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Articolo 1408 Codice civile

(R.D. 16 marzo 1942, n. 262)

Rapporti fra contraente ceduto e cedente

Dispositivo dell'art. 1408 Codice civile

Il cedente è liberato dalle sue obbligazioni verso il contraente ceduto dal momento in cui la sostituzione diviene efficace nei confronti di questo (1).

Tuttavia il contraente ceduto, se ha dichiarato di non liberare il cedente, può agire contro di lui qualora il cessionario non adempia le obbligazioni assunte [1294] (2).

Nel caso previsto dal comma precedente, il contraente ceduto deve dare notizia al cedente dell'inadempimento del cessionario, entro quindici giorni da quello in cui l'inadempimento si è verificato; in mancanza è tenuto al risarcimento del danno (3).

Note

(1) Cioè dal momento in cui la cessione gli è stata notificata o da quando egli l'ha accettata (v. 1407 c.c.).
(2) Analogamente a quanto accade in tema di cessione del credito (1267 c.c.), anche qui la cessione avviene pro solvendo.
(3) Il cedente, però, non è per questo liberato dalla propria posizione.

Ratio Legis

Normalmente il cedente è liberato dopo che la cessione è stata notificata al ceduto o dopo che questi l'ha accettata (1407 c.c.), poichè da questo momento è il cessionario a divenire parte del contratto. Tuttavia il ceduto può scegliere di non liberare il cedente a maggior garanzia del proprio credito. In tal caso, però, il ceduto deve comunicare tempestivamente al cedente che il cessionario è inadempiente, in modo da consentirgli di agire subito per evitare l'aggravarsi del pregiudizio.

Spiegazione dell'art. 1408 Codice civile

Liberazione del cedente di fronte al ceduto; condizioni e limiti

Conseguenza della cessione di contratto, strutturata quale unitario ed organico trasferimento del complesso non solo dei diritti, ma altresì delle obbligazioni che lo stesso racchiude, è la norma dell'art. 1408, secondo cui, diventata efficace, nei modi ora esposti, la cessione nei confronti del ceduto, il cedente è liberato dalle sue obbligazioni verso costui.

E’ tuttavia riconosciuta al contraente ceduto la facoltà di non liberare il cedente dai suoi obblighi, facendone espressa riserva. In tal caso, quest'ultimo assume la figura di obbligato sussidiario sol quando il cessionario si renda inadempiente; ma, poiché il cedente ha interesse a cautelarsi verso il cessionario, nel caso che sia costretto ad adempiere, della inadempienza il contraente ceduto deve dar notizia, al cedente, entro 15 giorni dalla mancata esecuzione del contratto, sotto pena del risarcimento dei danni (pur conservando sempre l'azione contro il cedente stesso).

Relazione al Codice Civile

(Relazione del Ministro Guardasigilli Dino Grandi al Codice Civile del 4 aprile 1942)

Massime relative all'art. 1408 Codice civile

Cass. pen. n. 27833/2013

Non determina la nullità dell'interrogatorio della persona sottoposta a misura cautelare la ristrettezza del tempo concesso alla difesa per la consultazione degli atti - previamente depositati presso la cancelleria del giudice emittente - in relazione alla considerevole distanza tra il luogo ove gli atti risultano depositati e quello dove deve svolgersi l'interrogatorio. (In motivazione, la Corte ha rilevato che la ristrettezza del tempo per prendere visione degli atti depositati presso la cancelleria del G.i.p. competente avrebbe potuto essere superata con la richiesta difensiva di rinvio dell'interrogatorio, sia pure nel rispetto del termine inderogabile previsto dall'art. 294 c.p.p.).

Cass. civ. n. 10964/2010

In caso di affitto di azienda con contestuale cessione del contratto di locazione dell'immobile nel quale l'azienda stessa è esercitata, l'art. 36 della legge n. 392 del 1978 non deroga al principio, ricavabile dall'art. 1408 c.c., per cui nei contratti ad esecuzione continuata o periodica il cedente risponde delle obbligazioni divenute esigibili anteriormente alla cessione ed inadempiute, in quanto prevede la responsabilità sussidiaria del cedente per le obbligazioni successive alla cessione del contratto di locazione che il cessionario non abbia adempiuto, ma non esime il cedente medesimo dall'adempimento delle obbligazioni sue proprie e già scadute alla data della cessione

Cass. civ. n. 26234/2007

In caso di affitto di azienda con contestuale cessione del contratto di locazione dell'immobile nel quale l'azienda è esercitata, non può ritenersi che, se gli aspetti della cessione di azienda prevalgano su quelli tipici della locazione immobiliare, l'intero contratto debba essere assoggettato all'art. 1408 c.c. anziché all'art. 36 della legge n. 392 del 1978; deve invece affermarsi, ai sensi della norma da ultimo citata, che, qualora la locazione immobiliare sia parte (pur minima) di un'azienda, il locatore non può opporsi alla sublocazione o alla cessione del contratto di locazione, unitamente alla cessione dell'azienda, ma, in compenso, può contare sul protrarsi della responsabilità del cedente per il pagamento del canone, nel caso di inadempimento del cessionario, salvo che egli stesso dichiari espressamente di liberarlo. Tale principio vale solo per quanto concerne il corrispettivo della locazione immobiliare, che è l'unico aspetto che interessa il locatore dell'immobile, e non per quanto concerne la parte del canone di affitto dell'azienda che si riferisce al godimento degli altri beni e diritti che compongono l'azienda.

