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Articolo 326

Codice di Procedura Civile

Decorrenza dei termini

Dispositivo dell'art. 326 Codice di Procedura Civile

I termini stabiliti nell'articolo precedente sono perentori e decorrono dalla notificazione della sentenza (1), tranne per i casi previsti nei numeri 1, 2, 3 e 6 dell'articolo 395 e negli articoli 397 e 404 secondo comma, riguardo ai quali il termine decorre dal giorno in cui è stato scoperto il dolo o la falsità o la collusione o è stato recuperato il documento o è passata in giudicato la sentenza di cui al numero 6 dell'articolo 395, o il pubblico ministero ha avuto conoscenza della sentenza (2).
Nel caso previsto nell'articolo 332, l'impugnazione proposta contro una parte fa decorrere nei confronti dello stesso soccombente il termine per proporla contro le altre parti (3) (4).

Note

(1) Ai sensi dell'art. 285 del c.p.c., che richiama l'art. 170 del c.p.c., la notifica della sentenza va effettuata al procuratore costituito, mentre una eventuale notificazione fatta alla parte personalmente sarebbe inidonea a far decorrere il termine breve per l'impugnazione. La norma si applica anche nel caso in cui la parte sia deceduta prima della decisione senza che l'evento interruttivo sia stato dichiarato in udienza o notificato alle altre parti dal procuratore stesso.
Costituiscono eccezioni a questa regola il caso della parte contumace, che deve ricevere personalmente la notifica della sentenza (ultimo comma dell'art. 292 del c.p.c.) e quello della parte deceduta dopo il passaggio in decisione della causa (in questa ipotesi la notifica va eseguita agli eredi impersonalmente e collettivamente ex artt. 286 e 303 c.p.c.).

(2) Poiché nei casi di revocazione straordinaria (art. 395 del c.p.c.), revocazione proponibile dal P.M. (art. 397 del c.p.c.) e di opposizione di terzo revocatoria (art. 404 del c.p.c.), i termini per l'impugnazione coincidono con eventi che possono verificarsi anche dopo la notificazione della sentenza, non è possibile farli decorrere da un momento preciso.

(3) Il secondo comma concerne l'ipotesi di processo con pluralità di parti e cause scindibili. In questo caso, poiché le cause possono decidersi separatamente, il termine per impugnare non è unico e decorre nei confronti delle altre parti vincitrici dalla data della notificazione effettuata ad una di esse: la proposizione dell'impugnazione equivale - ai fini della conoscenza legale della sentenza - alla notifica del provvedimento stesso.

(4) Il termine per l'impugnazione, in quanto termine processuale, è soggetto alla sospensione feriale dei termini tra il 1 agosto e il 15 settembre (art. 1, l. 742/1969).

Sentenze relative a questo articolo

Cass. n. 8413/2014

Nel processo a pluralità di parti, instaurato da un paziente per far valere la responsabilità solidale di una casa di cura e del sanitario operante presso di essa, non ricorre un'ipotesi di litisconsorzio necessario passivo, in quanto l'attore, avendo diritto di pretendere da ciascun condebitore il pagamento dell'intera somma dovuta a titolo di risarcimento dei danni subiti, instaura nei loro confronti cause scindibili, sicché - in applicazione dei principi valevoli per l'obbligazione solidale passiva - la notifica della sentenza che sia stata eseguita ad istanza della parte attrice nei confronti di uno solo dei convenuti segna esclusivamente nei riguardi dello stesso l'inizio del termine breve ex art. 325 cod. proc. civ.

Cass. n. 883/2014

Quando una delle parti abbia notificato all'altra la sentenza, il termine breve per impugnare decorre per la parte notificante dalla data di consegna dell'atto all'ufficiale giudiziario, e non in quella eventualmente successiva di perfezionamento della notifica, in quanto la consegna dell'atto rende certa l'anteriorità della conoscenza della sentenza per l'impugnante, in applicazione analogica del principio dettato dall'art. 2704, primo comma, ultimo periodo, cod. civ.

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