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Articolo 69 Codice di procedura penale

(D.P.R. 22 settembre 1988, n. 477)

[Aggiornato al 28/02/2021]

Morte dell'imputato

Dispositivo dell'art. 69 Codice di procedura penale

1. Se risulta la morte dell'imputato, in ogni stato e grado del processo il giudice, sentiti il pubblico ministero e il difensore, pronuncia sentenza a norma dell'articolo 129.

2. La sentenza non impedisce l'esercizio dell'azione penale per il medesimo fatto e contro la medesima persona [649 c.p.p.], qualora successivamente si accerti che la morte dell'imputato è stata erroneamente dichiarata.

Ratio Legis




Spiegazione dell'art. 69 Codice di procedura penale

Premesso che la morte dell'imputato rappresenta innanzitutto una causa estintiva del reato. La relativa disciplina è subordinata a quanto prescritto dall'art. 129, comma 2, ai sensi del quale al giudice, se risulta accertata la morte dell'imputato, non è precluso adottare la formula di merito, quando è evidente che il fatto no sussiste, che l'imputato non lo ha commesso o che il fatto non costituisce reato. Tale ordine logico-giuridico di pronunce rileva per l'efficacia della sentenza di assoluzione negli eventuali giudizi civili o amministrativi.

Il comma 2 del presente articolo precisa che la sentenza di non luogo a procedere non impedisce l'esercizio dell'azione penale contro la stessa persona e per il medesimo fatto, qualora si accerti che l'imputato in realtà non è morto. Con tale enunciato il legislatore ha inserito un'eccezione al principio del ne bis in idem, per chiari motivi di ragionevolezza sistematica.

Massime relative all'art. 69 Codice di procedura penale

Cass. pen. n. 34400/2001

Il ricorso per cassazione proposto dal difensore dopo la morte dell'imputato è inammissibile per mancanza del soggetto nei cui confronti si esercita l'azione penale, che costituisce uno dei presupposti essenziali del processo. (In applicazione del principio, la Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso proposto dal difensore dopo la morte dell'imputato avverso la sentenza di estinzione per ottenere una pronuncia di merito ai sensi dell'art. 129 c.p.p.).

Cass. pen. n. 4746/1995

La mancanza di una condizione di procedibilità, come la querela, osta all'inizio di qualsiasi attività processuale, e quindi, di qualsiasi altra indagine in fatto, compresa quella riguardante l'esistenza in vita dell'imputato. (Fattispecie nella quale è stata respinta la tesi del ricorrente procuratore generale, secondo cui la declaratoria di estinzione per morte del reo ha priorità rispetto a quella pronunciata per difetto di querela).

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