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Articolo 252 Codice di procedura penale

(D.P.R. 22 settembre 1988, n.477)

Sequestro conseguente a perquisizione

Dispositivo dell'art. 252 Codice di procedura penale

1. Le cose rinvenute a seguito della perquisizione sono sottoposte a sequestro con l'osservanza delle prescrizioni degli articoli 259 e 260 (1).

Note

(1) Sussiste infatti un rapporto di logica consequenzialità tra perquisizione e sequestro.

Ratio Legis

Il legislatore ha qui privilegiato una disciplina delle perquisizioni caratterizzata da un rafforzamento della dimensione garantistica, la cui ratio si ravvisa nell'esigenza di mostrare una maggiore sensibilità legislativa in relazione al profilo di incidenza di tale mezzo di ricerca della prova sui diritti di libertà tutelati costituzionalmente.

Massime relative all'art. 252 Codice di procedura penale

Cass. n. 37644/2015

In tema di perquisizione di sistema informatico o telematico, sia l'art. 247, comma 1-bis, che l'art. 260, comma secondo, cod. proc. pen., si limitano a richiedere l'adozione di misure tecniche e di procedure idonee a garantire la conservazione dei dati informatici originali e la conformità ed immodificabilità delle copie estratte per evitare il rischio di alterazioni, senza imporre misure e procedure tipizzate. (Fattispecie in cui la Corte ha rigettato il motivo di ricorso genericamente fondato sulla mancata indicazione, da parte del consulente tecnico del PM, del cd. valore "hash" dei files ottenuti dai supporti informatici, in assenza peraltro di contestazione circa la mancata corrispondenza fra le copie estratte e i dati originariamente presenti sui supporti informatici nella disponibilità dell'imputato).

Cass. n. 15826/2015

Il prelievo di un campione di olio minerale denaturato rientra nella previsione dell'art. 354 cod. proc. pen., risolvendosi in un'attività materiale che non postula il rispetto delle formalità prescritte dall'art. 360 dello stesso codice, sia perché non richiede alcuna discrezionalità o preparazione tecnica per il suo compimento, sia perché attiene ad un oggetto la cui intrinseca consistenza è suscettibile di verifica in ogni momento. (Fattispecie relativa al reato di cui all'art. 40 D.Lgs. 26 ottobre 1995, n. 504).

Cass. n. 4155/2015

Il decreto di sequestro probatorio delle cose che costituiscono corpo di reato, deve essere sorretto, a pena di nullità, da idonea motivazione in ordine al presupposto della finalità perseguita, in concreto, per l'accertamento dei fatti, a meno che la finalizzazione probatoria del corpo del reato sia connotato ontologico ed immanente rispetto alla natura delle cose inquadrabili in quel concetto. (Fattispecie in materia di contraffazione di marchi di orologi, nella quale la Corte nell'annullare il provvedimento di sequestro probatorio di una somma di denaro, costituente corpo di reato, in quanto privo di motivazione in ordine al presupposto della finalità perseguita, ha osservato che il denaro, anche nelle ipotesi in cui integri il corpo del reato, è privo di connotazioni identificative e dimostrative, salvo che proprio quelle banconote o monete, ad esempio perché contrassegnate o sospettate di falsità, occorrano al processo come elemento di tipo probatorio).

Cass. n. 48734/2014

Il risultato delle indagini dattiloscopiche offre piena garanzia di attendibilità e può costituire fonte di prova senza elementi sussidiari di conferma anche nel caso in cui sia relativo all'impronta di un solo dito, purché evidenzi almeno sedici o diciassette punti caratteristici uguali per forma e posizione, in quanto fornisce la certezza che la persona con riguardo alla quale detta verifica è effettuata si sia trovata sul luogo in cui è stato commesso il reato; ne consegue che legittimamente, in assenza di giustificazioni su detta presenza, viene utilizzato dal giudice ai fini del giudizio di colpevolezza.

