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Articolo 163 Testo unico delle imposte sui redditi (TUIR)

(D.P.R. 22 dicembre 1986, n. 917)

[Aggiornato al 30/06/2020]

Divieto della doppia imposizione

Dispositivo dell'art. 163 TUIR

1. La stessa imposta non può essere applicata più volte in dipendenza dello stesso presupposto, neppure nei confronti di soggetti diversi.

Massime relative all'art. 163 TUIR

Comm. Trib. Reg. Abruzzo Sez. stacc. Pescara n. 740/2017

Il soggetto che ha usufruito nel proprio Paese della Direttiva contro le doppie imposizioni, non può chiedere i benefici derivanti dall’applicazione della Convenzione. L’inciso “soggetta alla legislazione francese applicabile alle società madri” non è interpretabile nel senso che la società francese che non ha pagato le imposte in Francia ha comunque diritto al rimborso del credito di imposta pagata in Italia con la trattenuta, altrimenti non avrebbe senso l’intero sistema per evitare le doppie imposizioni; la Direttiva e la Convenzione vogliono evitare che la società madre sia costretta a pagare
le imposte due volte, quelle sul reddito nel proprio Paese, e subire la trattenuta nel Paese della società figlia, con la conseguenza che, pagate le imposte sul reddito nel proprio Paese, può chiedere il rimborso delle ritenute subite nel Paese di residenza della società erogante il dividendo, salvo la piccola percentuale che costituisce una doppia imposizione prevista e tollerata dal sistema. Se,viceversa, non ha pagato le imposte sul reddito nel proprio Paese, perché ha usufruito della Direttiva, risultando i dividendi percepiti sostanzialmente esenti nel proprio Paese, non può chiedere il rimborso del credito di imposta in Italia. Il solo fatto che i redditi sono stati dichiarati non è sufficiente, in quanto la società ha usufruito in Francia della quasi totale esenzione al riguardo. E’, invece, necessaria la prova dell’effettivo pagamento delle imposte sul reddito in Francia.

Comm. Trib. Prov. Pescara n. 729/2017

Per avere diritto al rimborso dei dividendi versati dalla società “figlia” italiana, ai sensi dell’art. 27-bis d.p.r. n. 600/73, la società straniera non è tenuta a dimostrare di essere l’effettiva beneficiario del rimborso, atteso che né nella normativa nazionale, né in quella internazionale è richiesto tale requisito, anche se la società ne ha dato concretamente prova attraverso l’esibizione del certificato di residenza convenzionale. Nell’ipotesi di dubbio da parte dell’Amministrazione Finanziaria circa il beneficiario effettivo, quest’ultima potrà avviare un contraddittorio con l’Autorità estera per verificare l’autenticità dell’attestazione.

Comm. Trib. Reg. Abruzzo n. 652/2017

Il diritto al credito di imposta, nei rapporti transfrontalieri tra società madre e società figlia, non può derivare dalla mera astratta soggezione della prima all’imposizione sui redditi di impresa nello Stato del Lussemburgo, ma occorre la prova che i dividendi percepiti dalla società distributrice italiana siano stati concretamente sottoposti a tassazione nel Paese estero, intendendosi non la semplice riconducibilità della società ad un determinato regime fiscale, ma il concreto assoggettamento, nel proprio Stato, a uno dei tributi indicati nell’allegato alla direttiva n. 435/90/CEE del
Consiglio del 23 luglio 1990.Tale principio, a più riprese rinvenibile nella giurisprudenza della Suprema Corte (sentt. nn. 4164 e 4165 del 2013; n. 10792 del 2016; n. 4771 del 2017), è alla base del rigetto da parte della Ctr Abruzzo Dell'appello proposto da una società lussemburghese contro la sentenza di primo grado che correttamente aveva escluso il diritto al rimborso per assenza del requisito oggettivo della doppia imposizione. Nel caso di specie l’appellante si è limitata a produrre una generica attestazione da parte dell’autorità fiscale lussemburghese in cui si afferma che la stessa è assoggettata all'imposta sui redditi, senza fornire la prova in concreto rispetto all’assoggettamento degli utili in questione.

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