Cassazione civile Sez. III sentenza n. 12958 del 3 dicembre 1991

(1 massima)

(massima n. 1)

Il danno alla vita di relazione, per i profili che non incidono sulla capacitÓ di produrre un reddito, ancorchÚ tenda ad essere assorbito dal danno alla salute (o biologico), tuttavia non si identifica del tutto con questo, atteso che tale danno assume rilievo giuridico non solo per il pregiudizio che la lesione dell'integritÓ psico-fisica ha arrecato alla possibilitÓ del danneggiato di avvalersi, nei rapporti intersoggettivi con i terzi, delle doti di validitÓ fisica e mentale elargitegli dalla natura, ma anche per i riflessi interiori della menomazione subita a causa del pregiudizio da questa arrecato alla libertÓ del danneggiato di autodeterminazione nell'attivitÓ extralavorativa, avvalendosi, nella quotidianitÓ, del proprio livello psico-fisico, a prescindere dalle utilitÓ derivabili dalla instaurazione di rapporti sociali. Pertanto, legittimamente il giudice di appello, investito del gravame sulla misura del risarcimento liquidato dal primo giudice per il danno alla vita di relazione, pu˛ tenere conto anche del danno per i riflessi interiori prodotti dalla menomazione dell'integritÓ psico-fisica, trascurato dal giudice di primo grado, senza che ci˛ importi duplicazione nella liquidazione di un elemento del danno ma solo una diversa e pi¨ completa valutazione in riferimento al diverso ambito del danno alla salute.

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