Cass. n. 33299/2014

Ai fini della legittimità del sequestro probatorio non è necessaria la prova del carattere di pertinenza o di corpo di reato delle cose oggetto del vincolo, essendo sufficiente la semplice possibilità, purchè non astratta ed avulsa dalle caratteristiche del caso concreto, della configurabilità di un rapporto di queste con il reato. (Fattispecie in cui la Corte ha annullato il sequestro di una somma di denaro per carenza di motivazione in ordine alla sua provenienza quale compenso per traffico di influenze o alla sua destinazione quale provvista per corrompere pubblici funzionari).

Cass. n. 26444/2014

L'espressione "cose pertinenti al reato", cui fa riferimento l'art. 321 c.p.p., se è più ampia di quella di corpo di reato, così come definita dall'art. 253 c.p.p., e comprende non solo le cose sulle quali o a mezzo delle quali il reato fu commesso o che ne costituiscono il prezzo, il prodotto o il profitto, ma anche quelle legate solo indirettamente alla fattispecie criminosa, non si estende sino al punto di attribuire rilevanza a rapporti meramente occasionali tra la "res" e l'illecito penale. (Fattispecie in cui, la Corte, ha escluso che potesse costituire cosa pertinente al reato di bancarotta fraudolenta patrimoniale un bene immobile oggetto di un contratto preliminare di acquisto rimasto inadempiuto e, quindi, mai entrato a far parte del patrimonio di società successivamente ammessa a concordato preventivo).

Cass. n. 19615/2014

Il decreto di sequestro probatorio delle cose che costituiscono corpo di reato, deve essere necessariamente sorretto, a pena di nullità, da idonea motivazione in ordine al presupposto della finalità perseguita, in concreto, per l'accertamento dei fatti. (Fattispecie in cui è stata ritenuta illegittima la motivazione di decreto di convalida emesso a norma dell'art. 355 c.p.p. sintetizzata nell'espressione di stile "quanto è stato oggetto di sequestro è corpo di reato trattandosi di cose sulle quali il reato è stato commesso").

Cass. n. 5650/2014

In tema di sequestro probatorio, a differenza di quanto previsto per le misure cautelari personali disposte per esigenze probatorie, la mancata indicazione di un termine di durata del vincolo non incide sulla validità originaria del provvedimento, potendo semmai l'eccessivo ed ingiustificato protrarsi del sequestro abilitare l'interessato alla richiesta di revoca della misura, nel presupposto della illegittimità del suo ulteriore mantenimento nel tempo.

Cass. n. 1683/2014

In tema di sequestro probatorio, ai fini della legittimità dello stesso non è necessaria la prova del carattere di pertinenza o di corpo di reato delle cose oggetto del vincolo, essendo sufficiente la semplice possibilità del rapporto di queste con il reato. (In applicazione del principio, la Corte ha ritenuto corretto il sequestro di denaro, telefoni cellulari e computer rinvenuti in occasione dell'esecuzione di un'ordinanza di custodia cautelare per il reato di cui all'art. 73 d.P.R. n. 309 del 1990, attesa l'insufficienza degli elementi idonei a giustificare la lecita provenienza e disponibilità dei beni).

Cass. n. 3692/2011

È illegittimo il provvedimento con cui il giudice del riesame rigetti la relativa richiesta omettendo di indicare e, pertanto, di valutare i corpi di reato o le cose pertinenti al reato per finalità probatorie, considerato che il sequestro probatorio concerne solo le cose connesse alla notizia di reato per cui si procede, salvo che quelle rinvenute ne offrano per sé una propria, con la conseguenza che l'individuazione e la cernita delle cose utili alla prova deve avvenire 'a montè del sequestro di ciascuna di esse per finalità probatoria.

Cass. n. 11843/2010

Qualora il sequestro probatorio riguardi cose che assumono la qualifica di corpo di reato, non é necessario offrire la dimostrazione della necessità in concreto del sequestro stesso in funzione dell'accertamento dei fatti. (Fattispecie in tema di rigetto della richiesta di restituzione di un ciclomotore coinvolto in un incidente stradale).

