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Articolo 58 Disposizioni comuni in materia di accertamento delle imposte sui redditi

(D.P.R. 29 settembre 1973, n. 600)

[Aggiornato al 31/03/2021]

Domicilio fiscale

Dispositivo dell'art. 58 Disposizioni comuni in materia di accertamento delle imposte sui redditi

Agli effetti dell'applicazione delle imposte sui redditi ogni soggetto si intende domiciliato in un comune dello Stato, giusta le disposizioni seguenti.

Le persone fisiche residenti nel territorio dello Stato hanno il domicilio fiscale nel comune nella cui anagrafe sono iscritte. Quelle non residenti hanno il domicilio fiscale nel comune in cui si è prodotto il reddito o, se il reddito è prodotto in più comuni, nel comune in cui si è prodotto il reddito più elevato. I cittadini italiani, che risiedono all'estero in forza di un rapporto di servizio con la pubblica amministrazione, nonché quelli considerati residenti ai sensi dell'articolo 2, comma 2-bis, del testo unico delle imposte sui redditi, approvato con decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, hanno il domicilio fiscale nel comune di ultima residenza nello Stato.

I soggetti diversi dalle persone fisiche hanno il domicilio fiscale nel comune in cui si trova la loro sede legale o, in mancanza, la sede amministrativa; se anche questa manchi, essi hanno il domicilio fiscale nel comune ove è stabilita una sede secondaria o una stabile organizzazione e in mancanza nel comune in cui esercitano prevalentemente la loro attività.

Negli atti, contratti, denunzie e dichiarazioni che vengono presentati agli uffici finanziari deve essere indicato il comune di domicilio fiscale delle parti, con la precisazione dell'indirizzo solo ove espressamente richiesto.

Le cause di variazione del domicilio fiscale hanno effetto dal sessantesimo giorno successivo a quello in cui si sono, verificate. (1)

Note

(1) La Corte Costituzionale, con sentenza 24 ottobre-7 novembre 2007, n. 366 ha dichiarato "l'illegittimità costituzionale del combinato disposto degli articoli 58, primo comma e secondo periodo del secondo comma, e 60, primo comma, lettere c), e) ed f), del D.P.R. 29 settembre 1973, n. 600 (Disposizioni comuni in materia di accertamento delle imposte sui redditi), e dell'articolo 26, ultimo comma, del D.P.R. 29 settembre 1973, n. 602 (Disposizioni sulla riscossione delle imposte sul reddito), nella parte in cui prevede, nel caso di notificazione a cittadino italiano avente all'estero una residenza conoscibile dall'amministrazione finanziaria in base all'iscrizione nell'Anagrafe degli Italiani Residenti all'Estero (AIRE), che le disposizioni contenute nell'articolo 142 del codice di procedura civile non si applicano".

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Silvano B. chiede
venerdì 03/04/2020 - Lombardia
“Buongiorno, siamo coniugi non in regime di comunione dei beni, con una sola residenza fiscale nella casa di proprietà intestata a mia moglie, solitamente passiamo sette mesi (come dimora continuativa)nella suddetta abitazione e i restanti 5 (sempre continuativi) più alcuni weekend nella baita, in un'altro comune, di mia esclusiva proprietà.
Leggendo altri quesiti e risposte trovo complicata la situazione riguardo a un mia possibile richiesta di spostamento di residenza fiscale, ma in sostanza entrambi per lunghi periodi dell’anno non siamo residenti all’indirizzo “ufficiale”.
Vorrei una Vs opinione In merito a un mio cambio di residenza fiscale.
Grazie.”
Consulenza legale i 08/04/2020
In base all’art. 2 del TUIR, la residenza fiscale delle persone fisiche è individuata sulla base di tre diversi elementi, che non devono sussistere congiuntamente ma che sono alternativi l’uno all’altro:
  1. l’iscrizione all’anagrafe della popolazione residente;
  2. la residenza ai sensi del codice civile;
  3. il domicilio ai sensi del codice civile.
L’iscrizione all’anagrafe della popolazione residente è disciplinata dalla legge 24 dicembre 1954, n. 1228, integrata dal regolamento di attuazione costituito dal D.P.R. 30 maggio 1989, n. 223.
Il requisito per l’iscrizione alle liste anagrafiche di un comune è quello di avere la dimora abituale (per le persone senza fissa dimora si fa riferimento al domicilio) nel territorio del comune medesimo.
La nozione di residenza e di domicilio sono, invece, mutuate dal codice civile. In particolare, l’art. 43 del c.c. stabilisce che “il domicilio di una persona è nel luogo in cui essa ha stabilito la sede principale dei propri interessi”, mentre “la residenza è nel luogo in cui la persona ha la dimora abituale”.
E’ dunque evidente che la residenza fiscale all’interno del territorio nazionale segue di pari passo la residenza o il domicilio eletti in base alle disposizioni civilistiche ed alle leggi speciali sopra indicate.

