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Articolo 2303 Codice Civile

(R.D. 16 marzo 1942, n. 262)

[Aggiornato al 30/09/2020]

Limiti alla distribuzione degli utili

Dispositivo dell'art. 2303 Codice Civile

Non può farsi luogo a ripartizione di somme tra soci se non per utili realmente conseguiti [2321, 2433, 2621, n. 2](1).

Se si verifica una perdita del capitale sociale, non può farsi luogo a ripartizione di utili fino a che il capitale non sia reintegrato o ridotto in misura corrispondente.

Note

(1) Sono «utili realmente conseguiti» quelli che rappresentano un'eccedenza (plusvalenza attiva) del patrimonio sul capitale. È quindi imposto il divieto di distribuzione di utili fittizi che è sanzionato anche penalmente (v. 2621). Il socio che ha ricevuto utili inesistenti deve restituirli.

Ratio Legis

La società nasce per la realizzazione di un oggetto sociale attraverso il compimento di una determinata attività: gli utili eventualmente realizzati dovranno essere diretti in primo luogo a rafforzare il patrimonio sociale per permettere un più agevole raggiungimento dello scopo sociale e, solo successivamente, potranno essere distribuiti ai singoli soci.
La norma mira dunque ad assicurare la conservazione e l'integrità del patrimonio sociale, a garanzia non solo dei terzi ma della stessa società.

Spiegazione dell'art. 2303 Codice Civile

L'articolo in esame codifica il principio per il quale bisogna in primo luogo tutelare eventuali creditori della società.
Per tale motivo non si possono elargire acconti ai soci prima dell'approvazione del bilancio di esercizio e, di conseguenza, non può farsi luogo alla ripartizione di utili, se non effettivamente conseguiti e rendicontati.
Specularmente, se vi è una perdita di capitale sociale, i guadagni della società andranno utilizzati per coprire il passivo e non potranno essere ripartiti tra i soci fino alla reintegrazione del capitale sociale o alla riduzione di esso, con le cautele di cui all'art. 2306.

Massime relative all'art. 2303 Codice Civile

Cass. civ. n. 23/2017

Nelle società di persone, e, in particolare, nella società in accomandita semplice, non sussiste, in caso di azzeramento del capitale per perdite, alcun obbligo di ricostituzione dello stesso o di messa in liquidazione della società, fermo restando, però, che, riportate a nuovo le perdite, il calcolo degli utili ripartibili tra i soci, ai sensi dell’art. 2303 c.c., deve essere operato sul patrimonio effettivo della società e, dunque, ripianando integralmente le perdite subìte nell’esercizio precedente.

Cass. civ. n. 4454/1995

A norma dell'art. 2262 c.c., nella società di persone, il singolo socio ha diritto alla immediata percezione degli utili risultanti dal bilancio, dopo l'approvazione del rendiconto, a differenza di quanto avviene nelle società di capitali, in cui l'assemblea che approva il bilancio delibera sulla distribuzione degli utili (all. 2433 c.c.). Tuttavia, anche nella società di persone, il socio ha diritto alla percezione degli utili solo se effettivamente conseguiti (art. 2303 c.c.), con la conseguenza che è legittimo il comportamento dell'amministratore di una società in accomandita semplice, che, nella formazione del rendiconto annuale, uniformandosi a quanto previsto nella formazione dei bilancio delle Spa, procede ad un accantonamento prudenziale di un importo a fronte della concreta possibilità dell'insorgere di un debito risarcitorio della società, a causa della chiamata in garanzia della stessa per pretesi vizi di una fornitura.

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