Cass. n. 43282/2008

In tema di sequestro, il P.M. che, delegando la polizia giudiziaria alla esecuzione di una perquisizione, abbia disposto il sequestro "di quanto rinvenuto (corpo di reato e cose pertinenti al reato) e, in ogni caso, ritenuto utile al fine delle indagini", è tenuto a provvedere alla convalida relativamente al sequestro avente ad oggetto cose non specificate nel relativo provvedimento, in quanto l'indeterminatezza dell'oggetto rimette - sempre che non si tratti di beni soggetti a confisca obbligatoria - al giudizio della polizia giudiziaria l'individuazione del presupposto fondamentale del sequestro (qualifica del bene come corpo o pertinenza del reato), la quale non può che avere natura provvisoria, essendo necessario il controllo dell' Autorità giudiziaria, ai sensi dell'art. 355 c.p.p..

Cass. n. 20854/2005

Il decreto del pubblico ministero con il quale venga disposto il c.d. «blocco» di una cassetta di sicurezza, quando non abbia le finalità esclusivamente conoscitive proprie di un tale provvedimento, ma si caratterizzi per la produzione di effetti sostanzialmente ablativi del contenuto di detta cassetta, assume di fatto le caratteristiche di un vero e proprio decreto di perquisizione e deve essere pertanto motivato, a pena di nullità. (Mass. redaz.).

Cass. sez. un. n. 5876/2004

Nel caso di radicale mancanza della motivazione, in ordine alla necessaria sussistenza della concreta finalità probatoria perseguita in funzione dell'accertamento dei fatti, del decreto di sequestro di cose qualificate come corpo di reato, che, sebbene non integrato sul punto dal P.M. neppure all'udienza di riesame, sia stato confermato dall'ordinanza emessa all'esito di questa procedura, la Corte di cassazione deve pronunziare sentenza di annullamento senza rinvio di entrambi i provvedimenti.

Cass. n. 1276/2003

Allorquando la perquisizione sia stata effettuata senza l'autorizzazione del magistrato e non nei «casi» e nei «modi» stabiliti dalla legge, come prescritto dall'art. 13 Cost. si è in presenza di un mezzo di ricerca della prova che non è compatibile con la tutela del diritto di libertà del cittadino, estrinsecabile attraverso il riconoscimento dell'inviolabilità del domicilio. Ne consegue che, non potendo essere qualificato come inutilizzabile un mezzo di ricerca della prova, ma solo la prova stessa, la perquisizione è nulla e il sequestro eseguito all'esito di essa non è utilizzabile come prova nel processo, salvo che ricorra l'ipotesi prevista dall'art. 253, comma primo, c.p.p., nella quale il sequestro del corpo del reato o delle cose pertinenti al reato, costituendo un atto dovuto, rende del tutto irrilevante il modo con cui ad esso si sia pervenuti. (Fattispecie relativa a perquisizione domiciliare, eseguita senza l'autorizzazione della competente A.G., nel corso della quale erano stati sequestrati circa trentuno grammi di cocaina. La S.C., nell'enunciare il principio di cui in massima, ha escluso che l'ufficiale di P.G., il quale abbia eseguito una perquisizione fuori dei casi e non nei modi consentiti dalla legge, non abbia l'obbligo, a causa dell'abuso compiuto, di sequestrare la cosa pertinente al reato rinvenuta nel corso di essa, quasi che l'arbitrarietà o l'illiceità della condotta, possa privare l'autore della qualifica soggettiva da lui rivestita).

Cass. n. 7702/1999

Al verbale di riconoscimento dell'oggetto di un furto compiuto dalla polizia giudiziaria nell'immediatezza del fatto deve riconoscersi natura di accertamento di fatto irripetibile alla stregua dell'art. 354 c.p.p. ed è pertanto legittimamente acquisito al fascicolo del dibattimento ai sensi dell'art. 431 lett. b). Né può esserne contestata l'utilizzabilità allorché la persona che vi ha proceduto acquisti nel corso delle successive indagini la qualità di imputato in procedimento connesso a norma dell'art. 12 c.p.p., atteso che la particolare disciplina dettata dall'art. 210 c.p.p. vale solo dal momento in cui la persona venga a trovarsi nella detta qualità e pertanto non incide sull'utilizzabilità dell'atto irripetibile anteriore.