Ai fini poi della individuazione del comune di residenza fiscale, occorre fare riferimento alle disposizioni di cui al secondo comma dell' art. 58 delle disp. accert. imp. redditi, il quale stabilisce che “le persone fisiche residenti nel territorio dello Stato hanno il domicilio fiscale nel comune nella cui anagrafe sono iscritte”.
Ai fini amministrativi, occorre infatti che ogni contribuente risulti domiciliato in un comune dello Stato (D.P.R. n. 600/1973, articolo 58, comma 1).
Ferma la residenza fiscale all’interno del territorio nazionale, per potere variare il proprio comune di domicilio fiscale occorre, quindi, variare la propria iscrizione anagrafica.
In realtà, fintanto che si mantiene la residenza fiscale all’interno del territorio nazionale, la variazione del proprio domicilio fiscale rileva ai soli fini della individuazione dell’ufficio finanziario competente, ma non comporta ulteriori conseguenze sotto il profilo impositivo, ferme le variazioni che sono riconducibili alle differenze di aliquote a livello di tributi comunali e addizionali comunali, sussistenti tra un comune e l’altro.
Sotto il profilo civilistico, affinché la variazione di residenza abbia efficacia di fronte ai terzi, è necessario che venga denunciata nei modi prescritti (art. 44 del c.c.).

Dal punto di vista fiscale, invece, esistono non solo obblighi di segnalazione delle variazioni nei dati del contribuente (si pensi alla dichiarazione obbligatoria da effettuare all’ufficio Iva ex articolo 35 del D.P.R. n. 633/1972 da parte dei soggetti titolari di partita Iva) ma anche norme che disciplinano gli effetti delle variazioni.
In particolare, il comma 5 dell’articolo 58 del D.P.R. n. 600/1973 stabilisce che “le cause di variazione del domicilio fiscale hanno effetto dal sessantesimo giorno successivo a quello in cui si sono verificate”.
E’ comunque ammessa la possibilità di un domicilio fiscale diverso dal comune di iscrizione anagrafica.
A tale eventualità fa riferimento l’art. 59 delle disp. accert. imp. redditi, laddove è stabilito che, a tal fine, occorre una specifica e motivata istanza da parte del contribuente che voglia stabilire il proprio domicilio fiscale in un comune diverso da quello di iscrizione anagrafica.
Competente all’esame e accettazione dell’istanza è, in base al comma 3 del citato art. 59, l'intendentenza di finanza o il Ministro per le finanze a seconda che il provvedimento importi lo spostamento del domicilio fiscale nell'ambito della stessa provincia o in altra provincia.
In realtà, ormai, le intendenze di finanza non esistono più, per cui il riferimento deve intendersi alla Direzione Regionale dell’Agenzia delle Entrate competente.

In definitiva, quindi, ferma la residenza fiscale all’interno del territorio nazionale, volendo spostare il domicilio fiscale da un comune ad un altro occorre chiedere di essere iscritto nelle anagrafi della popolazione residente del nuovo comune (a tal fine valgono le prescrizioni di cui all’art. 44 c.c.) ovvero, volendo mantenere l’iscrizione anagrafica in altro comune rispetto a quello in cui si vuole trasferire il proprio domicilio fiscale, presentare motivata istanza alla competente Direzione Regionale dell’Agenzia delle Entrate, se lo spostamento è all’interno della medesima provincia, ovvero al Ministero delle Finanze se lo spostamento è in una provincia diversa.
Il provvedimento con cui si accoglie l’istanza è in ogni caso definitivo e deve essere motivato e notificato all'interessato ed ha effetto dal periodo d'imposta successivo a quello in cui è stato notificato.


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