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Diritto penale -

La Cooperazione internazionale di polizia e la lotta contro la criminalità transnazionale

AUTORE:
ANNO ACCADEMICO: 2025
TIPOLOGIA: Laurea liv. I
ATENEO: Università Telematica TEL.M.A.
FACOLTÀ: Giurisprudenza
ABSTRACT
La criminalità organizzata ha dimostrato una straordinaria capacità di adattamento ai profondi mutamenti globali – guerre, flussi migratori e instabilità politica – sfruttando una velocità operativa spesso superiore a quella delle istituzioni democratiche. Essa non agisce mai in modo isolato, ma si inserisce nei contesti sociali, economici e politici, integrandosi con le culture locali e traendo vantaggio dalle fragilità sistemiche.
L’evoluzione verso forme di cooperazione criminale transnazionale ha imposto una risposta coordinata della comunità internazionale. In tale prospettiva si colloca la Convenzione delle Nazioni Unite contro il crimine organizzato transnazionale, adottata nel 2000 con l’adesione di oltre cento Stati, che ha introdotto strumenti normativi comuni per il contrasto al fenomeno.
In Italia, la Legge n. 146 del 2006 ha recepito tali disposizioni, codificando la nozione di reato transnazionale e prevedendo una specifica aggravante. Sul piano operativo, la cooperazione internazionale si articola attraverso organismi quali Interpol e Europol, fondamentali per lo scambio informativo e il coordinamento investigativo.
A livello giudiziario, Eurojust, istituita nel 2002 ai sensi dell’art. 85 TFUE, svolge un ruolo centrale nel coordinamento delle indagini tra Stati membri, nella gestione delle richieste di assistenza giudiziaria e nella costituzione di squadre investigative comuni, collaborando anche con l’OLAF.
Un ulteriore avanzamento si registra con l’istituzione della Procura europea (EPPO), prevista dal regolamento UE 2017/1939, con sede a Lussemburgo, competente per i reati lesivi degli interessi finanziari dell’Unione, quali frodi, corruzione e malversazioni.
L’ordinamento italiano si è adeguato mediante il decreto legislativo n. 9 del 2021, disciplinando le modalità di interazione tra autorità nazionali e Procura europea. In un contesto globale segnato da crescente instabilità e da una progressiva crisi degli equilibri internazionali – in cui anche organizzazioni come l’Organizzazione delle Nazioni Unite mostrano limiti operativi – diventa essenziale per gli analisti sviluppare mappe dinamiche del rischio, che integrino dimensioni geopolitiche, economiche e sociali.
In tale scenario emergono interrogativi cruciali: in che modo le trasformazioni globali incidono sull’espansione delle economie criminali e sull’accumulazione di capitali illeciti? Quali effetti si produrranno nei rapporti tra politica ed economia, anche in relazione alla nascita di nuovi paradisi fiscali, sempre più smaterializzati e digitali?
La progressiva evoluzione del quadro europeo, dal terzo pilastro del Trattato di Maastricht alla successiva integrazione nello spazio di libertà, sicurezza e giustizia con il Trattato di Amsterdam, testimonia il passaggio da una cooperazione intergovernativa a un sistema più integrato e sovranazionale. La lotta al crimine organizzato transnazionale si configura, dunque, come una sfida sistemica, strettamente connessa alla tutela dei diritti fondamentali e dello Stato di diritto, oggi messi a dura prova dalla difficoltà di controllo di nuovi spazi finanziari e digitali, nei quali ogni attività può essere monetizzata e occultata con estrema facilità.

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