Cass. n. 1953/1997

Ai fini della legittimità del sequestro di cose ritenute corpo di reato o pertinenti al reato, effettuato dalla polizia giudiziaria all'esito di perquisizione disposta dal P.M., non è richiesto che le cose anzidette siano preventivamente individuate, dovendosi al contrario ritenere sufficiente che alla loro individuazione possa pervenirsi mediante il riferimento sia alla natura del reato in relazione al quale la perquisizione è stata disposta, sia alle nozioni normative di «corpo di reato» e «cosa pertinente al reato». (Nella specie, in applicazione di tale principio, è stata esclusa l'illegittimità del sequestro di varia documentazione afferente alla struttura ed alle attività della cosiddetta «Guardia nazionale padana», effettuato all'esito di perquisizione disposta dal pubblico ministero in relazione all'ipotesi di reato di cui all'art. 1 del D.L.vo 14 febbraio 1948 n. 43, che prevede il divieto di associazioni di carattere militare).

In sede di riesame avverso decreto di sequestro emanato dal pubblico ministero, non avendo tale provvedimento natura di atto giurisdizionale, non è deducibile la pretesa violazione delle regole in materia di competenza per territorio.

Cass. sez. un. n. 5021/1996

Allorquando la perquisizione sia stata effettuata senza l'autorizzazione del magistrato e non nei «casi» e nei «modi» stabiliti dalla legge, come prescritto dall'art. 13 Cost., si è in presenza di un mezzo di ricerca della prova che non è compatibile con la tutela del diritto di libertà del cittadino, estrinsecabile attraverso il riconoscimento dell'inviolabilità del domicilio. Ne consegue che, non potendo essere qualificato come inutilizzabile un mezzo di ricerca della prova, ma solo la prova stessa, la perquisizione è nulla e il sequestro eseguito all'esito di essa non è utilizzabile come prova nel processo, salvo che ricorra l'ipotesi prevista dall'art. 253, primo comma, c.p.p., nella quale il sequestro del corpo del reato o delle cose pertinenti al reato, costituendo un atto dovuto, rende del tutto irrilevante il modo con cui ad esso si sia pervenuti. (Fattispecie relativa a perquisizione domiciliare, eseguita senza l'autorizzazione della competente A.G., nel corso della quale erano stati sequestrati circa trentuno grammi di cocaina. La S.C., nell'enunciare il principio di cui in massima, ha escluso che l'ufficiale di P.G., il quale abbia eseguito una perquisizione fuori dei casi e non nei modi consentiti dalla legge, non abbia l'obbligo, a causa dell'abuso compiuto, di sequestrare la cosa pertinente al reato rinvenuta nel corso di essa, quasi che l'arbitrarietà o l'illiceità della condotta possa privare l'autore della qualifica soggettiva da lui rivestita).

Cass. n. 899/1992

Alla luce delle norme recate dal nuovo c.p.p. non può più contestarsi della prova (perquisizione) e la sua materiale apprensione (sequestro). La nuova normativa, infatti, recependo la concezione relativistica della prova, in contrapposizione a quella positivistica, ha non solo reso vana ogni possibile schematizzazione, ma ha fissato una regola generale ineludibile, non soggetta ad alcuna decadenza o sanatoria, cioè la inutilizzazione della prova (art. 191 c.p.p.), sia sotto il profilo genetico, cioè conseguente alla difformità dell'atto rispetto al modello legale del procedimento ammissivo, che sotto l'aspetto funzionale, riguardante lo stesso procedimento assuntivo della prova. (Nella specie la Cassazione ha accolto il ricorso dell'interessato che prospettava l'illegittimità del sequestro di alcuni documenti operato nella sua abitazione perché conseguente ad un decreto di perquisizione assolutamente carente di motivazione, disponendo la restituzione dei documenti e disattendendo l'assunto del tribunale del riesame secondo cui l'autonomia giuridica del sequestro lo rendeva non partecipe dei possibili profili di invalidità del decreto di perquisizione).

