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Diritto processuale penale -

L'accertamento della pericolositÓ sociale del minore

AUTORE:
ANNO ACCADEMICO: 2014
TIPOLOGIA: Tesi di Laurea Magistrale
ATENEO: UniversitÓ degli Studi di Napoli - Federico II
FACOLTÀ: Giurisprudenza
ABSTRACT
Lo scopo di questo lavoro è mettere in luce le molteplici esigenze connesse alla specificità della condizione del minore e le numerose contraddizioni che caratterizzano la giustizia penale minorile che, dopo anni di dibattiti, sembra ancora presentare grosse lacune. L'iter della mia attività d'analisi segue un crescendo argomentativo, si parte infatti da un'attenta disamina di quelli che sono i principi portanti del processo penale minorile, in cui è preminente il bisogno di recupero del minore.
Fino al 1988, stante il vuoto normativo, il compito di adattare le ordinarie regole del processo alla specificità della condizione minorile era affidata ai giudici.
Poi, grazie ad interventi sempre maggiori in ambito internazionalistico, ad opera delle Nazioni Unite e del Consiglio d'Europa, il legislatore italiano è intervenuto con il d.P.R. n. 448 del 1988, ispirandosi alle famose “regole di Pechino” del 1985. Da questo momento in poi, nell'ambito della giustizia minorile, la classica funzione retributiva della pena viene abbandonata a favore di finalità rieducative, più adatte alla particolarità della condizione di personalità in fieri del minore.
Nel secondo capitolo viene illustrata la nascita del concetto di pericolosità sociale e l'ingresso, nel codice Rocco del 1930, del sistema del doppio binario, il quale mitiga le posizioni della Scuola classica e della Scuola positiva, accogliendo nel concetto di pena sia la funzione retributiva sia quella preventiva attraverso l'introduzione delle misure di sicurezza.
Nel terzo capitolo viene affrontato il tema portante della tesi: la pericolosità sociale del minore. Quest'ultima viene desunta sulla base del criterio indicato dall'art. 224 del c.p., il quale ritiene che sia necessaria una duplice indagine: in primo luogo, bisogna formulare un giudizio prognostico tenendo conto della personalità del minore; in secondo luogo, bisogna far riferimento alla gravità del reato e al suo allarme sociale.
Nel sistema penale minorile, dunque, troviamo un'accezione diversa del concetto di “pericolosità”, rispetto a quella presente nel processo a carico di adulti e desumibile dall'art. 85 del c.p., che in questo caso, solo eccezionalmente, permette l'applicazione di una misura di sicurezza ad un soggetto minorenne, in ossequio al suo preminente interesse all'educazione. Ma è proprio rispetto a quest'ultimo che sorgono profili problematici in relazione all'applicazione delle misure di sicurezza: l'inflizione di una misura nei confronti di un soggetto non imputabile per incapacità processuale è sicuramente la contraddizione più evidente del sistema penale minorile. Questa problematica viene affrontata nel quarto ed ultimo capitolo, in cui vi è un attento esame dei vari strumenti di diversion pensati per la specificità della condizione minorile, i quali consentono al soggetto minorenne l'uscita immediata dal circuito penale.
Infine, si evidenzia la necessità di un intervento da parte del legislatore volto a rendere coerente il sistema di giustizia minorile, caratterizzato da non poche antinomie sistematiche, con la linea costituzionale del diritto all'educazione.
La riforma dell'intero sistema di giustizia minorile dovrebbe essere imperniato sul diritto al trattamento differenziato del minore, il quale, fino ad oggi, è stato attuato grazie all'opera ermeneutica della Corte Costituzionale che, negli anni, ha posto rimedio all'atteggiamento rinunciatario e poco attento del legislatore.

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