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Articolo 16 Preleggi

Trattamento dello straniero

Dispositivo dell'art. 16 Preleggi

Lo straniero(1) è ammesso a godere dei diritti civili attribuiti al cittadino a condizione di reciprocità(2) e salve le disposizioni contenute in leggi speciali(3).
Questa disposizione vale anche per le persone giuridiche straniere(4).

Note

(1) La disposizione non concerne, quindi, gli apolidi, ossia i soggetti privi di cittadinanza per aver perso la propria per una qualsiasi causa e per non averne acquistata altra di Stato diverso. Si ritiene, invece, applicabile, in ossequio al generale regime di favore cui si ispira il nostro sistema, ai rifugiati politici. Nell'ipotesi in cui lo straniero abbia più cittadinanze, esso si considera cittadino di quello Stato straniero le cui modalità di attribuzione della cittadinanza si avvicinino maggiormente a quelle previste per la concessione della cittadinanza italiana.
(2) Tale condizione non conserva alcuna operatività nell'ambito del diritto comunitario che si ispira, invece, ai principi della libera circolazione delle persone e dei beni e di una progressiva uniformizzazione dei diritti e doveri del «cittadino comunitario».
(3) L'ambito di operatività della condizione di reciprocità va progressivamente riducendosi anche con riguardo ai cittadini extracomunitari alla luce dei principi di solidarietà cui si ispirano le più recenti leggi speciali: si pensi al d.l. 30-12-1989, n. 416 (conv. in legge, con modificazioni, dall'art. 1, l. 28-2-1990, n. 39) alla l. 6-3-1998, n. 40, al d.lgs. 25-7-1998, n. 286 (Testo Unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell'immigrazione e norme sulla condizione dello straniero).
(4) V. convenzione di Bruxelles 29-2-1968, resa esecutiva con l. 28-1-1971, n. 220, sul reciproco riconoscimento delle società e persone giuridiche.

Ratio Legis

Si discute della compatibilità della condizione di reciprocità con i principi della Costituzione Repubblicana. È pacifico, comunque, che quest'ultima ne limiti l'operatività poiché, a prescindere dal riconoscimento di un analogo trattamento al cittadino italiano, sono riconosciuti a tutti gli individui, cittadini e stranieri, i diritti fondamentali ex art. 2 Cost., e il rispetto del principio di uguaglianza ex art. 3 Cost.

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Pierantonio C. chiede
sabato 09/07/2016 - Lombardia
“Sono cittadino italiano residente in Ruanda e ho in corso delle discussioni con il Ministero Ruandese degli Affari Esteri sulla possibilità per i cittadini italiani di essere proprietari di immobili e società in Ruanda.
Il Ministero,come preambolo,ci chiede di presentare gli articoli di legge italiani,tradotti in inglese o francese, che si riferiscono al caso in ogetto dimostrando la possibilità per un cittadino Ruandese di usufruire delle medesime possibilità in Italia”
Consulenza legale i 25/07/2016
La norma principale di riferimento in materia è l'art. 16 delle disposizioni preliminari del codice civile (cosiddette “preleggi”) la quale afferma che "Lo straniero è ammesso a godere dei diritti civili attribuiti al cittadino a condizione di reciprocità e salve le disposizioni contenute in leggi speciali. Questa disposizione vale anche per le persone giuridiche straniere": quindi, in base alla condizione di reciprocità (che non riguarda i diritti fondamentali ma soltanto quelli di natura patrimoniale), uno straniero è ammesso a godere dei diritti civili attribuiti al cittadino italiano nella misura in cui i cittadini italiani possano compiere nello Stato estero i medesimi atti.

Le altre disposizioni normative di riferimento riguardanti il godimento dei diritti civili da parte degli stranieri sono, poi, contenute nel Decreto Legislativo n. 286 del 25/7/1998 (Testo Unico sull’Immigrazione) e nel relativo regolamento di attuazione (Decreto del Presidente della Repubblica 31 agosto 1999, n.394).