Cass. pen. n. 3149/1997

La sospensione condizionale della pena può essere concessa dal giudice dell'esecuzione, ai sensi dell'art. 671, comma 3, c.p.p., anche se essa non sia stata riconosciuta con alcuna delle pronunce di condanna relative ai reati da unificare nel vincolo della continuazione, purché non sussistano condizioni obiettive, rispetto alle quali sia ininfluente l'applicazione della disciplina del reato continuato; ciò in quanto — al di fuori di detta ultima ipotesi — il giudice dell'esecuzione non fa altro che applicare quello stesso beneficio che sarebbe verosimilmente concesso dal giudice di cognizione, se questo fosse stato chiamato a giudicare in merito a tutti i reati in un simultaneo ed unico contesto procedimentale.

Cass. civ. n. 503/1982

Il giuramento suppletorio non può essere deferito qualora la parte sia venuta meno completamente al suo onere probatorio; tale situazione si verifica anche nel caso in cui la prova sia completamente mancata per una sola parte del credito in contestazione non potendo essere deferito il giuramento suppletorio per la parte del credito rimasta assolutamente sfornita di prova. (Nella specie il giuramento suppletorio era stato deferito ad un medico, sul punto del numero e del luogo di esecuzione della parte di prestazione professionale contestata per la quale chiedeva il pagamento del compenso).

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Consulenze legali
relative all'articolo 1408 Codice civile

Seguono tutti i quesiti posti dagli utenti del sito che hanno ricevuto una risposta da parte della redazione giuridica di Brocardi.it usufruendo del servizio di consulenza legale. Si precisa che l'elenco non è completo, poiché non risultano pubblicati i pareri legali resi a tutti quei clienti che, per varie ragioni, hanno espressamente richiesto la riservatezza.

Maurizio D. B. chiede
lunedì 10/08/2015 - Veneto
“Ho ceduto il negozio con il contratto di locazione,ma il locatore non mi ha liberato dall'obbligazione legge 36 art.392/78. L'attuale cessionario non paga l'affitto. Il locatore chiede a me cedente i canoni insoluti. Però il locatore mi ha avvisato dell'inadempimento dopo un anno. Io cedente per art.c.c. 1408 comma3 posso chiedere risarcimento danni al locatore? Se si,quali danni? Materiali,immateriali? Ho anche una dichiarazione firmata dal cessionario che si assume tutte le sue responsabilità. Tutto questo mi salva da un decreto ingiuntivo? Le sentenze di cassazioni non sono molto favorevoli.”
Consulenza legale i 21/08/2015
L'art. 36 della legge 392 del 1978 stabilisce che il contratto di locazione può essere ceduto assieme all'azienda e che, in tal caso, il locatore, se non ha liberato il cedente, può agire contro il medesimo qualora il cessionario non adempia le obbligazioni assunte.

L'art. 1408, terzo comma, del codice civile (in materia di cessione del contratto) statuisce che il contraente ceduto deve dare notizia al cedente dell'inadempimento del cessionario, entro quindici giorni da quello in cui l'inadempimento si è verificato e che in mancanza è tenuto al risarcimento del danno.

E' stata oggetto di discussione l'applicabilià, in caso di cessione legale della locazione, a tenore dell’art. 36 l. n. 392/8, dell'art. 1408, ultimo comma.

Un primo orientamento è favorevole all'applicabilità della disciplina codicistica anche alla cessione in oggetto ("Anche il particolare contraente (locatore ceduto) considerato nell'art. 36 della L. n. 392/1978, è sottoposto all'obbligo di cui all'art. 1408, comma terzo, cod. civ., di rendere edotto il cedente, pena il risarcimento dei danni, dell'inadempimento del cessionario nell'arco di 15 giorni da quello in cui l'inadempimento stesso si è verificato", Trib. Pavia, 24 giugno 1988). Secondo altre pronunce, la soluzione sarebbe negativa (v. Corte d'appello Milano 14.3.1995 e Corte d'appello Lecce 2.11.2002, Trib. Modena 20.1.06): i sostenitori di questa tesi ritengono che la natura speciale della c.d. cessione forzata del contratto di locazione ai sensi dell’art. 36 l. n. 392/78 impedisca una applicazione estensiva o analogica di qualsiasi altra norma.

Non è dato sapere a quale orientamento aderirà il giudice eventualmente adito nella fattispecie concreta, pertanto è difficile prospettare una soluzione al quesito.
In effetti, la tesi preferibile sembra essere quella negativa, posto che il terzo comma dell'art. 1408 è strettamente connesso al secondo comma, che richiama espressamente ("Nel caso previsto dal comma precedente... "), e che non trova applicazione nel caso di cessione del contratto di locazione, la quale segue il regime della legge 392/78.

Supponendo di aderire, invece, alla tesi positiva, quali sarebbero i danni risarcibili ai sensi della norma richiamata?

Va premesso che in dottrina è controverso se il dovere previsto dall'ultimo comma dell'art. 1408 sia da classificare come onere o come obbligo, dalla cui inosservanza deriverebbe una obbligazione risarcitoria: si tratterebbe di una applicazione del principio di buona fede nell'esecuzione del contratto di cessione. La tesi dell'obbligo appare preferibile, anche alla luce del fatto che per l'omissione della dovuta informazione non commina la decadenza del diritto di credito nei confronti del cedente, ma il mero obbligo di risarcire il danno.

Il danno a cui fa riferimento la norma è, pacificamente, quello conseguente al ritardo dell'avviso, di regola danni puramente economici: quindi, ad esempio, se il cessionario insolvente ha nel frattempo alienato i suoi beni e il cedente, per recuperarli, debba proporre azioni onerose, il ceduto sarà tenuto a sopportare le spese di tali azioni.
Il danno immateriale non sembra essere compreso nella norma o, eventualmente, dovrà essere rigorosamente provato.

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