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Articolo 511

Codice di Procedura Penale

Letture consentite

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Dispositivo dell'art. 511 Codice di Procedura Penale

1. Il giudice, anche di ufficio (2), dispone che sia data lettura, integrale o parziale (3), degli atti contenuti nel fascicolo per il dibattimento[431] (4).
2. La lettura di verbali di dichiarazioni è disposta solo dopo l'esame della persona che le ha rese, a meno che l'esame non abbia luogo [238, 511bis] (5).
3. La lettura della relazione peritale è disposta solo dopo l'esame del perito.
4. La lettura dei verbali delle dichiarazioni orali di querela[336-340] o di istanza[341] è consentita ai soli fini dell'accertamento della esistenza della condizione di procedibilità [431 lett. a] (6).
5. In luogo della lettura, il giudice, anche di ufficio, può indicare specificamente gli atti utilizzabili ai fini della decisione [526]. L'indicazione degli atti equivale alla loro lettura. Il giudice dispone tuttavia la lettura, integrale o parziale, quando si tratta di verbali di dichiarazioni e una parte ne fa richiesta [238]. Se si tratta di altri atti, il giudice è vincolato alla richiesta di lettura solo nel caso di un serio disaccordo sul contenuto di essi (7).
6. La facoltà di chiedere la lettura o l'indicazione degli atti, prevista dai commi 1 e 5, è attribuita anche agli enti e alle associazioni intervenuti a norma dell'articolo 93.

Note

(2) L'osservanza del principio che attribuisce alle parti l'iniziativa in ordine alla richiesta di prova (art. 190 1) comporta che la lettura di atti avvenga su sollecitazione di parte, essendo la lettura lo strumento attraverso il quale gli atti diventano elementi di prova (inoltre, deve considerarsi che alcuni atti, in quanto non contenuti nel fascicolo per il dibattimento, non sono neanche noti al giudice, e quindi sfuggono anche per tal verso alla possibilità di lettura di ufficio). Ciò spiega l'esordio della norma, che non contraddice quanto appena detto, in quanto autorizza «anche» di ufficio la lettura degli atti contenuti nel fascicolo per il dibattimento, che poi è quello a disposizione del giudice per la decisione. Va tuttavia sottolineata l'eccezionale legittimazione conferita agli enti rappresentativi (comma 6), sia pure limitata alle sole letture indicate negli artt. 511 e 511bis (tale ultima norma, introdotta successivamente nel codice, non è espressamente richiamata nel comma 6 dell'art. 511, ma si ritiene egualmente applicabile agli enti, in quanto vi si riconosce un potere ex officio al giudice, che ben potrebbe esser sollecitato al relativo esercizio dalla richiesta dell'ente). Come tutte le decisioni attinenti l'ammissione di prove, la disposizione circa le letture è provvedimento collegiale e non del solo presidente.

(3) La lettura può riguardare anche solo una parte dell'atto, come si ricava dal comma 5: essendosi prevista anche una lettura simbolica, per relationem [v. comma 5], quest'ultima sarà possibile quando l'atto venga «letto» integralmente, altrimenti dovrà procedersi materialmente alla lettura dei brani che si intendono acquisire al dibattimento [v. 515].

(4) Non può ritenersi «leggibile» il provvedimento che abbia disposto misure cautelari in corso di esecuzione, atteso che questo non fa parte del fascicolo dibattimentale, ma vi è solo allegato per finalità diverse (art. 432: la sua funzione è quella di segnalare lo stato personale dell'imputato). Possono leggersi invece le intercettazioni telefoniche, perché anche se non se ne fa menzione nell'art. 431, il loro inserimento nel fascicolo discende dall'art. 268 7. Potranno anche leggersi gli atti che siano stati acquisiti durante gli atti preliminari (art. 467) o in dibattimento (verbali usati per le contestazioni, artt. 500 e 503). Altri tipi di atti, leggibili a certe condizioni, saranno esaminati in seguito.

(5) Il carattere sussidiario delle letture è sottolineato dalle due norme in esame: se si tratta di dichiarazioni, la lettura è possibile solo dopo che la persona sia stata ascoltata in dibattimento (a meno che ciò per qualsiasi motivo non sia avvenuto). Un problema sembra porsi per i verbali degli incidenti probatori (ovvero per gli analoghi atti assunti ex art. 467), se cioè sia necessario (ove ancora possibile) riassumere la dichiarazione, su richiesta di parte. Non sembrano sussistere motivi per negare tale necessità, potendo ovviamente il giudice disporre anche dell'atto assunto in via di urgenza per le eventuali, conseguenti valutazioni comparative.

(6) La lettura di questi atti (il cui inserimento nel fascicolo per il dibattimento assolve alla funzione di rendere manifesta la procedibilità) va limitata nei suoi effetti al solo fine che giustifica l'inserimento stesso. In tal caso, la lettura sarà integrale (e non parziale), ma gli effetti di tale lettura saranno ridotti.

(7) La lettura di atti, se assolve alla funzione di rendere pubblico ciò che comunque è conosciuto dal giudice perché acquisito al fascicolo (in ossequio al principio di cui all'art. 471), appesantisce tuttavia lo svolgimento dell'udienza. Di qui l'opportunità (già avvertita con la l. 17-2-1987, n. 29) di prevedere che il giudice possa dar per letto l'atto, attraverso il mero suo richiamo. Il codice ha però inteso garantire le parti, stabilendo che tale lettura debba essere effettiva se vi è richiesta di parte, a condizione che si tratti di un verbale contenente dichiarazioni, ovvero, trattandosi di atto a contenuto diverso, vi sia anche un serio disaccordo sul contenuto. In ogni caso, la violazione dell'obbligo di dare lettura degli atti contenuti nel fascicolo per il dibattimento ovvero di indicare quelli utilizzabili ai fini della decisione non può essere considerata come causa di nullità (non vi è infatti espressa sanzione né riconducibilità alle cause generali di nullità di cui all'art. 178), né tantomeno come ragione di inutilizzabilità ex art. 191 degli atti di cui sia stata omessa la lettura o l'indicazione, non incidendo essa sulla legittimità dell'acquisizione delle prove menzionate nei medesimi atti.


Ratio Legis

Il fine del processo penale (accertamento della verità non meramente formale o processuale) impone qualche deroga al principio dell'oralità, nel senso che non appare possibile e legittimo rinunciare ad una serie di conoscenze, purtroppo acquisibili solo attraverso atti scritti. Il legislatore, pertanto, si è fatto carico di tale esigenza, operando una mediazione fra la rigida applicazione del principio di oralità e la necessità di qualche eccezione. Di qui una serie di norme relative alle letture, che completano il quadro delle acquisizioni dibattimentali utilizzabili per la decisione, e che costituiscono il veicolo perché il giudice apprenda fatti che non sono stati ricostruiti direttamente alla sua presenza. Nonostante la rubrica, la norma disciplina le modalità delle letture, piuttosto che indicare le letture consentite: queste si ricavano dall'art. 514, che vietandole in generale, indica i casi in cui sono ammesse.

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