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Articolo 252 Codice di procedura penale

(D.P.R. 22 settembre 1988, n.477)

Sequestro conseguente a perquisizione

Dispositivo dell'art. 252 Codice di procedura penale

1. Le cose rinvenute a seguito della perquisizione sono sottoposte a sequestro con l'osservanza delle prescrizioni degli articoli 259 e 260 (1).

Note

(1) Sussiste infatti un rapporto di logica consequenzialità tra perquisizione e sequestro.

Ratio Legis

Il legislatore ha qui privilegiato una disciplina delle perquisizioni caratterizzata da un rafforzamento della dimensione garantistica, la cui ratio si ravvisa nell'esigenza di mostrare una maggiore sensibilità legislativa in relazione al profilo di incidenza di tale mezzo di ricerca della prova sui diritti di libertà tutelati costituzionalmente.

Massime relative all'art. 252 Codice di procedura penale

Cass. pen. n. 1276/2003

Allorquando la perquisizione sia stata effettuata senza l'autorizzazione del magistrato e non nei «casi» e nei «modi» stabiliti dalla legge, come prescritto dall'art. 13 Cost. si è in presenza di un mezzo di ricerca della prova che non è compatibile con la tutela del diritto di libertà del cittadino, estrinsecabile attraverso il riconoscimento dell'inviolabilità del domicilio. Ne consegue che, non potendo essere qualificato come inutilizzabile un mezzo di ricerca della prova, ma solo la prova stessa, la perquisizione è nulla e il sequestro eseguito all'esito di essa non è utilizzabile come prova nel processo, salvo che ricorra l'ipotesi prevista dall'art. 253, comma primo, c.p.p., nella quale il sequestro del corpo del reato o delle cose pertinenti al reato, costituendo un atto dovuto, rende del tutto irrilevante il modo con cui ad esso si sia pervenuti. (Fattispecie relativa a perquisizione domiciliare, eseguita senza l'autorizzazione della competente A.G., nel corso della quale erano stati sequestrati circa trentuno grammi di cocaina. La S.C., nell'enunciare il principio di cui in massima, ha escluso che l'ufficiale di P.G., il quale abbia eseguito una perquisizione fuori dei casi e non nei modi consentiti dalla legge, non abbia l'obbligo, a causa dell'abuso compiuto, di sequestrare la cosa pertinente al reato rinvenuta nel corso di essa, quasi che l'arbitrarietà o l'illiceità della condotta, possa privare l'autore della qualifica soggettiva da lui rivestita).
(Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 1276 del 14 gennaio 2003)

Cass. pen. n. 1953/1997

Ai fini della legittimità del sequestro di cose ritenute corpo di reato o pertinenti al reato, effettuato dalla polizia giudiziaria all'esito di perquisizione disposta dal P.M., non è richiesto che le cose anzidette siano preventivamente individuate, dovendosi al contrario ritenere sufficiente che alla loro individuazione possa pervenirsi mediante il riferimento sia alla natura del reato in relazione al quale la perquisizione è stata disposta, sia alle nozioni normative di «corpo di reato» e «cosa pertinente al reato». (Nella specie, in applicazione di tale principio, è stata esclusa l'illegittimità del sequestro di varia documentazione afferente alla struttura ed alle attività della cosiddetta «Guardia nazionale padana», effettuato all'esito di perquisizione disposta dal pubblico ministero in relazione all'ipotesi di reato di cui all'art. 1 del D.L.vo 14 febbraio 1948 n. 43, che prevede il divieto di associazioni di carattere militare).

In sede di riesame avverso decreto di sequestro emanato dal pubblico ministero, non avendo tale provvedimento natura di atto giurisdizionale, non è deducibile la pretesa violazione delle regole in materia di competenza per territorio.
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 1953 del 30 aprile 1997)

Cass. pen. n. 5021/1996

Allorquando la perquisizione sia stata effettuata senza l'autorizzazione del magistrato e non nei «casi» e nei «modi» stabiliti dalla legge, come prescritto dall'art. 13 Cost., si è in presenza di un mezzo di ricerca della prova che non è compatibile con la tutela del diritto di libertà del cittadino, estrinsecabile attraverso il riconoscimento dell'inviolabilità del domicilio. Ne consegue che, non potendo essere qualificato come inutilizzabile un mezzo di ricerca della prova, ma solo la prova stessa, la perquisizione è nulla e il sequestro eseguito all'esito di essa non è utilizzabile come prova nel processo, salvo che ricorra l'ipotesi prevista dall'art. 253, primo comma, c.p.p., nella quale il sequestro del corpo del reato o delle cose pertinenti al reato, costituendo un atto dovuto, rende del tutto irrilevante il modo con cui ad esso si sia pervenuti. (Fattispecie relativa a perquisizione domiciliare, eseguita senza l'autorizzazione della competente A.G., nel corso della quale erano stati sequestrati circa trentuno grammi di cocaina. La S.C., nell'enunciare il principio di cui in massima, ha escluso che l'ufficiale di P.G., il quale abbia eseguito una perquisizione fuori dei casi e non nei modi consentiti dalla legge, non abbia l'obbligo, a causa dell'abuso compiuto, di sequestrare la cosa pertinente al reato rinvenuta nel corso di essa, quasi che l'arbitrarietà o l'illiceità della condotta possa privare l'autore della qualifica soggettiva da lui rivestita).
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 5021 del 15 marzo 1996)

