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Articolo 19

Costituzione

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Dispositivo dell'art. 19 Costituzione

Tutti hanno diritto di professare liberamente la propria fede religiosa (1) [2, 3, 7, 8, 20] in qualsiasi forma, individuale o associata [17, 18] (2), di farne propaganda [21] e di esercitarne in privato o in pubblico il culto, purché non si tratti di riti contrari al buon costume (3) [21; c.p. 519-544].

Note

(1) Il riconoscimento della libertà di credo è molto ampio: non solo vige una totale equiparazione fra le fedi (nello Statuto Albertino, al contrario, la religione cattolica era religione di Stato, mentre gli altri culti erano soltanto «tollerati»), ma è degno di pari tutela persino il rifiuto di ogni credo religioso, vale a dire l'ateismo (in quest'ottica si colloca una sentenza della Corte Costituzionale [117/79], che ha modificato la formula del giuramento dei testimoni, nella parte in cui imponeva di assumere la responsabilità delle proprie dichiarazioni «davanti a Dio»).
La libertà di fede è, inoltre, patrimonio di tutti e va riconosciuta a chiunque risieda nel territorio nazionale, sia esso cittadino o straniero. La tutela di questa libertà è garantita anche dalla Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea che, all'art. 10, riconosce la libertà di pensiero, di coscienza e di religione.

(2) L'esercizio del culto è un'attività complessa, che ricomprende non solo lo svolgimento dei riti della religione professata, ma anche l'opera di proselitismo, nonché l'apertura o l'utilizzazione di edifici specificamente destinati a questo fine (oratori, chiese, templi etc.).

(3) Come la propaganda (limitata dal divieto di arrecare vilipendio ad altri culti), anche l'esercizio del culto trova un limite, ove svolto in luogo pubblico o, comunque, nel quale sia consentito accesso ad una pluralità di persone: l'offesa a valori di morale, decenza etc. A prescindere, poi, dallo svolgimento dei riti del culto, non è mai consentita la limitazione dei diritti di libertà (sono perciò vietate la segregazione, la sottoposizione a sofferenze, anche di carattere psicologico, o lo svolgimento di riti macabri e/o sacrificali) per motivi religiosi.


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