Cassazione civile Sez. Unite sentenza n. 735 del 19 gennaio 2015

(5 massime)

(massima n. 1)

Alla luce della giurisprudenza comunitaria, deve ormai escludersi la possibilitÓ di affermare in via interpretativa che da una attivitÓ illecita della P.A. possa derivare la perdita del diritto di proprietÓ da parte del privato. Caduto l'istituto della cd. occupazione acquistiva, in quanto contrastante con i principi affermati dall'art. 1 del protocollo addizionale alla Convenzione EDU, diviene applicabile lo schema generale degli artt. 2043 e 2058 c.c., il quale non solo non consente l'acquisizione autoritativa del bene alla mano pubblica, ma attribuisce al proprietario, rimasto tale, la tutela reale e cautelare apprestata nei confronti di qualsiasi soggetto dell'ordinamento (restituzione, riduzione in pristino stato dell'immobile, provvedimenti di urgenza per impedirne la trasformazione, ecc.), oltre al consueto risarcimento del danno, ancorato ai parametri dell'art. 2043 c.c.: esattamente come sinora ritenuto per la c.d. occupazione usurpativa.

(massima n. 2)

Alla luce della costante giurisprudenza della Corte europea dei diritti dell'uomo, deve ritenersi che, quando il decreto di espropriazione per p.u. non sia stato emesso o sia stato annullato, l'occupazione e la manipolazione del bene immobile di un privato da parte dell'Amministrazione si configurano, indipendentemente dalla sussistenza o meno di una dichiarazione di pubblica utilitÓ, come un illecito di diritto comune, che determina non il trasferimento della proprietÓ in capo all'Amministrazione, ma la responsabilitÓ di questa per i danni; in particolare, con riguardo alle fattispecie giÓ ricondotte alla figura dell'occupazione acquisitiva, viene meno la configurabilitÓ dell'illecito come illecito istantaneo con effetti permanenti e, conformemente a quanto sinora ritenuto per la c.d. occupazione usurpativa, se ne deve affermare la natura di illecito permanente, che viene a cessare solo per effetto della restituzione, di un accordo transattivo, della compiuta usucapione da parte dell'occupante che lo ha trasformato, ovvero della rinunzia del proprietario al suo diritto, implicita nella richiesta di risarcimento dei danni per equivalente.

(massima n. 3)

Nel caso di occupazioni illegittime della P.A. nell'ambito di procedimenti espropriativi, si deve escludere che il proprietario perda il diritto di ottenere il controvalore dell'immobile rimasto nella sua titolaritÓ. Infatti, in alternativa alla restituzione, al proprietario Ŕ sempre concessa l'opzione per una tutela risarcitoria, con una implicita rinuncia al diritto dominicale sul fondo irreversibilmente trasformato; tale rinuncia ha carattere abdicativo e non traslativo: da essa, perci˛, non consegue, quale effetto automatico, l'acquisto della proprietÓ del fondo da parte dell'Amministrazione (3). La cessazione dell'illecito pu˛ aversi, infatti, per effetto di un provvedimento di acquisizione reso dall'Amministrazione, ai sensi del T.U. di cui al D.P.R. n. 327/2001.

(massima n. 4)

L'illecito spossessamento del privato da parte della P.A. e l'irreversibile trasformazione del suo terreno per la costruzione di un'opera pubblica non danno luogo, anche quando vi sia stata dichiarazione di pubblica utilitÓ, all'acquisto dell'area da parte dell'Amministrazione ed il privato ha diritto a chiederne la restituzione salvo che non decida di abdicare al suo diritto e chiedere il risarcimento del danno. Il privato, inoltre, ha diritto al risarcimento dei danni per il periodo, non coperto dall'eventuale occupazione legittima, durante il quale ha subito la perdita delle utilitÓ ricavabili dal terreno e ci˛ sino al momento della restituzione ovvero sino al momento in cui ha chiesto il risarcimento del danno per equivalente, abdicando alla proprietÓ del terreno. Ne consegue che la prescrizione quinquennale del diritto al risarcimento dei danni decorre dalle singole annualitÓ, quanto al danno per la perdita del godimento, e dalla data della domanda, quanto alla reintegrazione per equivalente.

(massima n. 5)

In materia di espropriazione per pubblica utilitÓ, la necessitÓ di interpretare il diritto interno in conformitÓ con il principio enunciato dalla Corte europea dei diritti dell'uomo, secondo cui l'espropriazione deve sempre avvenire in "buona e debita forma", comporta che l'illecito spossessamento del privato da parte della P.A. e l'irreversibile trasformazione del suo terreno per la costruzione di un'opera pubblica non danno luogo, anche quando vi sia stata dichiarazione di pubblica utilitÓ, all'acquisto dell'area da parte dell'Amministrazione, sicchÚ il privato ha diritto a chiederne la restituzione, salvo che non decida di abdicare al suo diritto e chiedere il risarcimento del danno per equivalente. (Cassa con rinvio, App. Reggio Calabria, 21 febbraio 2007). L'occupazione e la manipolazione del bene immobile di un privato da parte della P.A., allorchÚ il decreto di esproprio non sia stato emesso o sia stato annullato, integra un illecito di natura permanente che dÓ luogo ad una pretesa risarcitoria avente sempre ad oggetto i danni per il periodo, non coperto dall'eventuale occupazione legittima, durante il quale il privato ha subito la perdita delle utilitÓ ricavabili dal bene sino al momento della restituzione, ovvero della domanda di risarcimento per equivalente che egli pu˛ esperire, in alternativa, abdicando alla proprietÓ del bene stesso. Ne consegue che la prescrizione quinquennale del diritto al risarcimento dei danni decorre dalle singole annualitÓ, quanto al danno per la perdita del godimento del bene, e dalla data della domanda, quanto alla reintegrazione per equivalente. (Cassa con rinvio, App. Reggio Calabria, 21 febbraio 2007).

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