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Quesiti degli utenti
relativi all'articolo 252 Codice di procedura penale

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Alberto L. chiede
lunedì 09/10/2017 - Sicilia
“Nel caso in cui, durante un sopralluogo o rilievi tecnici da parte della Polizia giudiziariaria, vengano fatti dei prelievi di sostanze biologiche, impronte dattiloscopiche o stub, si deve procedere al sequestro di esse in quanto fonti di prova od oggetti pertinenti al reato o no? Nel caso di specie, se su una tazzina, successivamente posta sotto sequestro, si procede al rilievo delle sostanze biologiche a mezzo di swab, quest’ultimo deve essere posto preventivamente sotto sequestro?”
Consulenza legale i 13/10/2017
Il caso di specie ha come oggetto il sequestro probatorio disciplinato dall’art. art. 354 del c.p.p. del c.p.p.

Il codice di rito, in breve, assegna alla Polizia Giudiziaria un potere di procedere al sequestro preventivo o probatorio che poi deve essere convalidato dal P.M. o dal Giudice.

Le cose pertinenti al reato sono assoggettate a sequestro solo se ciò è indispensabile a fini probatori, mentre il corpo del reato può essere sequestrato anche se tale nesso strumentale con le esigenze investigative non sia evidente.

Per quanto intuitivo, è bene osservare che il presupposto del sequestro probatorio ex art. 354 c.p.p. è la commissione di un reato, anche accertato in via incidentale nella sua astratta configurabilità.

L’esame Swab rientra in un’operazione urgente e non ripetibile di natura materiale rientrante nella fattispecie disciplinata dal secondo comma dell’art. art. 354 del c.p.p. del cpp.

Sono atti irripetibili, ai sensi dell'art. 354 c.p.p., quelli mediante i quali la polizia giudiziaria prende diretta cognizione di fatti, situazioni e comportamenti umani, dotati di una qualsivoglia rilevanza penale e suscettibili, per la loro natura, di subire modificazioni o, addirittura, di scomparire in tempi più o meno brevi, così che, in seguito, potrebbero essere soltanto riferiti” (Cassazione Penale, seziona IV, 17/01/2017 n. 20325).

Per rispondere al quesito, quindi, la tazzina, quale cosa pertinente al reato dovrà essere sottoposta a sequestro dalla P.G. e tale condotta dovrà poi essere convalidata dal Pubblico Ministero.

Lo Swab, invece, rappresenta un’attività di indagine contenente una valutazione tecnica, ovvero quale sia il profilo genetico della saliva contenuta sulla tazzina (oppure l’impronta digitale). Tale attività non deve essere sottoposta a sequestro.

Testi per approfondire questo articolo

  • Le ispezioni e le perquisizioni

    Editore: Giuffrè
    Collana: Trattato di procedura penale
    Data di pubblicazione: febbraio 2012
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    Le ispezioni e le perquisizioni ricevono nel codice di procedura penale vigente un analogo trattamento normativo e una comune collocazione sistematica ma, pur essendo istituti affini, presentano differenze nella loro struttura naturalistico-giuridica; ad esse il legislatore del 1988 ha attribuito un nuovo inquadramento sistematico, collocandole tra i mezzi di ricerca della prova insieme ai sequestri e alle intercettazioni. L'analisi degli istituti farà anche riferimento alle norme... (continua)

  • Codice delle ispezioni. Procedure e sanzioni

    Editore: Ipsoa
    Collana: Codice del lavoro
    Pagine: 2668
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    In appendice i riferimenti al D.Lgs. n. 106/2009 correttivo del T.U. sicurezza

    Il Codice consiste in un sistema omogeneo di normativa, di prassi e di giurisprudenza in tema di vigilanza e ispezioni in materia di lavoro, corredato da una trattazione specifica del sistema sanzionatorio. Suddiviso in due Parti, dedicate “Procedure” e “Sanzioni”, e in otto sezioni, a loro volta ripartite in capitoli.

    La prima parte si distingue in sei sezioni:(continua)