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Quesiti degli utenti
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Alberto L. chiede
lunedì 09/10/2017 - Sicilia
“Nel caso in cui, durante un sopralluogo o rilievi tecnici da parte della Polizia giudiziariaria, vengano fatti dei prelievi di sostanze biologiche, impronte dattiloscopiche o stub, si deve procedere al sequestro di esse in quanto fonti di prova od oggetti pertinenti al reato o no? Nel caso di specie, se su una tazzina, successivamente posta sotto sequestro, si procede al rilievo delle sostanze biologiche a mezzo di swab, quest’ultimo deve essere posto preventivamente sotto sequestro?”
Consulenza legale i 13/10/2017
Il caso di specie ha come oggetto il sequestro probatorio disciplinato dall’art. art. 354 del c.p.p. del c.p.p.

Il codice di rito, in breve, assegna alla Polizia Giudiziaria un potere di procedere al sequestro preventivo o probatorio che poi deve essere convalidato dal P.M. o dal Giudice.

Le cose pertinenti al reato sono assoggettate a sequestro solo se ciò è indispensabile a fini probatori, mentre il corpo del reato può essere sequestrato anche se tale nesso strumentale con le esigenze investigative non sia evidente.

Per quanto intuitivo, è bene osservare che il presupposto del sequestro probatorio ex art. 354 c.p.p. è la commissione di un reato, anche accertato in via incidentale nella sua astratta configurabilità.

L’esame Swab rientra in un’operazione urgente e non ripetibile di natura materiale rientrante nella fattispecie disciplinata dal secondo comma dell’art. art. 354 del c.p.p. del cpp.

Sono atti irripetibili, ai sensi dell'art. 354 c.p.p., quelli mediante i quali la polizia giudiziaria prende diretta cognizione di fatti, situazioni e comportamenti umani, dotati di una qualsivoglia rilevanza penale e suscettibili, per la loro natura, di subire modificazioni o, addirittura, di scomparire in tempi più o meno brevi, così che, in seguito, potrebbero essere soltanto riferiti” (Cassazione Penale, seziona IV, 17/01/2017 n. 20325).

Per rispondere al quesito, quindi, la tazzina, quale cosa pertinente al reato dovrà essere sottoposta a sequestro dalla P.G. e tale condotta dovrà poi essere convalidata dal Pubblico Ministero.

Lo Swab, invece, rappresenta un’attività di indagine contenente una valutazione tecnica, ovvero quale sia il profilo genetico della saliva contenuta sulla tazzina (oppure l’impronta digitale). Tale attività non deve essere sottoposta a sequestro.

Testi per approfondire questo articolo

  • Le ispezioni e le perquisizioni

    Editore: Giuffrè
    Collana: Trattato di procedura penale
    Data di pubblicazione: febbraio 2012
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    Le ispezioni e le perquisizioni ricevono nel codice di procedura penale vigente un analogo trattamento normativo e una comune collocazione sistematica ma, pur essendo istituti affini, presentano differenze nella loro struttura naturalistico-giuridica; ad esse il legislatore del 1988 ha attribuito un nuovo inquadramento sistematico, collocandole tra i mezzi di ricerca della prova insieme ai sequestri e alle intercettazioni. L'analisi degli istituti farà anche riferimento alle norme... (continua)

  • Codice delle ispezioni. Procedure e sanzioni

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    Collana: Codice del lavoro
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    Data di pubblicazione: ottobre 2009
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    In appendice i riferimenti al D.Lgs. n. 106/2009 correttivo del T.U. sicurezza

    Il Codice consiste in un sistema omogeneo di normativa, di prassi e di giurisprudenza in tema di vigilanza e ispezioni in materia di lavoro, corredato da una trattazione specifica del sistema sanzionatorio. Suddiviso in due Parti, dedicate “Procedure” e “Sanzioni”, e in otto sezioni, a loro volta ripartite in capitoli.

    La prima parte si distingue in sei sezioni:(continua)