Il citato Decreto legislativo n. 286/1998, all’articolo 2, statuisce: “Lo straniero regolarmente soggiornante nel territorio dello Stato gode dei diritti in materia civile attribuiti al cittadino italiano, salvo che le convenzioni internazionali in vigore per l'Italia e il presente testo unico dispongano diversamente. Nei casi in cui il presente testo unico o le convenzioni internazionali prevedano la condizione di reciprocità, essa è accertata secondo i criteri e le modalità previste dal regolamento di attuazione.
In base al medesimo decreto sono parificati ai cittadini italiani e, dunque, dispensati dalla verifica della condizione di reciprocità:
  • i cittadini (persone fisiche o giuridiche) degli Stati membri dell’UE nonché i cittadini dei Paesi SEE (Islanda, Liechtenstein e Norvegia);
  • i cittadini extracomunitari che soggiornino in territorio italiano e siano titolari della carta di soggiorno o di un regolare permesso di soggiorno rilasciato per motivi di lavoro subordinato, di lavoro autonomo, per l’esercizio di un’impresa individuale, per motivi di famiglia, per motivi umanitari e per motivi di studio;
  • gli apolidi residenti in Italia da almeno 3 anni;
  • i rifugiati residenti da almeno 3 anni.
L'art. 1 del Regolamento di attuazione del decreto 286/1998, sulla condizione di reciprocità, dispone: "1. Ai fini dell'accertamento della condizione di reciprocità, nei casi previsti dal testo unico (...) il Ministero degli Affari Esteri, a richiesta, comunica ai notai ed ai responsabili dei procedimenti amministrativi che ammettono gli stranieri al godimento dei diritti in materia civile, i dati relativi alle verifiche del godimento dei diritti in questione da parte dei cittadini italiani nei Paesi d'origine dei suddetti stranieri (...)".

L’accertamento della condizione di reciprocità generalmente non si effettua per i cittadini di quei Paesi con i quali l’Italia ha concluso Accordi bilaterali in materia di promozione e protezione degli investimenti (Bilateral Investment Treaties, o BITs). A titolo esemplificativo, tra le ipotesi più comuni di investimento figurano: diritti di proprietà su beni immobili, mobili ed altri diritti reali; crediti monetari ed altre prestazioni a titolo oneroso derivanti da contratti; acquisizione di imprese esistenti o di quote di esse; creazione di imprese nuove; diritti d’autore e di proprietà industriale; concessioni di legge, come quelle di esplorazione, estrazione e sfruttamento di risorse naturali.

In linea generale, riassumendo, la normativa vigente consente l'acquisto di beni immobili da parte di stranieri distinguendo tra i seguenti casi:
  1. straniero non regolarmente soggiornante: può acquistare un immobile solo se un trattato internazionale lo consente oppure se in materia esiste una condizione di reciprocità tra l'Italia e il suo Stato di appartenenza, cioè se nel suo Paese d'origine è permesso ad un italiano comprare una casa;
  2. straniero regolarmente soggiornante, familiare in regola con il soggiorno di uno straniero regolarmente soggiornante e apolide in Italia da meno di tre anni: possono acquistare un immobile, senza procedere alla verifica dell'esistenza della condizione di reciprocità, se sono titolari di un permesso di soggiorno per motivi di lavoro subordinato o di lavoro autonomo, per l'esercizio di un'impresa individuale, per motivi di famiglia, per motivi umanitari, per motivi di studio o di un permesso di soggiorno CE soggiornanti di lungo periodo (carta di soggiorno);
  3. cittadino comunitario, cittadino dei Paesi SEE (Islanda, Liechtenstein e Norvegia), apolide o rifugiato politico residente da più di tre anni: non sono richiesti requisiti particolari per procedere all'acquisto.
Sulla posizione del Ministero degli affari esteri si può consultare l’apposito sito http://www.esteri.it/MAE/IT/Ministero/Servizi/Italiani/CondizReciprocita/, anche se è opportuno ricordare che la consultazione del sito del MAE non è risolutiva, nel senso che la sussistenza della reciprocità può variare nel tempo e a seconda delle circostanze, l’accertamento dovendo sempre riguardare la reciprocità di fatto.

Proprio dal sito in questione risulta, in ogni caso, che per quanto riguarda il Ruanda, la condizione di reciprocità è accertata solamente in relazione alle persone giuridiche straniere di diritto privato, come le congregazioni religiose, società di investimento, ONG, alle quali è riconosciuto il diritto di proprietà di edifici, terreni nonché il diritto di creare o acquistare azioni di una società ai sensi delle leggi ruandesi.

E’ probabilmente per questo motivo che il Ministero degli Affari Esteri, nel caso in esame, ha richiesto la prova dell’identico trattamento del cittadino ruandese in Italia, poiché cioè la condizione di reciprocità non è automaticamente accertata per quel paese in relazione alle persone fisiche ed ai loro diritti di natura patrimoniale.