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Articolo 404

Codice di Procedura Civile

Casi di opposizione di terzo

Dispositivo dell'art. 404 Codice di Procedura Civile

Un terzo può fare opposizione contro la sentenza passata in giudicato o comunque esecutiva pronunciata tra altre persone quando pregiudica i suoi diritti (1) (2).
Gli aventi causa e i creditori di una delle parti possono fare opposizione alla sentenza, quando è l'effetto di dolo o collusione a loro danno (3).

Note

(1) Si tratta della c.d. opposizione di terzo ordinaria caratterizzata dal fatto che il terzo tutela un proprio autonomo diritto incompatibile con la sentenza impugnata. In particolare, il terzo, attraverso il rimedio in esame, mira ad eliminare il pregiudizio che la sentenza può arrecargli a causa della connessione del suo diritto con il rapporto dedotto in giudizio. Si pensi all'ipotesi di un terzo che vanti un diritto di locazione verso una delle parti processuali nei cui confronti viene emessa una sentenza di condanna al rilascio dell'immobile in favore della controparte processuale. In questa, come in altre ipotesi analoghe, il rimedio dell'opposizione consente al terzo di escludere l'efficacia della sentenza nei suoi confronti.
(2) La Corte costituzionale, con sent. 26 maggio 1995, n. 192, ha dichiarato l'illegittimità costituzionale del primo comma "nella parte in cui non ammette l'opposizione di terzo avverso l'ordinanza di convalida di licenza per finita locazione".
(3) È questa la c.d. opposizione di terzo revocatoria. Essa è volta ad eliminare il pregiudizio che la sentenza può generare nella sfera giuridica degli aventi causa o dei creditori di una delle parti. In particolare, gli aventi causa possono essere pregiudicati in caso di soccombenza del dante causa in relazione al diritto da essi acquistato; i creditori, invece, subiscono le conseguenze negative della riduzione del patrimonio del debitore. In entrambi i casi, trattandosi di un pregiudizio che si realizza secondo diritto, l'opposizione è concessa solo quando la sentenza sia frutto del dolo o della collusione delle parti in danno del terzo.

Ratio Legis

L'opposizione di terzo costituisce un mezzo di impugnazione straordinario e facoltativo: è straordinario in quanto può essere proposto nonostante il passaggio in giudicato della sentenza (art. 324 del c.p.c.) ed è facoltativo in quanto il terzo può far valere le proprie ragioni anche mediante un'autonoma azione di accertamento del suo diritto.

Sentenze relative a questo articolo

Cass. n. 466/2014

In tema di impugnazioni, il termine per proporre opposizione di terzo stabilito dall'art. 325, primo comma, cod. proc. civ. si riferisce esclusivamente all'opposizione di terzo revocatoria prevista dall'art. 404, secondo comma, cod. proc. civ., e non concerne l'opposizione di terzo ordinaria, il cui esercizio non trova altro limite che l'estinzione del diritto del terzo pregiudicato dalla sentenza pronunciata tra altre persone.

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Quesiti degli utenti
relativi all'articolo 404 del c.p.c.

Seguono tutti i quesiti posti dagli utenti del sito che hanno ricevuto una risposta da parte della redazione giuridica di Brocardi.it usufruendo del servizio di consulenza legale. Si precisa che l'elenco non è completo, poiché non risultano pubblicati i pareri legali resi a tutti quei clienti che, per varie ragioni, hanno espressamente richiesto la riservatezza.

