Cassazione civile Sez. I sentenza n. 5449 del 18 marzo 2015

(2 massime)

(massima n. 1)

La dichiarazione di fallimento del socio illimitatamente responsabile di societÓ di persone determina la sua esclusione di diritto dalla societÓ, ai sensi dell'art. 2288 cod. civ. - applicabile, come nella specie, ex art. 2293 cod. civ., alla societÓ in nome collettivo - ed il bilanciamento tra la tutela della societÓ e la massa creditoria del fallimento del socio si realizza, da un lato, evitando alla societÓ l'eventualitÓ pregiudizievole di avere il fallimento nella compagine e precludendo al fallimento di vendere la quota in via esecutiva; dall'altro, nel rendere oggetto della massa attiva fallimentare il credito di liquidazione della quota.

(massima n. 2)

In una societÓ di persone, la situazione patrimoniale da assumere, ai sensi dell'art. 2289 cod. civ., a base della liquidazione della quota di un socio uscente non pu˛ essere redatta - a differenza di quanto si pratica in caso di recesso da una societÓ per azioni - facendo riferimento all'ultimo bilancio o, comunque, ai criteri di redazione del bilancio annuale di esercizio, ma occorre tener conto dell'effettiva consistenza al momento della uscita del socio, sicchÚ, ai fini della determinazione del valore dell'avviamento - la cui rilevanza, quale elemento del patrimonio sociale, si proietta nel futuro, traducendosi nella probabilitÓ, pur fondata su elementi presenti e passati, di maggiori profitti per i soci superstiti -, vanno considerati non solo i risultati economici della gestione passata ma anche le prudenti previsioni della futura redditivitÓ dell'azienda.

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