. Tale atto, così come l’altrettanto importante “Programma di Stoccolma” dell’anno successivo, aveva come scopo quello di incentivare la maggiore operatività del “principio del mutuo riconoscimento” attraverso l’implementazione delle tutele processuali nei vari ordinamenti interni. Benché l’obiettivo fosse di respiro più generale, gli strumenti volti a dare concretezza a tali intenti hanno riguardato da vicino, con esiti positivi ma non sufficienti, anche il mandato d’arresto europeo. Nel III° capitolo si è proceduto ad un’analisi del funzionamento dell’istituto attraverso un confronto tra quanto dettato dalla legge di recepimento italiana e l’atto di origine.
Da tale disamina emergeranno, soprattutto nell’ambito della procedura passiva di consegna, alcune differenze tra i due testi. In particolare, se alcune di tali discrasie sono di natura strutturale (perché realmente legate alla volontà di offrire quella più intensa tutela prevista dal nostro ordinamento) altre hanno natura contingente e non appare peregrino ipotizzare che siano dovute a pressioni di carattere politico.
Nel IV° capitolo verranno trattate tre questioni, tanto problematiche quanto importanti ai fini dell'applicazione della disciplina: il computo della custodia cautelare sofferta all’estero, la differenza di trattamento tra residente e cittadino e, infine, le peculiarità del mandato spiccato nei confronti di un minorenne. Vicende queste che, come è facile intuire, toccano da vicino l’individuo ed i suoi diritti fondamentali. È doverosa, per finire, una precisazione: la viva speranza è quella che l’elaborato possa contribuire ad instillare nel lettore il seme del “personalismo”.
Appare infatti prioritario riportare al centro, soprattutto in un settore di frontiera come quello della cooperazione giudiziaria penale, il rispetto della persona e delle sue prerogative. A tal proposito, nel capitolo conclusivo, verranno illustrate le due possibili soluzioni prospettate a livello europeo per assicurare, non solo nel mandato d’arresto ma più in generale nei procedimenti di natura penale, una maggiore ed uniforme attenzione sul tema.

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Norme di riferimento

  • DQ 2002/584/GAI