06/09/2016 Campania
EGIDIO C. chiede
“La FABI (Federazione Autonoma Bancari Italiani) di Salerno sottopone alla Vostra attenzione e valutazione il seguente quesito.
La Sig.ra Tizia, alla data del 31/10/1979, veniva designata a una carica sindacale provinciale.
L’INPS accertava il diritto al riconoscimento dei contributi figurativi per il periodo di aspettativa lavorativa che andava dal 01/11/1979 al 31/12/1985, a seguito di nomina della Sig.ra Tizia a Responsabile organizzativo delle pubbliche relazioni, avvenuta con verbale del Consiglio Direttivo Provinciale del 15/06/1979.
L’INPS si limitava ad accreditare solo per 4 mesi i contributi figurativi per un mero errore del consulente del lavoro, il quale, sul libro matricola, anziché scrivere “sospesa dal servizio per aspettativa sindacale”, scrisse “licenziata”.
Il consulente del lavoro, dopo 2 giorni, si correggeva, appena si rendeva conto che un rappresentante sindacale provinciale non era licenziabile, in virtù dell’art. 31 della Legge 300/70 e s. m. e i..
Come noto, in giurisprudenza è fin troppo pacifico che la carica sindacale faccia sorgere automaticamente il diritto al riconoscimento, ove richiesto, della contribuzione virtuale e figurativa.
La circolare dell’INPS n. 157/1996 fa espresso riferimento al Personale che non ha regolare trattamento economico, attraverso specifiche normative interne e contrattuali, per cui , nel caso di specie, la retribuzione figurativa viene accreditata in base alla retribuzione contrattuale degli impiegati di Imprese del settore commercio o metalmeccanico.
Così come, un sindacalista chiamato a svolgere una carica sindacale può continuare a prestare un’attività lavorativa internamente all’Organizzazione, ove mai fosse necessaria, senza alcuna contropartita salariale (cfr. Sentenza Cassazione n. 3705 del 21/02/2006 in rivista.it diritto del lavoro 2007 - pubblicazione n. 12).
La Sig.ra Tizia veniva a conoscenza, dall’esame dell’estratto conto contributivo dell’INPS, che il periodo in cui aveva ricoperto la carica sindacale metteva in evidenza un deficit contributivo relativamente alla sua aspettativa sindacale, al netto solo di 4 mesi di contributi.
Da qui, la nascita del contenzioso giudiziario tra la Sig.ra Tizia e l’INPS e il Giudice del Lavoro adito, sia nel 1° che nel 2° grado, non ha mai chiesto l’audizione del datore di lavoro che, nella fattispecie, è la FABI di Salerno, ma si è solo limitato a precisare, nel 2° grado, che se il rapporto di lavoro impiegatizio si è risolto in data 31/10/1979 a seguito di licenziamento firmato dalla FABI, tale circostanza, che emerge con evidenza dal libro matricola prodotto in causa, potrebbe dare ammissibilità e legittimità all’operato dell’INPS, che ha accreditato i contributi figurativi solo per 4 mesi e non per l’intero quinquennio.
L’Ufficio Legale della FABI di Salerno, venuto a conoscenza tramite la Sig.ra Tizia, delle sentenze di 1° e 2° grado, ha immediatamente comunicato all’INPS che, ai propri atti, non risultava alcun licenziamento e che forse non si trattava della stessa persona, in quanto l’Ufficio di Collocamento, invitato a fornire la posizione della Sig.ra Tizia, aveva dichiarato che il rapporto di lavoro era part time e che la Sig.ra Tizia non risultava mai licenziata e che si era, invece, dichiarata disponibile a svolgere altri lavori a completamento del part time, relativamente al suo tempo libero.
L’INPS, invitato a un riesame della posizione della Sig.ra Tizia, ha risposto che, solo in presenza di una nuova domanda da parte della FABI di Salerno, in forza dell’art. 404 del cpc, basata sul riesame di tutta la documentazione cartacea in possesso della stessa FABI e sulla base di un’ordinanza del Magistrato, si sarebbe potuto, in sede di causa, riesaminare tutta la documentazione amministrativo-contabile i ordine ai contributi versati dalla FABI prima, durante e dopo il periodo di aspettativa sindacale.
Tanto premesso, la FABI di Salerno, da me legalmente rappresentata, vuole tutelarsi, in quanto soggetto terzo, da eventuali richieste di risarcimento dei danni da parte della Sig.ra Tizia e, domani, dei suoi eredi, non avendo potuto fruire del trattamento pensionistico a lei spettante, in quanto la domanda di pensione le era stata rigettata proprio per il deficit contributivo.
Il quesito pro veritate è il seguente: la FABI può attivare l’art. 404 cpc per fare in modo che l’INPS venga citato a prendere contezza della posizione contributiva complessiva della Sig.ra Tizia, sulla base di tutta la documentazione in possesso della stessa FABI?”
Consulenza legale i 11/09/2016
Ai sensi dell’art. 404 c.p.c., “Un terzo può fare opposizione contro la sentenza passata in giudicato o comunque esecutiva pronunciata tra altre persone quando pregiudica i suoi diritti.
Gli aventi causa e i creditori di una delle parti possono fare opposizione alla sentenza, quando è l'effetto di dolo o collusione a loro danno”.
Nel caso di specie, pertanto, la FABI, in quanto datore di lavoro, non può esperire il rimedio dell’opposizione di terzo, posto che la sentenza non pregiudica in nessun modo i suoi diritti: manca, pertanto, l’elemento oggettivo richiesto dalla legge per tale procedura di impugnazione straordinaria della sentenza.
Chi ha in effetti errato nel comportamento processuale sono state le parti in causa. Ed infatti, non si vede perché la signora Tizia non abbia effettuato la chiamata di terzo - ai sensi dell'art. 269 c.p.c. - nel corso del primo grado per dimostrare la veridicità delle sue affermazioni: il datore di lavoro, infatti, ben avrebbe confermato l’erroneità del licenziamento (mai nemmeno intimato, e pertanto atto del tutto inesistente a livello giuridico), fornendo la prova documentale delle sue asserzioni. In tal modo, già la sentenza di primo grado avrebbe concluso nel senso di un ricalcolo dei contributi in favore della signora Tizia per mero errore materiale.

D’altro canto, anche l’INPS ben avrebbe potuto chiamare il datore di lavoro in causa, a dimostrazione delle sue tesi (che poi si sarebbe – naturalmente – risolto nel senso prospettato sopra).

Il provvedimento di collocamento in aspettativa non retribuita (quale è l’aspettativa sindacale), infatti, deve essere assunto con atto scritto. Tale forma è richiesta proprio ai fini probatori (trattasi pertanto di forma scritta richiesta ad probationem e non ad substantiam). Inoltre, la domanda di accredito dei contributi figurativi deve essere presentata ogni anno a carico del lavoratore nei confronti dell’INPS.

La documentazione da allegare alla domanda è costituita da:
  • provvedimento di collocamento in aspettativa e documentazione del rapporto di lavoro da cui, fra l’altro, si evinca l’effettiva durata dell’aspettativa, le sue cause, la categoria e la qualifica professionale posseduta dal lavoratore al momento del collocamento in aspettativa e le variazioni intervenute successivamente; la formale attribuzione della carica sindacale da parte dell’organo sindacale e la documentazione da cui risulti la durata di effettivo svolgimento della stessa, l’eventuale trattamento previdenziale connesso con la medesima carica;
  • prospetto indicante l’ammontare della retribuzione, gli sviluppi economici e di carriera riscontrati dai relativi contratti collettivi di lavoro, dei quali dovrà essere prodotta copia; in luogo dei contratti collettivi potrà essere presentata circostanziata dichiarazione dei competenti uffici del lavoro dalla quale risultino anche gli estremi dei suddetti contratti e della loro pubblicazione.
Le retribuzioni figurative accreditabili (ai sensi dell’art. 8 della legge n. 155/1981) sono quelle previste dai contratti collettivi di lavoro della categoria e non comprendono emolumenti collegati alla effettiva prestazione dell’attività di lavoro né incrementi o avanzamenti che non siano legati alla sola maturazione dell’anzianità di servizio (fonte: www.inps.it).
A nostro parere, la FABI non avrebbe nulla da censurare nel proprio comportamento.

Ciò che si potrebbe tentare di fare è un procedimento di autotutela nei confronti dell’INPS: in altre parole, presentando tutta la documentazione a vostre mani inerenti la signora Tizia, cercare di indurre l’INPS a rivedere la propria posizione. È pur vero che tale procedura è già stata esperita, ma, prima di adire il Giudice Amministrativo (sempre al fine di costringere l'INPS a rivedere la propria posizione), si potrebbe tentare per altra via. In particolare, si consiglia di tentare questa strada con l'ausilio di un patronato, posto che le procedure con il patronato sono più snelle e danno risultati più veloci (ed apprezzabili in termini di risposta) rispetto a quelle effettuate personalmente.

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    Oltre al commento autorale che nel dettaglio illustra gli istituti e le procedure è stata inserita a fine paragrafo, ove possibile,... (continua)